HIC SUNT HISTORIAE, ALLE ORIGINI DEL DERBY DI NAIROBI

Nonostante negli ultimi anni il Gor Mahia abbia preso il sopravvento, monopolizzando l’antichissimo confronto con gli acerrimi rivali dell’AFC Leopards, il Mashemeji Derby, ovvero la stracittadina di Nairobi, rimane uno degli appuntamenti calcistici più attesi e pittoreschi non solo del Kenya, ma di tutta l’Africa.

C’è un motivo preciso per cui i tifosi kenioti tengono in maniera particolare a questa partita, a volte anche troppo, come dimostrano anche alcuni spiacevoli episodi di violenza avvenuti nel corso degli ultimi anni.
A parte i soliti tafferugli tra tifosi, una piaga sempre più preoccupante, qualche anno fa ha fatto molto scalpore la vicenda di uno scalmanato tifoso intercettato dalle forze di sicurezza mentre stava cercando di lanciare della polvere bianca all’indirizzo dell’arbitro, una pratica deplorevole divenuta con il tempo una sorta di rito peculiare del derby di Nairobi. “Penso che l’escalation di violenza registrata negli ultimi anni sia in gran parte riconducibile a una questione etnica”, ci spiega Bonface Osano, firma di Soka25east e Kwese Sports, tra i migliori portali calcistici dell’Africa Orientale.

La rivalità tra Gor Mahia e Leopards, le due squadre più blasonate e vincenti del Paese della Harambee, infatti, travalica i confini dell’aspetto sportivo, rispecchiando fedelmente una millenaria contrapposizione etnica e sociale.
Mentre la base del tifo del K’Ogalo, come è soprannominato il Gor Mahia, è composta da membri di etnia luo (la stessa d’origine dell’ex presidente statunitense Barack Obama), la stragrande maggioranza dei supporter del Leopards proviene dalla comunità luhya. Una dicotomia del genere, tra due delle etnie più diffuse del Paese, alle spalle soltanto dei kikuyu, non poteva non trovare uno sbocco anche nello sport, specie nel calcio: “Il 90% dei calciatori kenyoti appartengono a queste due etnie”, rivela ancora Osano.

A livello eminentemente calcistico tutto è cominciato il 5 Maggio 1968. Quel giorno, per la prima volta Gor Mahia e Leopards si sono ritrovate una di fronte all’altra su un campo da calcio nel Kenya dell’immediata post-indipendenza, dando vita al mito del Mashemeji Derby, letteralmente “il derby dei suoceri” in lingua swahili.
Il Gor Mahia, chiamato così in onore di uno sciamano leggendario (mahia significa “magico” in lingua luo), era nato da poco più di un mese, prodotto della fusione di due squadre della comunità luo, ma già poteva contare su una squadra di tutto rispetto, punteggiata da figure mitiche della storia del calcio keniota.

Tra i pali, ad esempio, c’era James Siang’a, portiere delle Harambee Stars con cui avrebbe disputato la Coppa d’Africa quattro anni più tardi, ma a far paura agli avversari, però, era soprattutto un reparto d’attacco composto dai vari Steve Mongo, Walter Molo e soprattutto William Ouma detto “Chege”, uno dei migliori stoccatori mai prodotti dal calcio di questo paese dell’Africa orientale. “Il tridente del Gor Mahia è probabilmente il più forte del Kenya in questo momento”, li celebrava il prestigioso quotidiano Nation Sport alla vigilia del Nairobi Derby. Una forza d’urto invidiabile, ma non abbastanza, comunque, per impensierire il Leopards, allora conosciuto con la denominazione di Abaluhya Football Club, bicampione del Kenya in carica e squadra egemone per eccellenza dell’Africa Orientale.

Se il famelico William Ouma, calciatore keniota dell’anno nel 1975 riciclatosi come impiegato delle poste una volta smessi i panni del calciatore, era l’uomo copertina del Gor Mahia, dall’altra parte stava finendo di brillare la stella in Joe Kadenge, sgusciante ala sinistra col gusto della finta, soprannominato non a caso il “re del dribbling” e considerato da molti come il giocatore kenyota più estroso di sempre.
La sfida tra due titani, uno affermato e l’altro emergente, tra Ouma e Kadenge, prometteva di infiammare il primo Mashemeji Derby, venendo cavalcata in maniera smodata dalla stampa per presentare la gara. L’AFC godeva dei favori del pronostico, così come Kadenge, selezionato due anni prima per rappresentare il paese in un’amichevole con i campioni inglesi del West Bromwich Albion in tournèe nel Paese, avrebbe dovuto spaccare il mondo stando ai resoconti della stampa locale, ma a vincere la sfida a distanza è stato William Ouma.

Chege, come lo chiamavano per sottolinearne l’appartenenza geografica (è un appellativo usato per indicare le persone provenienti dal Kenya centrale), si è fatto beffe della ferrea marcatura di un mastino come Anthony Mukabwa e ha segnato una doppietta leggendaria, regalando una storica vittoria per 2-1 al Gor Mahia, proprio mentre il suo grande rivale Kadenge gettava alle ortiche il calcio di rigore del potenziale pareggio.
In futuro William Ouma si sarebbe consacrato con la nazionale e nel 1980 avrebbe portato il Gor Mahia per la prima volta sul trono dell’Africa Orientale a suon di gol. Difficilmente però ha provato una gioia pari a quella provata il 5 Maggio 1968, quando il K’Ogalo ha battuto un colpo e dato uno scossone alle fondamenta del calcio keniota, scrivendo il primo capitolo dell’infinita saga del Mashemeji Derby.

Dopo la partita, i sostenitori del Gor Mahia sono entrati in campo per abbracciare Ouma e gli altri dieci eroi. Questo è un trionfo meritato. Nessuna squadra meritava di rovesciare i campioni in carica più di questo Gor Mahia“.

Nella gara di ritorno gli Ingwe, leopardi in lingua swahili, si sarebbero fatti raggiungere da Gor Mahia sull’1-1, nonostante avessero trovato inizialmente il vantaggio con una rete di Noah Wanyama – il papà dell’attuale capitano delle Harambee Stars Victor – passando il testimone dei campioni nelle mani del K’Ogalo, pronto ad accoglierlo per la prima volta.

Credits
Copertina ©Goal.com
Gor Mahia vs. AFC Leopards ©DailyExpress.co.ke
Joe Kadenge ©Kenyapage.net
Calcio keniota ’60 ©The-star.co.ke