[ESCLUSIVA] MARCHAND, LA PRIMA CHAMPIONS DI UN TECNICO FRANCESE

81

Bertrand Marchand è nato nel 1953 a Dinan, un piccolo centro situato a nord-ovest dell’Alta Bretagna. Messi molto presto i panni di allenatore, dopo una vita in Francia, all’inizio del terzo millennio ha deciso di aprire le porte all’Africa (e per un breve periodo anche al Qatar) e da lì non ha più distolto lo sguardo.
Anche se attualmente risiede in Francia, non smette di guardare a sud del Mediterraneo per nuovi progetti e opportunità.
In qualità di fine conoscitore del calcio del continente nero e di vincitore in passato della Champions africana, noi di Calcio Africano abbiamo scelto di intervistare Marchand in occasione della Guida all’edizione 2018/2019 della CAF Champions League (che potete scaricare qui).

Calcio Africano: Cominciamo dall’inizio della sua carriera africana, signor Marchand: perché ha scelto di andare in Tunisia nel 2005? Com’è nata questa opportunità?

Marchand: Vede, ho allenato in Francia per 22 anni. Ho iniziato quando ne avevo 29 in un club regionale (il Thouars Foot 79, ndr), poi sono passato alle giovanili del Rennes e successivamente ho cominciato ad allenare a livello professionistico. Prima la squadra B del Rennes e poi Guingamp dove ho allenato il primissimo Didier Drogba.
Insomma nel 2005 ero senza squadra e mi hanno chiamato dalla Tunisia: il Club Africain era in difficoltà e voleva ripartire. Il progetto mi è piaciuto e mi sono lanciato nell’avventura.

Dopo una buona stagione (la 2006/2007, ndr), terminata al secondo posto dietro l’Étoile du Sahel, in quel momento la miglior squadra tunisina, mi contatta proprio il presidente dell’ESS per chiedermi se avrei voluto allenare l’Étoile. Ho accettato perché il progetto era ambizioso: si puntava di nuovo al titolo nazionale, ma soprattutto alla Champions League africana.
Inoltre, ero a fine contratto e cercavo un’altra sfida: a livello internazionale l’Al Ahly era quasi imbattibile e stava dominando la Champions. E invece, alla fine ce l’abbiamo fatta. Nella finale d’andata a Sousse, proprio contro il grande Al Ahly, abbiamo pareggiato 0-0. A quel punto i tifosi, e non solo, pensavano fossimo spacciati, che era impossibile andare a vincere al Cairo.

L’Al Ahly non perdeva in casa da 4-5 anni. Ma io dico sempre che pareggiare senza gol in trasferta non è un buon risultato, perché poi, se subisci gol in casa, sei costretto ad attaccare. E così è stato: abbiamo segnato, poi l’Ahly ha pareggiato, ma per vincere avrebbe dovuto farne un altro. Si sono esposti e noi li abbiamo colpiti nel finale.

CA: Come racconta, proprio all’Étoile du Sahel Lei ha conquistato il titolo più importante della sua carriera, la Champions League africana. Come descriverebbe questa competizione? Quali sono le sue particolarità?

Marchand: Sì, confermo. Quando, nei giorni successivi alla vittoria mi chiamarono dalla Francia per intervistarmi mi dissero che ero stato il primo allenatore francese a vincere una Champions in giro per il mondo. Non lo sapevo.

Detto questo, la Champions più competitiva è sicuramente quella europea, ma anche la Champions africana offre la sua dose di spettacolarità e di emozioni. Tra l’altro, le condizioni in Africa sono più difficili: la sicurezza, gli stadi, le atmosfere, ogni trasferta è una grande insidia.
Bisogna saper gestire molto bene la pressione e rimanere concentrati a prescindere da ciò che succede intorno. Dunque direi che non è più facile vincere in Africa, salire sul tetto d’Africa è comunque un grande trionfo.

CA: Quali sono stati i migliori momenti di quel trionfo? Quale il più decisivo?

Marchand: Diciamo che è stato fondamentale partire col piede giusto nella prima partita. Giocavamo a Rabat contro l’AS FAR – in quel momento la miglior formazione marocchina -, per me era l’esordio e abbiamo vinto 1-0.
Un altro momento significativo è stato il ritorno della semifinale contro l’Al-Hilal sudanese: all’andata abbiamo perso 2-1, era la nostra seconda sconfitta nel torneo, non ci hanno lasciato respirare e l’atmosfera creata dai sudanesi era infernale, tipica africana; al ritorno però abbiamo rimontato 3-1 e abbiamo raggiunto la finale.
Infine, ovviamente, il miglior momento: il ritorno della finale al Cairo contro il grande Al-Ahly egiziano. Centomila spettatori calorosi allo Stadio Internazionale, l’allora presidente Ben Ali in tribuna, più 5 mila tunisini che ci sostenevano. Vincere di fronte a loro è stato splendido.

CA: Come giudica il livello attuale della Champions League africana?

Marchand: Il livello si è sicuramente alzato. Quando sono arrivato, il torneo se lo giocavano solo le 4-5 squadre nordafricane più forti.
Cominciai a dire che non bisognava adagiarsi sugli allori, ma investire sulle infrastrutture e sulla formazione. Dissi che l’Africa nera avrebbe colmato il gap. In Nordafrica pensavano di essere avanti anni luce, ma poi sono arrivati il momento del TP Mazembe e il successo del Mamelodi Sundowns. Club sudanesi, ivoriani e subsahariani in generale sono cresciuti. Ora è una vera Champions League, perché tante squadre sono organizzate e anche i club dell’Africa subsahariana hanno iniziato a lavorare sulla formazione, come per esempio Senegal o Guinea, dove c’è l’Horoya che sta facendo molto bene.

Inoltre, anche la ristrutturazione del torneo, con l’introduzione della fase a gironi a 16 squadre, ha giovato, perché ha dato più possibilità a un numero maggiore di squadre.
In sostanza, le squadre nordafricane restano le più equipaggiate, però la forbice si sta accorciando e questo è un bene.

CA: Continua ancora a seguire il calcio africano?

Marchand: Sì, lo seguo. Ci sono ancora alcune squadre che mi chiedono consigli sulle infrastrutture e su come creare un buon settore giovanile.

CA: Dunque quale sarà il suo futuro? Sarà ancora in Africa?

Marchand: Ricevo un sacco di offerte dal Nordafrica, ho deciso di aspettare fine gennaio o inizio febbraio per valutare l’offerta migliore e vedere se c’è qualche squadra che ha bisogno di me, altrimenti sarà per la prossima stagione. Vorrei vincere un’altra Champions. Prima nessun tecnico francese l’aveva vinta, ora c’è Zidane che ne ha conquistate tre. Vorrei raggiungerlo, ma essere secondo dietro a Zizou è comunque un bel risultato, no? (sorride, ndr)

Ad ogni modo, l’Africa sarà sicuramente nel mio futuro. Nel frattempo, con alcuni amici investitori, stiamo mettendo in piedi un centro di formazione in Senegal. L’obiettivo è quello di costruire una struttura completa, alla europea diciamo, con strutture ricettive, scuola, punti di ristoro e campi all’altezza.
Questo perché per me l’Africa sarà la fonte principale di talenti in futuro, lo dico ai miei colleghi qui in Francia. Oggi se facessimo una squadra di soli calciatori africani di alto livello, sarebbe capace di competere alla pari con una squadra europea o sudamericana di alto livello.

Se si investe nella formazione, in futuro, oltre a coloro che raggiungeranno l’Europa, ci saranno anche calciatori africani che resteranno nel continente e contribuiranno ad alzare il livello dei grandi club africani. Tra 10 anni spero che la squadra campione d’Africa possa competere coi campioni d’Europa. Serve pazienza, devono capirlo le società: non bisogna esonerare un allenatore ogni 2 mesi, ma puntare su un progetto a lungo termine (ride, alludendo anche a esperienze personali passate, ndr).

CA: Parlando di tecnici, perché secondo Lei le federazioni e le società africane continuano a puntare soprattutto su allenatori stranieri?

Marchand: È una questione di formazione, appunto. In Africa non c’è una vera e propria formazione di allenatori. Le federazioni dovrebbero investire anche sulla formazione dei tecnici, perché la qualità dei formatori dei settori giovanili fa la differenza.

CA: Mi par di capire, dunque, che la parola chiave è “formazione”. È questo ciò che manca alle nazionali e ai club africani per poter competere?

Marchand: Sì, decisamente. Quando tutti i paesi africani capiranno che la formazione è indispensabile e fondamentale, sarà la svolta.

CA: Chi vincerà la CAF Champions League quest’anno?

Marchand: Beh, le favorite sono il Wydad, l’Espérance, il Mazembe, nonostante stia attraversando un ricambio generazionale. Forse potrebbe esserci il ritorno alla vittoria dell’Al Ahly, ha fatto un gran mercato.

Credits
Copertina ©Ouest-france.fr
Étoile du Sahel 2007 ©Eurosport.com
Chermiti ©Gdonline.com
Zidane ©Si.com
Gironi CAF Champions ©CAFonline

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here