Il paradosso del Mali

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L’impatto del Mali con la Coppa d’Africa è stato di quelli travolgenti. Le Aquile di Bamako hanno avanzato prepotentemente la propria candidatura alla vittoria finale, asfaltando la Mauritania con un portentoso 4-1, ma Mohammed Magassouba non è del tutto soddisfatto: “Dobbiamo mantenere i piedi per terra, pur coltivando le nostre ambizioni. Abbiamo giocato bene, ma anche oggi ci sono stati molti errori“, ha sottolineato il commissario tecnico ad interim, riferendosi con molta probabilità al portiere Djigui Diarra, autore di una prestazione ricca di sbavature.

Nonostante i punti sulle i messi dal pignolo Magassouba, al timone delle Aquile dal 2017 dopo essere stato in passato l’allenatore dello Stade Malien (uno dei club più blasonati del Paese saheliano), la sensazione lasciata ieri sera dal Mali è stata davvero notevole. Le Aquile di Bamako, alla settimana partecipazione consecutiva alla Coppa d’Africa, hanno confermato le aspettative della vigilia, pur dovendo fare a meno al debutto di un talento di livello internazionale come Amadou Haidara: tra le outsider il Mali è quella in grado di impensierire le superpotenze più di tutte le altre. Le Aquile, del resto, hanno tutto per fare strada nel torneo: un talento smisurato espresso da giocatori come Samassékou, Djenepo, Haidara e Koita, una buona organizzazione di gioco e anche un’invidiabile solidità difensiva.

Quest’anno, insomma, il Mali, una delle tre grandi nazionali africane assieme a Senegal e Guinea ancora a secco di titoli in Coppa d’Africa, sembra poter davvero aspirare a colmare questa lacuna storica, regalando un po’ di sollievo ad una popolazione segnata specie nel nord del paese dalle incursioni di diversi gruppi terroristici della galassia jihadista.

Eppure, soli pochi giorni fa, la partecipazione delle Aquile di Bamako alla trentaduesima edizione della Coppa d’Africa era ancora in dubbio. Tutta colpa delle turbolenze della Fémafoot, la federazione maliana, sospesa dalla FIFA nel marzo 2017 per interferenze governative, prima di venire commissariata qualche mese più tardi. Gli effetti di questo terremoto istituzionale sono stati devastanti: da due anni, per dire, a causa di queste vicissitudini il campionato maliano è stato congelato e il giorno della sua ripresa non sembra essere vicino.

Alla vigilia della Coppa d’Africa la FIFA, irritata dai continui ritardi del Conor (il comitato di normalizzazione della Fémafoof) nel tradurre in realtà le proprie istanze, ha lanciato un ultimatum al Mali, minacciando di sospenderlo con effetto immediato da tutte le competizioni FIFA, compresa la CAN ormai alle porte. Il massimo organismo del calcio mondiale, attraverso Il neoeletto presidente Gianni Infantino, si è sempre detto disponibile a trovare una soluzione comune alla crisi, ma per accelerare questo processo nelle scorse settimane ha inviato a Bamako Véron Mosenga-Omba, il direttore dell’agenzia FIFA per l’Africa e i Caraibi. Mosenga Omba è stato chiaro nel suo colloquio con Boubou Cissè, il primo ministro maliano, ribadendo le richieste della FIFA: “La FIFA non permetterà ad un pugno di uomini di prendere in mano le redini del calcio maliano. Il massimo organismo del calcio mondiale sosterrà il Mali ad uscire dalla crisi, ma la sospensione verrà confermata se l’Assemblea del 15 giugno verrà boicottata“.

Il resto è storia nota: l’Assemblea Generale della Fémafoot, riunitasi a Bamako il 15 giugno, ha assecondato le richieste della FIFA, votato l’approvazione di due nuovi statuti federali conformi ai dettami internazionali. I nuovi ordinamenti devono essere ancora avallati da FIFA e CAF, ma intanto la buona volontà manifestata dai dirigenti maliani ha portato la FIFA a ritirare almeno temporaneamente le minacce di sospensione, permettendo al Mali di sognare la tanto agognata vittoria della Coppa d’Africa. Non si sa, invece, quando anche il campionato potrà finalmente riprendere. Qualche mese mese fa il Conor aveva lanciato l’idea di un torneo a sedici squadre, ma c’è chi si è opposto fermamente, dando nuova linfa alla crisi: “A mio avviso il Conor ha fatto più danni che altro. Per noi il campionato deve giocarsi a 20 squadre“, ha tuonato Mamotou Touré, ex vice presidente del Real Bamako e personaggio di spicco all’interno della federazione.

Credits
Copertina ©beIN SPORTS
Foto 1 ©Footmali.com

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