L’ombra del Ruanda sul calcio europeo

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Fra qualche settimana al Parco dei Principi i tifosi potranno sorseggiare caffè rwandese e nello stadio parigino si accenderanno ad intermittenza luci di colore giallo, verde e azzurro, come i motivi cromatici della bandiera rwandese. In più, sulla maglia da gioco di tutte le formazioni dell’universo PSG (Paris St Germain, ndr), dalla prima squadra alle giovanili, campeggerà il logo “Visit Rwanda“.

No, il PSG non ha acquistato nessuna stella proveniente dal “paese dalle mille colline”.
Sono semplicemente alcune delle condizioni previste dal nuovo accordo di sponsorizzazione triennale stipulato dalla società francese con Kigali nell’ambito dell’operazione denominata appunto “Visit Rwanda“, una vasta campagna promozionale avviata dal governo rwandese allo scopo di incentivare il turismo nel paese, famoso soprattutto per le lussureggianti riserve naturali e i gorilla di montagna.

Le cifre, come al solito in questi casi, sono astronomiche. Per diventare uno sponsor “premium” del top team francese, al pari di colossi delle telecomunicazioni come Ooredooo e giganti del settore automobilistico come Renault, il governo di Paul Kagame sborserà qualcosa come 10 milioni di euro all’anno. Soldi che fanno comodo al PSG, anche in ottica Fair Play Finanziario.

Non è, però, solo questo il motivo alla base di questa partnership: “Abbiamo avuto la nostra prima conversazione con il governo rwandese circa un anno fa. Il nostro club è piuttosto giovane e dinamico, molto simile in questo alla popolazione del Rwanda. Con il Rwanda, inoltre, condividiamo valori come l’attenzione per i giovani e l’innovazione continua“, ha spiegato Marc Armstrong, lo Chief Partnership Officer del PSG.

Da questo ne beneficerà sicuramente tutto il movimento calcistico rwandese, con il PSG che fonderà una propria accademia in Rwanda oltre a destinare risorse economiche e umane per la formazione dei coach locali, ma l’obiettivo è andare oltre il calcio, come ha dichiarato sempre Armstrong al New Times: “In questo anno abbiamo avuto abbastanza tempo per conoscere meglio il paese e le persone, individuando le giuste modalità per lavorare insieme“.
La pensa così anche Cynthia Uwacu, tra le responsabili del NAEB, il Dipartimento per lo sviluppo delle esportazioni estere del settore agricolo: “Questo accordo ci regala potenzialmente possibilità di crescita infinite“, ha commentato.

Oltre a quello economico e sportivo, esistono risvolti interessanti anche dal punto di vista politico: il Rwanda, di fatto, investe in Francia, uno Stato sul quale ancora oggi aleggia il mistero sul ruolo giocato durante il genocidio del 1994.

Non è comunque la prima volta che il governo rwandese, attraverso il Rwanda Development Board – l’organo governativo preposto allo sviluppo della competitività del paese sui mercati mondiali – individua in un top team europeo la vetrina più adatta per mettere in mostra le bellezze del paese.

Più o meno un anno fa di questi tempi, infatti, Paul Kagame chiudeva un accordo triennale da 39 milioni di dollari con l’Arsenal, facendosi ritrarre sorridente con in mano una maglia dei Gunners: solo qualche mese più tardi, in vista a Kigali si recava il difensore brasiliano David Luiz, usato come una sorta di uomo-copertina.

Un’intesa criticata da più parti, con politici e docenti universitari pronti a sottolineare la contraddizione di un paese con uno dei Pil pro-capite più bassi al mondo che investe in una squadra di calcio, ma per adesso i numeri sembrano dare ragione al governo rwandese: nel 2018 a Kigali sono atterrati 1,7 milioni di visitatori, un dato in crescita dell’8% rispetto al 2017. E adesso, la nuova partnership con il PSG promette di far decollare ancora di più il turismo nel paese dei Grandi Laghi.

Articolo apparso originariamente su Nigrizia

Credits
Copertina ©ilnapolista

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