Orgoglio e pregiudizio: gli esclusi eccellenti della Coppa d’Africa

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BELKEBLA, GAME OVER – In genere, a monte di un’esclusione da una competizione internazionale, c’è un’infortunio o una serie di gravi motivi politici, religiosi o familiari. Qualche altra volta può esserci di mezzo una condotta un po’ naïf o a dir poco sopra le righe, ma mai prima d’ora era capitato ad un giocatore di essere scartato per atti osceni in luogo pubblico.
L’algerino Haris Belkebla l’ha combinata davvero grossa: qualche sera fa, mentre giocava ad una sessione online del celebre videogioco Fortnite, ha pensato bene di sbeffeggiare i rivali virtuali, abbassandosi i pantaloni per mostrargli il sedere senza alcun tipo di pudore. Più tardi sono arrivate le scuse. “Ho fatto un errore. Quando indossi la maglia algerina, non puoi permetterti certi comportamenti.”, ha fatto mea culpa il centrocampista del Brest.
Ma ormai era troppo tardi. Belmadi gli aveva già dato il benservito, chiamando al suo posto Andy Delort, l’attaccante del Montpellier da poco diventato “algerino” grazie alle origini della madre: “Belmadi mi ha parlato, spiegandomi che non avrebbe potuto tenermi nel gruppo”, ha spiegato Belkebla, sinceramente pentito del gesto, ma comprensibilmente deluso per l’esclusione.

L’ORGOGLIO PRIMA DI TUTTO – Questioni di orgoglio, invece, hanno impedito a Mamadou Samassa di finire nella lista del Mali per la Coppa d’Africa: il portiere del Troyes, convocato in nazionale per la prima volta da Patrice Carteron nel 2013, pretendeva la garanzia di un posto da titolare.
Una cosa intollerabile agli occhi di Mohamed Magassouba, il selezionatore ad interim del Mali, ancora incerto della partecipazione alla Coppa d’Africa per via di un’annosa crisi federale e il cui destino probabilmente si deciderà in un’assemblea generale prevista per la giornata odierna: “Mi ha chiesto di essere il titolare, ma io non posso garantire questo privilegio a nessun calciatore”, ha spiegato il commissario tecnico, prima di sostituirlo con Ibrahim Mounkoro, portiere del TP Mazembe, invitato a raggiungere in fretta e furia Bamako per unirsi al resto del gruppo.

Sempre l’orgoglio, quel desiderio atavico di essere riconosciuto come leader carismatico a tutti i costi, ha portato in un primo momento Asamoah Gyan ad ammutinarsi, minacciando di abbandonare la comitiva ghanese in segno di protesta.
Il primatista africano di reti in un Mondiale, infatti, non ha digerito la scelta dell’allenatore Kwesi Appiah di togliergli la fascia di capitano, dirottandola sul braccio di André Ayew senza fornirgli peraltro una spiegazione convincente: “Se la decisione dell’allenatore è quella di avere un altro capitano, allora io non parteciperò alla Coppa d’Africa. Inoltre mi ritiro ufficialmente dalla nazionale“, ha tuonato l’ex attaccante dell’Udinese, ora in forza ai turchi del Kayserispor.
Solo un uomo, a quel punto, aveva il potere per riavvicinare il massimo cannoniere storico del Ghana alle Black Stars, ricucendo uno strappo ormai considerato insanabile da tutti: il presidente della repubblica Nana Akufo-Addo.
È stato lui a muoversi in prima persona. Ha alzato la cornetta e telefonato a Gyan, usando le parole giuste per convincerlo a fare marcia indietro: “Non posso ignorare un desiderio del presidente. Sarò a disposizione del mister Kwesi Appiah“, ha spiegato l’ex bomber dell’Udinese tranquillizzando tutto il popolo ghanese.

IL CASO HAMDALLAH – Più complicata, e ancora avvolta parzialmente nel mistero, la situazione legata al marocchino Abderrazak Hamdallah, assente da quattro anni dalla nazionale.
Il bomber di Safi, accusato in passato di aver snobbato deliberatamente i Leoni dell’Atlante, ha convinto Renard a convocarlo grazie a una stagione esaltante disputata con i sauditi dell’Al-Nassr, ma adesso è finito al centro di un caso burocratico mica da ridere. Ufficialmente Hamdallah è ai box per infortunio, ma stando a quanto riporta l’account twitter Maghrib Foot, sempre ben informato sulle vicende marocchine, dietro il forfait dell’attaccante dell’Al-Nassr ci sarebbero problemi di spogliatoio: “Non si sentiva a suo agio nella squadra”, ha confessato il medico Abderrazak Hefti a una radio locale, come riferisce sempre Maghrib Foot.
Il rischio per Renard è quello di presentarsi in Egitto con soli 22 uomini. Il sostituto, già individuato nel terzino dell’HUSA Abdelkarim Baadi, infatti, non può essere registrato nella lista dei Leoni dell’Atlante. Almeno non ancora: prima di poterlo fare, l’infortunio di Hamdallah deve essere attestato da un certificato ufficiale stilato da un medico, permettendo a Baadi di uscire dal limbo in cui si ritrova relegato.

INFORTUNI, INVIDIE E INCOMPRENSIONI – Reale, suo malgrado, è invece l’infortunio di Vincent Aboubakar, il match winner dell’ultima finale.
L’attaccante del Porto, ancora alle prese con i postumi di un brutto infortunio ai legamenti crociati del ginocchio sofferto lo scorso autunno, sarà il grande assente del Camerun di Clarence Seedorf, ma ha comunque voluto caricare i Leoni Indomabili, tenendo un discorso piuttosto commovente alla vigilia della partenza per l’Egitto: “Auguro il meglio a tutti voi. Fateci sognare!”, ha arringato lo spogliatoio da vero leader.

Fuori per ragioni tecniche, ancora, il nigeriano Kelechi Iheanacho, che non ha convinto appieno il tecnico Gernot Rohr; misteriose invece quelle in cui è avvolta la bocciatura del terzino tunisino Ali Maâloul, mentre la lentezza della burocrazia ha impedito a Giannelli Imbula di giocare la Coppa d’Africa con addosso la maglia della Repubblica Democratica del Congo.
Questione di tempistiche. Il centrocampista del Rayo Vallecano, che aveva sposato la causa congolese (ha giocato nelle selezioni giovanili francesi) dopo un lungo e serrato corteggiamento da parte di Florent Ibenge, ha partecipato al ritiro dei Leopardi, ma non ha ricevuto il foglio verde della FIFA in tempo per la presentazione delle liste, perdendo la lotta contro le lancette più importante forse della sua vita sportiva: “Sono davvero molto triste di non poter partecipare alla Coppa d’Africa assieme ai miei compagni”, ha commentato deluso ai microfoni di RFI.

DELITTO E CASTIGO – Ad altri è andata persino peggio. Gervinho, ad esempio, non è nemmeno stato inserito nel listone della Costa d’Avorio dal commissario tecnico Ibrahim Camara, nonostante il rinascimento conosciuto dall’attaccante ivoriano in questa stagione a Parma: 11 gol 4 assist con i ducali, così tanto per gradire.
Con questa esclusione, però, il calcio c’entrerebbe poco, come sostengono i ben informati: secondo alcune fonti federali, citate dai principali media sportivi ivoriani, infatti, le alte sfere della FIF (la federazione ivoriana) presieduta da Sydi Diallo non avrebbero gradito le molte critiche mosse negli anni scorsi da Gervinho, facendogli di conseguenza terra bruciata attorno.
L’ex attaccante della Roma, campione d’Africa con gli Elefanti nel 2015, ci è rimasto comprensibilmente male, ma in un momento così complicato ha trovato comunque il modo per dichiarare amore eterno alla Costa d’Avorio, rinnovando il proprio impegno con la nazionale: “Sarò sempre disponibile a giocare per la Costa d’Avorio. Ringrazio i tifosi ivoriano per aver mitigato la mia delusione con il loro affetto“.

Un’esclusione cocente, ma nulla, però, in confronto a quella del ghanese Majeed Waris, forse la più crudele di tutte se consideriamo il modo e il mezzo attraverso il quale il diretto interessato ne è venuto a conoscenza: “L’ho saputo leggendo le notizie su Internet”, ha commentato sarcastico, lanciando una frecciatina all’allenatore Kwesi Appiah. Perché, anche e soprattutto per comunicare le brutte notizie, ci sono modi e modi.

Credits
Copertina ©Pulse Nigeria
Foto 1 ©Ghentertainers.com
Foto 2 ©Daily Maverick

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