II nuovo Senegal affonda le radici nella Génération Foot

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È stato più difficile del previsto, ma alla fine il Senegal ha festeggiato come da copione la qualificazione agli ottavi di finale. Sadio Mané ha reso le cose più complicate, facendosi neutralizzare un calcio di rigore da Matasi attorno alla mezzora, ma poi si è riscattato alla grande calando una doppietta nella ripresa: “Non ho mai avuto dubbi sulla qualificazione“, ha confessato la stella del Liverpool in conferenza stampa. Ad aprire le danze nel 3-0 al Kenya, però, non è stato lui, ma Ismaïla Sarr, bravo ad approfittare di un’uscita a vuoto del portiere kenyota per fulminarlo con una demivolée di controbalzo.

Le storie personali di Sadio ManéIsmaïla Sarr, molto simili come parabola narrativa, hanno un punto d’origine in comune: la celebre Génération Foot di Dakar, una delle accademie calcistiche più floride e prestigiose di tutta l’Africa occidentale. Fondata nel 2000 da Mady Touré, e gestita da personale tecnico europeo, con gli anni la GF si è data una struttura professionale, stipulando nel 2003 un partenariato con i francesi del Metz: “Questo ci consente di funzionare come un club Ligue 1 o Ligue 2 francese. I giocatori vengono addestrati con 8 sessioni a settimana per 10 mesi dell’anno. Il che spiega lo sbocciare di talenti come Ismaïla Sarr o Sadio Mané“, ha spiegato Olivier Perrin, uno dei tecnici storici del club di Dakar. Cosi da quel momento in poi i migliori talenti senegalesi svezzati dalla Génération Foot hanno usato il Metz come testa di ponte per lo approccio con la nuova realtà europea, prima di spiccare il volo verso lidi più prestigiosi: “Oltre a Mané e Sarr, al Metz abbiamo dato anche giocatori come Papiss Cissé, Habib Diallo, Diafra Sakho E Ibrahima Niane“, ha ricordato Mady Touré, un ex giocatore con la carriera stroncata da un infortunio al ginocchio, in un’intervista a So Foot.

Oltre a tutto questo, però, la Génération Foot svolge anche e soprattuto una missione sociale non trascurabile, come afferma con orgoglio lo stesso Olivier Perrin al Sun: “Dalla nostra accademia non usciranno 100 professionisti su 100 bambini, è ovvio. Ma comunque abbiamo un ruolo sociale per migliorare le loro condizioni di vista: da noi non spendono un centesimo e l’istruzione è totalmente gratuita. Non vogliamo formare soltanto calciatori, ma soprattutto uomini“.

Come Mané e Sarr, sbarcati in Europa a cinque anni di distanza l’uno dell”altro, diventando nel giro di pochi anni calciatori di livello internazionale e portabandiera di un’intera nazione. Su Mané in particolare si posano le speranze del popolo senegalese di veder trionfare per la prima volta i Leoni della Teranga in Coppa d’Africa, ma il fuoriclasse del Liverpool non ha paura di questa sfida e sarebbe disposto a tutto pur di vincerla: “Scambierei volentieri la Champions League vinta con il Liverpool con un trionfo del Senegal in Coppa d’Africa. Tornare a Dakar sarebbe qualcosa di emozionante ed eccezionale. Non nego che questo sia il mio sogno più grande“.

Credits
Foto ©Alija Alex Čizmić / Calcio Africano

 

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