Mondiale U17: cosa hanno mostrato le nazionali africane?

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Il Mondiale U17 per le nazionali africane si è concluso agli ottavi di finale, istanza in cui Angola, Nigeria e Senegal sono state eliminate. Il Camerun aveva già salutato la competizione terminando la fase a gironi senza conquistare nemmeno un punto.
Solo in tre occasioni su diciotto edizioni le semifinali del Mondiale U17 non hanno visto la partecipazione di almeno una nazionale africana. Quella in corso in Brasile sarà la quarta volta, dopo il 2003, 2005 e 2011. Addirittura tra il 1991 e il 1995 si era assistito a tre vittorie consecutive dell’Africa, con la ciliegina sulla torta della finale tutta africana tra Nigeria e Ghana nel 1993.

Quei tempi sono lontani ma nonostante l’eliminazione, Angola, Nigeria, Senegal e Camerun hanno mostrato qualcosa di positivo e calciatori da seguire in futuro? Lo abbiamo chiesto ad Aniello Luciano, fondatore del blog Orizzonte Futebol, la casa del calcio giovanile mondiale.

Come giudicheresti la partecipazione delle nazionali africane a questo Mondiale?

La Coppa d’Africa U17 di aprile aveva lasciato sicuramente degli spunti interessanti, con dei collettivi che al di là di una certa allegria tattica avevano mantenuto un’identità chiara di gioco dando libertà ai singoli di esprimersi. Questa identità individuale, delle singole nazionali, è rimasta in questo Mondiale, perché l’ossatura delle rose era la stessa e questo ha giovato al rendimento delle nazionali africane. Non ci sono stati troppo esperimenti, ecco.
Detto ciò, credo sia stato un Mondiale positivo per le africane, perché questo è un torneo che non esprime il valore assoluto dei ragazzi. Siamo ancora a un processo primordiale dello sviluppo di un calciatore, ancor di più nel continente africano dove tanti militano in accademie private e non disputano nemmeno campionati ufficiali (ad esempio succede per i ragazzi dell’Academia de Futebol de Angola). Lasciando da parte i risultati, dunque, hanno fatto tutte un buon Mondiale.

Cosa salveresti per ognuna nonostante la precoce eliminazione?

Salverei la libertà di espressione intesa come volontà di mantenere un’identità di gioco chiara e la ricerca del controllo della gara. Non ho visto squadre passive tra le nazionali africane. C’è un certo tipo di attenzione tattica, al netto di alcuni limiti evidenti.

Chi, invece, i calciatori che dovremmo continuare a seguire in futuro? Uno per nazionale.

ANGOLA – Maestro (Academia de Futebol de Angola, 2003) 
Il suo inserimento a centrocampo ha dato compattezza e la possibilità di un gioco più verticale palla a terra quando si faticava a raggiungere gli esterni, punti di forza delle Palancas Negras.

CAMERUN – Daouda Amadou (Oyili FC, 2002)
Abile nel sostenere una squadra con tre calciatori in avanti e Mvoué tra le linee. Doti da incontrista ma anche discrete geometrie.

NIGERIA – Akinkunmi Amoo (Sidos FC, 2002)
Grande capacità di creare squilibrio. È un po’ un solista, ma ha un’ottima capacità di condurre la palla in velocità, qualità nello stretto e di venire dentro con la palla. Non per niente pare sia promesso all’Ajax al compimento del 18esimo anno.

SENEGAL – Mikayil Fayé (Diambars FC, 2004)
Forte nel gioco aereo, possiede un bel calcio di sinistro e un’ottima solidità nella gestione della palla. Essendo ancora un 2004, se arriva in Europa può nascere davvero un bel giocatore.

Credits
Foto copertina ©Twitter Fédération Senegalaise de Football

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