La Coppa d’Africa dei vinti

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Al dodicesimo minuto della gara con la Guinea, quando si è visto sventolare sotto il naso il cartellino rosso, Christophe Nduwagira ha capito di averla combinata grossa e si è lasciato abbandonare alla disperazione. Con quell’espulsione il destino del Burundi era segnato: il Syli Nationale, infatti, ne ha approfittato, colpendo due volte con Mohamed Yattara per prenotare un posto negli ottavi di finale come una delle migliori terze. Le Rondini hanno disputato un torneo dignitoso sotto il profilo delle prestazione, ma alla fine lo score della loro prima, storica partecipazione alla Coppa d’Africa è impietoso: 3 sconfitte, zero punti in classifica e nessun gol fatto.

Un bilancio eccessivamente crudele, ma indubbiamente disastroso, tanto da iscrivere il Burundi nel ristretto club delle “peggiori” squadre della storia della Coppa d’Africa. Un doppio zero, sia nella casella dei punti racimolati che dei gol segnati, per dire, non si verificata da ben undici anni. Nel 2008 la cenerentola della Coppa d’Africa era stato il Sudan, pesciolino in mezzo agli squali Egitto, Camerun e Zambia: la nazionale sudanese, composta interamente da calciatori del campionato locale e allenata dal professore universitario Mohamed Abdallah, perse curiosamente tutte le gare per 3-0.

Due anni prima, invece, la figuraccia era toccata al Sudafrica, abbonato allo 0 nel gruppo C con Guinea, Tunisia e Zambia. Non un caso. In quel periodo, infatti, dalle parti di Pretoria regnava l’instabilità tecnica: dal Mondiale nippocoreano del 2002 a quello tedesco del 2006, per dire, sulla panchina dei Bafana Bafana si sono alternati ben 4 tecnici, tra cui pure lo scozzese Stuart Baxter, l’attuale allenatore del Sudafrica.

Ted Dumitru, arrivato al capezzale dei Bafana Bafana poco prima dell’inizio del torneo, è stato a lungo additato come il responsabile di quella disfatta, ma qualche anno fa il commissario tecnico rumeno ha voluto fornire una sua versione dei fatti, scrivendo una lunga lettera pubblicata dalla stampa sudafricana per far luce su quella disastrosa avventura: “Il 14 gennaio 2006 abbiamo giocato l’ultima amichevole internazionale contro l’Egitto solo una settimana prima della gara d’apertura contro la Guinea. Abbiamo vinto, impressionando tutti, tanto che i media stranieri e un sacco di persone in Egitto cominciavano a dire che il Sudafrica aveva il potenziale per vincere l’AFCON del 2006. In quei giorni venne commesso dalla federazione un errore fatale: la SAFA decise di cancellare i bonus dei giocatori per la vittoria contro l’Egitto, che era un’amichevole internazionale, scatenando la frustrazione dello spogliatoio“, ha scritto Dumitru, scomparso ormai tre anni fa.

Per trovare un altro fallimento di questa portata bisogna tornare indietro al 1994. Il Gabon come il Burundi era all’esordio nella manifestazione, ma per le Pantere di Aubameyang padre, vittime sacrificali di un girone di ferro con Egitto e Nigeria, c’era un’attenuante: all’epoca i gruppi erano composto solamente da tre squadre. Decisamente più rumoroso il Super Zero dell’Egitto, delusione dell’edizione del 1992: due anni dopo la partecipazione ad Italia ’90 i Faraoni, inseriti nel gruppo 3, vennero sconfitti di misura da Zambia e Ghana. Tutti, però, hanno seguito il “cattivo esempio” del Mozambico, matricola della Coppa d’Africa 1986 trascinata dai gol del bomber Chiquinho Conde, travolta nel girone A da Costa d’Avorio ed Egitto.

Credits
Copertina ©REUTERS
Foto 1 ©Goal.com

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