US GORÉE, IL CALCIO NELL’ISOLA DEGLI SCHIAVI

Le ultime stagioni, i tifosi dell’US Gorée, le hanno vissute perennemente sulle montagne russe: dopo essere diventati campioni (da matricola) per la quarta volta nella loro storia nel 2016, infatti, solo un anno più tardi la squadra è retrocessa in cadetteria, spazzando via in un colpo tutto l’entusiasmo accumulato nella stagione precedente.

Il purgatorio, però, è durato solo un anno. Les Insulaires, guidati da Sidat Sarr, nominato allenatore appena dopo la retrocessione, si sono piazzati alle spalle dell’AS Pikine, ottenendo un’immediata promozione in Ligue 1: “Devo dire grazie a questi giocatori, se l’US Gorée è tornato in massima divisione dopo un solo anno di purgatorio. Ho potuto lavorare con la quasi totalità della rosa dell’anno scorso e questo è stato importante”, si è congratulato l’allenatore con la squadra subito dopo la promozione.
La scelta di affidare la panchina degli Insulaires a Sarr non era arrivata a caso. Il tecnico senegalese, infatti, aveva già ottenuto due promozioni alla guida di Thiès FC e Ngor, guadagnandosi l’appellativo di “specialista” in questo tipo di scalate, anche se lui non si è mai sentito come tale: “Non mi sento uno specialista delle promozioni, ma di sicuro conosco bene la Ligue 2”.

La parabola dell’US Gorée, caratterizzata da alti e bassi repentini e impronosticabili, può sembrare paradossale, ma in realtà è un qualcosa di abitudinario nel calcio senegalese, nel quale la differenza tra Ligue 1 e D2 è abbastanza livellata: “Questo è abbastanza comune nel calcio senegalese. È successo all’US Gorée, all’AS Pikine e all’As Douanes, per esempio. E succede spesso anche il contrario: un club proveniente dalla cadetteria che vince il torneo di Ligue 1 alla sua prima stagione.”

“Questo vuol dire soltanto una cosa: il livello tra le due categorie è abbastanza omogeneo. Senza contare, poi, che spesso i club campioni vengono smantellati dopo aver trionfato, perdendo gran parte dei loro giocatori”,

ha spiegato B.N. Faye, caporedattore del portale Enmedia.sn, raggiunto in esclusiva da Calcio Africano. Nel corso degli anni, infatti, molti prodotti dell’US Gorée, sono finiti in Europa, indebolendo tecnicamente la squadra, ma irrobustendo in maniera considerevole le casse della società.

Quest’estate, ad esempio, il diciottenne attaccante Makhtar Gueye è finito al Saint-Étienne, colorandosi di verde come i connazionali Cheikh Mbengue e l’ex empolese Assane Dioussé, e trovando il gol all’esordio in Ligue 1 contro lo Strasburgo.

Un meccanismo inevitabile, quasi vitale, a cui le società senegalesi per motivi anche strettamente finanziari non possono sottrarsi, nonostante recentemente l’emittente a pagamento cinese Star Times abbia acquisito i diritti televisivi del campionato di Ligue 1 e di quello di Ligue 2 per i prossimi dieci anni, impegnandosi a versare nelle casse della lega senegalese undici milioni di dollari, con l’obiettivo ambizioso ai confini dell’utopico di fare del torneo senegalese “quello migliore d’Africa”.

I proventi derivanti da SONATEL, la compagnia di telecomunicazioni che sponsorizza il campionato e la coppa nazionale attraverso la multinazionale Orange, invece, sono piuttosto poveri, costringendo le società ad aggrapparsi al mecenatismo dei proprietari o in alternativa alla vendita all’estero dei giocatori migliori.
Nel 2015, ad esempio, il passaggio di Papy Djilabodji dal Nantes al Chelsea per poco più di due milioni di sterline ha portato una significativa boccata d’ossigeno (circa 50 mila euro) alle casse del Kaolak FC, la squadra d’origine dell’imperioso difensore centrale.

Questo vale anche per l’US Gorée, una squadra storica del calcio senegalese, fondata nel 1933 e quattro volte campione del Paese della Teranga, ma celebre soprattutto per aver ospitato sul finire degli anni ’40 il tramonto della carriera del leggendario Raoul Diagne, il primo giocatore di colore a vestire la maglia della nazionale francese, tornato in Senegal per rendere omaggio alla terra di suo padre.

Abbracciata nuovamente la massima divisione, la squadra che rappresenta l’isola tristemente nota per essere stata quella in cui per secoli i negrieri hanno rinchiuso gli schiavi in attesa di venderli ai mercanti europei in cambio di merci d’ogni tipo, è intenzionata a fermare l’altalena, mettendo le tende nel massimo campionato senegalese. Questa è l’opinione anche del suo presidente, Augustin Senghor, lo stesso della Federazione senegalese, al settimo cielo per la conquista del titolo nel 2016 dopo trentadue anni di digiuno:

“Siamo orgogliosi di aver riportato il titolo a Gorée dopo oltre trent’anni. Inseguivamo questo titolo dal 1984, mentre nel 1996 abbiamo vinto la nostra ultima Coppa del Senegal. Questo successo è il salario della pazienza. A furia di correre per evitare la retrocessione, abbiamo conquistato il titolo, è incredibile”.

Insomma, partire con un profilo basso, sudare per mantenere la categoria, e poi chissà, magari tornare a sognare come nel 2016.
Lo stesso atteggiamento propositivo con cui les Insulaires di Sidat Sarr, rinforzati con l’arrivo dal Dakar Jaaraf dell’esterno sinistro Babacar Seck, hanno cominciato questa stagione in maniera piuttosto positiva, ritrovandosi al sesto posto dopo quattro giornate.
E pazienza se i sogni potranno prendere forma soltanto lontano dall’isola di Gorée, dove non esistono stadi, ma allo Stadio Demba-Diop di Dakar, a venti minuti di traghetto da casa.

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Copertina ©Twitter.com
Foto Makhtar Gueye ©SUNU FOOT
Foto isola di Gorée ©Hotel Aferni