RAJA CASABLANCA, PÈRE JÉGO E LA CASA DEL BEL GIOCO

Il 20 marzo del 1949, quando a Casablanca viene fondato il Raja Athletic Club, è la solita storia. Nei paesi in cui vige il protettorato francese è vietato formare società dalla dirigenza completamente autoctona, così il Raja aggira le regole nominando Hejji Benabadji, un algerino di passaporto francese, come primo presidente dei biancoverdi.

Tra i membri fondatori ci sono attivisti politici, sindacalisti e intellettuali nazionalisti. Ma l’uomo che segnerà per sempre la storia dell’allora Al Fath Al Bidaoui, squadra marocchina appena costituitasi a Derb Loubila, arriverà qualche anno più tardi, a promozione in prima divisione già ottenuta. Si tratta di Père Jégo, allenatore e padre del calcio marocchino moderno.

All’anagrafe Mohamed Ben Lahcen Affani, Jégo nasce nel 1900 in Tunisia da madre tunisina e padre marocchino. Mezzo secolo più tardi, dopo aver donato 13 anni della sua vita al Wydad di Casablanca ed esser stato infine allontanato, metterà le basi per la crescita di un nuovo club leggendario che diventerà presto acerrimo nemico della società biancorossa.

Il Raja prende il nome dal café preferito di Jégo, situato nel quartiere di Derb Sultan, ed entra gradualmente nelle vite di tutti i marocchini. Non tanto per le vittorie – per il primo titolo, la coppa nazionale, bisognerà attendere 25 anni – quanto per l’eredità calcistica che il club stava costruendo e che avrebbe lasciato ai posteri grazie al lavoro di Père Jégo.

“Le caratteristiche fisiologiche dei marocchini assomigliano maggiormente a quelle dei sudamericani che a quelle degli europei.”

“È dunque più logico ispirarsi a loro”, affermava Jégo, che partendo da questa osservazione comincia a instillare nei giocatori una nuova mentalità.
Un nuovo sistema di gioco fatto di fitte reti di passaggi, di controllo del possesso, della ricerca del bello, spesso anche a discapito del risultato. Jégo, anch’egli fervente nazionalista, vuole mostrare le qualità dei marocchini attraverso il calcio. Era amato perché sapeva ascoltare i suoi calciatori e li faceva esprimere secondo le loro caratteristiche.

Così il Raja diventa la casa del bel gioco e per circa 40 anni raccoglierà più sostenitori che titoli – il primo campionato arriverà nel 1988. “Anche l’occhio vuole la sua parte”, diremmo in Italia. “L’occhio mangia prima della bocca”, dicono, letteralmente, in Marocco. Anche a discapito del risultato.

Questo amore per l’estetica viene finalmente premiato negli anni ’90 e nella prima decade del nuovo millennio da una lunga serie di trionfi. Nel 1995 il Raja si fonde con un altro club di Casablanca, l’Olympique, e allarga notevolmente il bacino d’utenza per le proprie giovanili.

Da quell’anno, fino al 2006, i Diavoli Verdi si dimostrano un rullo compressore e conquistano 7 campionati, 3 coppe nazionali, 2 CAF Champions League, 1 Coppa della CAF (antenata dell’attuale Confederation Cup), 1 Supercoppa CAF e altri titoli regionali. Sempre nel segno del bel gioco.

Nel 2013, con Boudrika alla presidenza, sopraggiungono i primi seri problemi finanziari, per un club di “classe media” che ha sempre mantenuto un’anima popolare. Nonostante ciò, alla fine di quell’anno il Raja stupisce il mondo arrivando alla finale del Mondiale per Club a cui partecipa come campione in carica del paese ospitante, il Marocco.

Per puntare al Mondiale per Club, Boudrika spende più di ciò che la società ricava, spingendo il Raja in una crisi a cui ancora non è stata posta fine. Gli succede nel 2016 Hasbane.

La coppa nazionale vinta nel 2017 serve solo da palliativo e Hasbane, impotente, viene cacciato dopo varie proteste e sit-in pacifici di fronte alla sede del club.
Il nuovo presidente Jaouad Ziyat, arrivato qualche settimana fa insieme a una cordata di imprenditori, ha dichiarato che ci vorranno 4-5 anni per rimettere in sesto le finanze.

Nel frattempo, il Raja è riuscito a conquistare la finale della Confederation Cup in cui affronterà l’AS Vita Club.
L’obiettivo è vincere per risalire, anche economicamente attraverso nuovi accordi di sponsorizzazione. Ma sempre nel segno del bel gioco. Nel segno di Père Jégo.

Credits
Copertina ©YouTube
Foto striscione ©Goal.com