HOROYA, NUOVA POTENZA DELL’AFRICA OCCIDENTALE

Nel calcio guineano esiste un prima e un dopo l’anno 1985. Nel periodo in cui Lansana Conté prendeva il posto di Ahmed Sékou Touré, il padre dell’indipendenza della Repubblica di Guinea deceduto nel 1984, l’Hafia FC perdeva il suo dominio.
L’Hafia, che era stato scelto dall’ex dittatore per dare prestigio al Paese in seguito all’isolamento internazionale alimentato dalla Francia, negli anni ‘70 aveva raggiunto il suo apice conquistando tre Champions League africane e otto campionati consecutivi.
Nel 1985 l’Hafia si spegne. Ad accendersi, per contro, è l’Horoya Athlétique Club, fondato nel 1975 a Matam, una delle cinque communes di Conakry situata sulla riva destra della capitale guineana, città che si getta sull’Oceano Atlantico fino a prendere la forma di una penisola lunga e stretta.

Sulla punta di questa penisola, nella commune di Kaloum, risiede l’unica costante del calcio guineano: l’AS Kaloum Star, terza squadra per numero di titoli (13). Nonostante la presenza dell’ASK, l’Horoya riesce a prendere il posto dei rivali dell’Hafia e fa incetta di trionfi arrivando in poco più di trent’anni a eguagliare il numero di campionati vinti dai rivali cittadini (15). Il sorpasso è avvenuto nella scorsa stagione quando l’Horoya ha alzato al cielo il settimo titolo di questa decade.

Ciò che il vecchio Conakry III, denominazione comune a tutti i club della capitale classificati in base alla commune di appartenenza, non è mai riuscito a eguagliare è la caratura internazionale dell’Hafia.
Fin qui, i biancorossi di Matam hanno trionfato solo una volta fuori dai confini nazionali. Era il 1978, guarda caso anche qui l’anno dell’ultimo exploit internazionale dell’Hafia, come a sancire il cambio del testimone tra le due avversarie del Conakry Derby i cui periodi di maggior splendore non hanno mai combaciato.
Era il 1978 e l’Horoya batteva in finale l’Hussein Dey algerino per un totale tra andata e ritorno di 5-2 e metteva in bacheca la Coppa delle Coppe africana. In seguito arriverà fino alla semifinale di questo torneo in altre due circostanze: l’anno successivo, nel 1979, verrà eliminato dal Gor Mahia kenyano e nel 1983 dal Green Buffaloes zambiano.

Curiosità: all’edizione 1978, quella vincente, ha preso parte anche il Lavori Pubblici Jeenyo, squadra dell’omonimo Ministero somalo.

A dispetto di questa mancata affermazione a livello continentale, l’Horoya può vantare di aver spesso fornito durante la sua storia l’ossatura principale della nazionale guineana.
A partire da quella della selezione U20 che ha partecipato in Giappone al Mondiale di categoria del 1979 vinto dall’Argentina di Maradona, da cui la Guinea è uscita con zero punti,
Nel corso dei decenni sono passati tra le fila dell’Horoya – termine che deriva dall’arabo “Horriya” (حرية) e significa “libertà” – calciatori del calibro del portiere Fodé Laye Camara, Cissé Zimako, Souleymane Oularé, campione di Belgio e miglior africano della Jupiler Pro League col Genk nel 1999, e Naby Keita, centrocampista del Liverpool e attuale colonna della nazionale Sily.

È con l’avvento nel 2011 dell’imprenditore Mamadou Antonio Souaré, salito alla presidenza dell’Horoya, che la Guinea, falcidiata ciclicamente dalle tensioni che storicamente dividono i Peul dai Malinké, le principali etnie del paese, ha ricominciato a sperare di veder trionfare un proprio club nelle coppe CAF.
Souaré, presidente del gruppo di comunicazione Groupe Business Marketing, dell’agenzia di scommesse Guineé Games e di Guinea Airlines, è anche l’attuale numero uno della Federcalcio locale. Tra le varie attività portate a compimento ha anche nominato la madre di Paul Pogba, l’ex calciatrice Yeo Moriba, ambassatrice del calcio femminile guineano.
Con Souaré, l’Horoya nel 2016 è arrivato a possedere un budget di 5 milioni di dollari e a costruire un enorme centro sportivo a Yoropoguiyah (prefettura di Dubreka a nord di Conakry) con tanto di hotel e accademia di formazione ispirata a quella dell’ASEC Mimosas ivoriano.

Grazie agli ingenti investimenti di Souaré, il pubblico dello Stadio 28 Settembre – impianto utilizzato dalle principali squadre della capitale e dedicato alla data del referendum sulla Costituzione francese del 1958 che, rigettato dalla Guinea di Sékou Touré, ha poi portato all’indipendenza – è tornato a gioire.
L’HAC ora può permettersi l’acquisto di giocatori di spessore, perlomeno nell’Africa Occidentale, come il ghanese naturalizzato burkinabè Ocansey Mandela.
Un metro e sessantacinque circa di puro talento, con tre reti nella Champions League 2018, Mandela ha letteralmente condotto l’Horoya di Victor Zvunka (ora al Club Africain in Tunisia) per la prima volta ai quarti di finale, dove i guineani sono poi stati eliminati dall’Al-Ahly.

L’attaccante e capitano dei Matamkas, cresciuto nella West African Football Academy diretta dal belga Karel Brokken, è stato decisivo anche quest’anno con Patrice Neveu, ex CT della Mauritania: con altre tre reti ha portato i suoi di nuovo ai quarti di finale (leggi qui la preview), ma non ha potuto evitare l’esonero del tecnico francese, arrivato per divergenze con la società.

Al posto di Neveu è stato ingaggiato un altro francese, Didier Gomes Da Rosa. L’ex allenatore, tra le tante, di Coton Sport e Constantine è partito come meglio non poteva: superando per 4-0 l’Hafia nel derby di Conakry, a pochi giorni dall’andata dei quarti di finale contro i due volte campioni d’Africa del Wydad.
Salire sul tetto del continente è esattamente l’obiettivo che Souaré si è prefissato al momento della sua ascesa nel mondo del calcio. Solo allora l’Horoya potrà dire di aver completamente rimpiazzato i rivali dell’Hafia e di aver riportato in alto il calcio guineano.

Credits
Copertina ©Africatopsports.com
Conakry ©NASA Earth Observatory

Naby Keita ©Thenational.ae
Mamadou Antonio Souaré ©Lepays.bf