SONGO, IL NUOVO RE DEL MOZAMBICO

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Nel distretto di Cahora Bassa, Mozambico occidentale, da un paio di giorni c’è un popolo in festa. Sono i tifosi dell’União Desportiva do Songo, campione mozambicano per la seconda volta volta consecutiva. Agli hidroeléctricos, è bastato un pareggio 1-1 con Primeiro de Maio de Quelimane per bissare il titolo dell’anno scorso e lucidare l’etichetta di “nuova stella del calcio mozambicano“, entrando di diritto nella storia del Moçambola, la massima divisione mozambicana nata nel 1976: mai, infatti, una squadra non di Maputo, la capitale del Paese, era riuscita nell’impresa di conquistare consecutivamente due titoli nazionali. E lo ha fatto con autorità, esercitando la propria egemonia sul torneo dall’inizio alla fine, salvo concedersi l’unico stop casalingo all’ultima giornata, perdendo 2-1 con il Maxaquene a giochi ormai chiusi: dopo la disfatta del Ferroviário Maputo, caduto sotto i colpi di quello di Beira nella penultima tornata del Moçambola, con 58 punti, frutto di 18 vittorie, sette pareggi e sei sconfitte, il Songo era già aritmeticamente certo del trionfo.

Dietro l’improvvisa e prepotente esplosione ai vertici del calcio mozambicano dell’União Desportiva do Songo, che non rappresenta nemmeno il capoluogo della provincia (Tete), ma un piccolo paesino del distretto di Cahora Bassa, non c’è nulla di casuale.
Quello dei nerazzurri è stato un percorso graduale, una scalata programmata e costante senza essere necessariamente frenetica.
Fondati nel 1982, soltanto nel 2009 gli hidroeléctricos hanno preso parte al Moçambola, ma quando l’Hidroeléctrica di Cahora Bassa, che gestisce nella regione un impianto idroelettrico da 2060 MW, ha deciso di trasformarli in una realtà vincente, le ambizioni nerazzurre si sono di colpo impennate e i successi non si sono fatti attendere. Ancora prima dei due titoli nazionali consecutivi, nel 2016 il Songo aveva fatto accendere i riflettori su di sé con il trionfo nella coppa nazionale, battendo 3-1 in finale il Maxaquene, la squadra d’esordio del mitologico Eusébio quando era conosciuto ancora con la vecchia denominazione coloniale di Sporting Lourenço Marques, e lanciando la sfida ai grandi club tradizionali di Maputo: “Il segreto sta tutto qui: lavoro, dedizione, disciplina“, ha assicurato Pedro Couto, il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Hidroeléctrica di Cahora Bassa, il più importante e facoltoso sponsor del club, che non ha lesinato risorse nel processo di potenziamento sportivo.

La squadra hidroeléctrica, puntellata negli ultimi anni da rinforzi stranieri come il totemico portiere malawiano Charles Swini, il connazionale Frank Banda, e il centrocampista nigeriano Emmanuel, è stata una cooperativa del gol, segnando cinquantadue reti, anche se ha giocato più gare di tutti in Mozambico.
Nemmeno il letale Hélder Pelembe, nel giro della nazionale mozambicana dal 2008, ad esempio, è riuscito ad andare in doppia cifra nel Moçambola. In giro, però, pochi hanno fatto meglio. È stato un anno di magra, dal punto di vista realizzativo, un po’ per tutti gli attaccanti del massimo campionato mozambicano, tanto da spingere la Lega a non assegnare il premio al capocannoniere: troppo poche le undici reti di Dayo, bomber del Ferroviário Beira, per raggiungere la quota minima di venti stabilita in questi casi dalla LMF.

Tanto, comunque, è bastato al Songo per mettere in bacheca il secondo “scudetto mozambicano” consecutivo, il terzo titolo degli ultimi due anni, ma il palcoscenico nazionale non basta più a soddisfare l’ego del presidente Lucas Gune, desideroso di veder primeggiare i nerazzurri anche a livello internazionale.

Con Nacir Armando, condottiero dell’ultimo titolo a cui è stato già prolungato il contratto, qualche passo in avanti in questa direzione, comunque, è già stato fatto: prima di disputare una fase a gruppi di CAF Confederation Cup da dimenticare, a marzo, dopo aver perso 4-0 a Lubumbashi con il titolatissimo Mazembe nei preliminari di CAF Champions League, gli hidroeléctricos hanno sfiorato una clamorosa rimonta, fermandosi però sul 3-0 davanti al pubblico amico, ad un passo da una qualificazione leggendaria.
Adesso, però, dopo aver consolidato lo status di squadra egemone a livello nazionale, è arrivato il momento di spostare verso l’alto l’asticella delle ambizioni e provare fare più strada possibile in CAF Champions League, portando in alto con orgoglio il vessillo del Mozambico in giro per l’Africa:

Vogliamo che la nostra striscia di successi continui. Per questo contiamo sull’impegno e la dedizione di tutti, in modo che il Songo possa rimanere a lungo ai vertici

, si è augurato il presidente Gune, al settimo cielo dopo aver incassato anche i complimenti del Presidente della Repubblica Filipe Nyusi, impegnato in questi mesi a fronteggiare la preoccupante escalation di violenza scatenata da un nuovo ed enigmatico gruppo terroristico nel Nord-Est del Paese, dove si trovano i più grandi giacimenti al Mondo di zaffiri rosa e rubini.

La ribalta internazionale, dunque, verrà inevitabilmente privilegiata dagli hidroeléctricos nella prossima stagione, ma non sarà facile nemmeno riconfermarsi nel Moçambola, un torneo alla canna del gas e sull’orlo di una paralisi vicina più volte in passato, come è accaduto ad esempio lo scorso aprile:

Il Moçambola è un mezzo attraverso il quale le persone vivono e si conoscono. È anche visto come un elemento unificante, uno strumento di identità nazionale. Senza il Moçambola tutto rischia di crollare, anche la passione dei tifosi di calcio

, spiegava qualche tempo fa Alexandre Zandamela, opinionista sportivo grande esperto di calcio mozambicano.

La LMF, comunque, è consapevole di quanto un restyling logistico sia quanto mai necessario ed è già a lavoro per scongiurare eventuali futuri stop del campionato nel 2019: sul tavolo, al momento, si stanno discutendo quattro modelli potenziali.
Il più sostenibile ed economico per la Lega ha un costo di 600 mila euro, all’incirca la metà dei costi attuali messi a bilancio per l’organizzazione del Moçambola, e prevede alcune spese a carico dei club.
Naturalmente, una spending review del genere abbasserebbe la qualità del torneo, con tutte le conseguenze a livello internazionale che questo comporta, tipo l’allontanamento delle realtà meno solide da un punto di vista finanziario. Eppure, ad oggi, secondo il giornalista Ilidio Banze, questa pare l’unica strada percorribile per mantenere in vita il campionato: “Se continuiamo con un modello a costo zero per i club non andiamo da nessuna parte

Credits
Foto copertina e foto 1 ©desafio.co.mz

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