MAMELODI SUNDOWNS, IL BRASILE DEL SUDAFRICA

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Paul Kruger, presidente della Repubblica del Transvaal e carismatico leader della resistenza boera al governo britannico del Sudafrica, aveva un hobby particolare: amava imitare, fischiettando, i versi degli uccellini. Per questo, la popolazione africana, lo chiamava Mamelodi, letteralmente Madre delle Melodie.

A lui devono aver pensato anche i fondatori di Mamelodi, una township situata a una manciata di chilometri a est di Pretoria, la casa dei Sundowns a partire dal 1980. I Brazilians, come sono universalmente conosciuti per via della tinta verdeoro delle divise, nascono negli anni ’60 (la sezione calcistica viene fondata però nel 1970) dall’idea di un gruppo di amici tra cui Franck Motsepe, Roy Fischer, Bernard Hartze e Ingle Singh, a Marabastad, un’area commerciale alle porte di Pretoria.
Ma poi, dopo una serie di drammatiche vicissitudini, tra cui una dolorosissima retrocessione e uno scioglimento societario, si convincono di come il trasferimento a Mamelodi sia l’unica strada praticabile per rinascere: vedono la luce così, nella prima metà degli anni ’80, i Mamelodi Sundowns, anche se verranno ribattezzati con la denominazione attuale solamente a partire dal 2004.

Quelli sono anni turbolenti e di grandi rivoluzioni socio-culturali per il Sudafrica: il regime dell’apartheid mostra i primi scricchiolii, aumenta la pressione internazionale sul governo segregazionista, e un coro sempre più rumoroso di voci invoca la liberazione di Nelson Mandela, il leader dell’Africa National Congress imprigionato nel 1962.
Il calcio, in un certo senso, anticipa il futuro: nel 1985, infatti, con la fondazione della National Soccer League (NSL), viene portata a un livello successivo l’opera iniziata nel 1978 dalla NPSL, la prima lega non razzista del Sudafrica, ponendo fine all’ignobile sistema delle leghe razziali.

L’ascesa dei Mamelodi Sundowns, però, è già iniziata nel 1981, con l’arrivo del presidente Zola Mahobe, un personaggio degno di un romanzo d’avventura. Lo chiamano Mr. Cool, perché è stato bravo a farsi un nome nei salotti dell’alta società partendo da una piccola società informatica ed è in quel momento probabilmente l’uomo d’affari nero più famoso del Sudafrica.

Gli manca solo un passaporto per il jet-set, uno status symbol per sentirsi appagato, qualcosa per far parlar di sé: una squadra di calcio. Così nel 1981 acquista i Mamelodi, si dice versando una cifra vicina ai 100 mila rand, un’enormità per l’epoca. Mahobe non bada a spese e investe quasi 2 milioni di rand durante la sua presidenza, ingaggiando alcuni tra i migliori giocatori del paese per fare dei Sundowns una della potenze del calcio sudafricano. Nel frattempo estende il suo impero, aprendo negozi e attività di ogni genere in ogni dove e, come tutti gli imprenditori di successo, coltiva una vena da filantropo, pronunciando frasi del tipo “Che tutti siano felici, allora il denaro scorrerà dentro“.

La scalata dei Mamelodi, naturalmente, è tanto rapida quanto entusiasmante: in pochi anni, dopo aver centrato la promozione, i Brazilians vincono una Coppa nazionale nel 1986 e un titolo, il primo della loro storia, due anni più tardi. Ma è troppo bello per essere vero: c’è la fregatura.

Il vento cambia, quando il tentato acquisto di una Mercedes in Germania con valuta estera, insospettisce la Standard Bank, dove sono depositati i conti di Mr. Cool, e il vaso di Pandora viene scoperchiato, portando a galla la drammatica verità.
Con l’aiuto di Showy Moshoeshoe, la sua amante, Mahobe aveva usato degli stratagemmi per truffare la banca e aggirare il fisco, dilapidando una montagna di soldi ottenuta grazie a procedure illecite. Segue una caccia all’uomo hollywoodiana. Mahobe tenta la fuga, la Standard Bank offre una taglia consistente a chiunque fornisca notizie utili alla cattura, ma alla fine viene arrestato a Gaborone (capitale del Botswana) dalla polizia botswaniana dopo una breve latitanza e consegnato alla giustizia sudafricana.

Con Mr. Cool dietro le sbarre inizia inevitabilmente un periodo di declino per i Sundowns, anche se il pericolo del fallimento viene fortunatamente scongiurato: la società va in liquidazione, ma una cordata di imprenditori capeggiata dagli Tschiclas e da Abe Krok la rileva e la salva dalla bancarotta, contribuendo a rinverdire i fasti degli anni ’80.
Sono anni d’oro per i Brazilians, ma questa volta senza sorprese negative dietro l’angolo: dal 1998 al 2000, i gialloverdi vincono per tre volte consecutive la Premier League sudafricana, fondata nel 1996, di cui ancora oggi i Mamelodi sono i massimi trionfatori storici con 8 titoli all’attivo. Non solo: nel 2001 i Sundowns raggiungono per la prima volta la finale di CAF Champions League, perdendola però con gli egiziani dell’Al-Ahly.

Un altro passaggio di mano, nel 2004, fa fare ai Mamelodi Sundowns il salto di qualità definitivo, con l’inizio dell’era di Patrice Motsepe. Un vero paperone. Tycoon delle miniere come il patron del Mazembe e fondatore di Africa Rainbow Minerals – un gigante del settore – il suo nome compare tanto in consigli di amministrazione di multinazionali minerarie quanto nelle classifiche sugli uomini più ricchi e influenti d’Africa stilate dai principali media del continente.
Motsepe fa parte della famiglia di imprenditori sudafricani nata nell’immediato periodo post-apartheid ed è famoso per essere diventato nel 2009 il primo miliardario nero del Sudafrica, ma è anche un grande appassionato di calcio che ha deciso di “mettere i suoi soldi dove è la sua bocca”, come ha commentato Motsepe all’indomani dell’acquisto dei Sundowns, usando una metafora molto in voga in lingua inglese appropriata per chi fa seguire i fatti alle parole.

Il tycoon non si è fatto troppi problemi ad aprire il portafogli per potenziare la rosa e attirare allenatori stranieri, come le leggende Hristo Stoičkov e Johan Neeskens, ma è stato un tecnico autoctono, Pitso Mosimane, il tecnico più vincente della storia dei Brazilians, a realizzare il suo sogno più grande. Con Jingles – come lo hanno soprannominato – in panchina, e in campo gente come Tau, Billiat e Dolly, i Sundowns non solo hanno consolidato la loro leadership all’interno dei confini nazionali, ma hanno assunto una caratura internazionale, conquistando la CAF Champions League nel 2016, la coppa più ambita sfuggita nel 2001 e che proveranno a riconquistare in questa edizione 2018/2019.

Credits
Copertina ©Mamelodi Sundowns

Foto 1 – Stadio Lucas Moripe ©Mamelodi Sundowns
Foto 2 – Patrice Motsepe ©Kasibiz

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