HIC SUNT HISTORIAE: CHIBOUB E LA GRANDEUR DELL’ESPÉRANCE

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Quando, il 6 Dicembre 1998, Makaya Nsilulu apre le marcature nella finale di ritorno della Coppa delle Coppe africana, facendo traballare le certezze di un colosso come l’Espérance di Tunisi (vittorioso 3-1 all’andata in patria), non può sapere che quella sarà la sua prossima squadra.
In quel momento il centrocampista congolese, pronto ad esordire di lì a poco con la sua nazionale, sta facendo le fortune degli angolani del Primeiro de Agosto, con cui è arrivato a giocarsi una storica finale.

È un momento d’oro per il calcio del Paese lusofono, anche grazie ai numerosi allenatori stranieri presenti in quel periodo, specie jugoslavi e brasiliani.
Nel 1994 il Primeiro de Maio, che vive in quegli anni l’apice della rivalità con il Primeiro de Agosto, era stata la prima squadra angolana a giocarsi una finale di una coppa continentale (Coppa della CAF), arrendendosi soltanto ai nigeriani del Bendel Insurance.
Tre anni più tardi il Petro Atlético di Luanda aveva fatto la stessa fine, guarda caso proprio con l’Espérance.

“Al Primeiro de Agosto seguivamo la scuola jugoslava. Il nostro stile è sempre stato caratterizzato, fino agli anni ’90, da tecnici jugoslavi.”

“Forza unita alla tecnica, così raggiungemmo risultati. Al Petro, invece, erano influenzati dalla scuola brasiliana”, affermava qualche anno più tardi Daniel Ndunguidi Gonçalves, tecnico del Primeiro de Agosto dell’epoca.
Fin lì per il Glorioso, fondato dalle forze armate angolane qualche tempo dopo l’indipendenza del 1975, la strada è stata piuttosto impervia, ma i rossoneri hanno sempre saputo cavarsela. Anche in situazioni apparentemente disperate.

In sequenza si sbarazzano con discreta facilità dei botswaniani del Notwane, dei mauriziani del Fire Brigade e dell’USM Alger, ma il capolavoro lo realizzano in semifinale, quando con un 4-0 a domicilio ribaltano un pesante 3-1 incassato in Costa d’Avorio dall’Africa Sports di Abidjan.
Tutto molto bello, entusiasmo alle stelle, ma in finale c’è da vedersela con un avversario di quelli che fanno tremare le vene ai polsi, in quel preciso momento probabilmente la squadra più forte e temibile d’Africa: l’Espérance di Tunisi.

A regalare la grandeur ai Sang et Or, ciclicamente dominatori in patria ma ancora a secco di popolarità e titoli internazionali, è l’avvento alla presidenza di Slim Chiboub nel 1989. Sono passati solo due anni dal celebre colpo di stato “medico” con il quale Zine El-Abidine Ben Ali ha inaugurato una lunga stagione dittatoriale culminata solo nel 2011 con la celebre Rivoluzione dei Gelsomini, ma Chiboub, ex pallavolista della polisportiva giallorossa, ne trae subito vantaggio.
Sposa la figlia di Ben Ali, il che gli permette di muoversi con una certa disinvoltura in qualsiasi contesto, e si afferma come imprenditore di successo in Tunisia. Ma soprattutto ha le idee chiare per portare in alto l’Espérance. E per farlo non lesina sforzi.

Mette mano al portafoglio e trasforma i Taraji in un’autentica macchina da guerra, ingaggiando giocatori tra i più celebrati del momento nel Continente Nero come l’attaccante zambiano Kenneth Malitoli. Le vittorie internazionali, così tanto a lungo desiderate, finalmente diventano realtà.

In quegli anni la bacheca dell’Espérance si riempie come non mai: se a livello locale rimane memorabile il double conquistato nella stagione 1990-91, tra il ’94 e il ’98 arrivano quattro titoli continentali (1 CAF Champions League, 1 Supercoppa africana, 1 Coppa CAF e 1 Coppa delle Coppe CAF) e addirittura uno intercontinentale, quando i Sang et Or si aggiudicano nel 1995 la finale della defunta Coppa Afro-Asiatica contro i thailandesi del Thai Farmers Bank.

Dunque, alla vigilia della finale di Coppa delle Coppe, a cui i Taraji sono arrivati buttando fuori in semifinale i marocchini del Wydad Casablanca in un doppio confronto ad altissima tensione, l’Espérance gode di tutti i favori del pronostico.
Il Primeiro de Agosto crede comunque all’impresa, ma l’andata a Tunisi sembra già una sentenza definitiva, nonostante Teka illuda tutti, portando in vantaggio i rossoneri dopo appena un giro di lancette; poi Jaidi, Hamrouni su rigore e Lâaroussi confezionano la rimonta, regalando un vantaggio abbastanza confortante all’Espérance in vista del ritorno.

Qualcosa, però, turba l’allenatore Youssef Zouaoui, futuro allenatore anche della nazionale tunisina salito alla ribalta nel 1984 con la vittoria a sorpresa del campionato alla guida del piccolo Bizertin: in fondo, anche se non è la cosa più semplice del mondo, un 2-0 in favore dei rossoneri di Luanda farebbe rimanere i tunisini a bocca asciutta.

Il tragicomico sbarco in Angola dell’Espérance, poi, non lascia ben sperare. Per questioni logistiche, infatti, i Sang et Or decidono di atterrare in un aeroporto militare, in modo da snellire al massimo i tempi di sbarco, ma il risultato è l’esatto contrario: saranno in hotel dopo circa cinque ore di attesa.
E non è finita qui: arrivati in pesante ritardo, non possono nemmeno allenarsi nel campo già prenotato da giorni, ma devono accontentarsi di un semplice risveglio muscolare sul tetto dell’albergo, a sole 48 ore dal fischio d’inizio.

Non deve quindi stupire, viste premesse del genere, la piega iniziale presa dalla gara. Non solo Nsilulu fa crollare il castello difensivo tunisino, ridando fiato agli oltre 30.000 assiepati sugli spalti del vecchio Estádio da Citadela, ma Hassen Gabsi si vede sventolare il cartellino rosso sotto il naso, costringendo i Sang et Or a giocare in inferiorità un secondo tempo da sangue, sudore e lacrime.
Nemmeno il tempo di protestare, soprattutto per il gol di Nsilulu palesemente viziato da fuorigioco, che la situazione sembra totalmente sfuggire di mano ai tunisini: l’arbitro assegna un calcio di rigore ai rossoneri.

Nello stadio si respira tensione, per gli angolani potrebbe essere la rete del trionfo, ma il leggendario portiere Chokri El Ouaer (con un passato anche al Genoa) veste ancora una volta il mantello del supereroe e lo neutralizza, facendo tirare un grosso sospiro di sollievo a tutto il popolo giallorosso.
A tranquillizzarlo ulteriormente, certificando l’ennesimo successo dell’Espérance acchiappatutto targato Chiboub, ci penserà qualche minuto più tardi Sofiane Melliti con un gol di rapina.

Sarà un trionfo dal sapore particolare, tanto da ispirare anche un docufilm premiato qualche mese più tardi ad un noto festival italiano: la Coppa delle Coppe della CAF, infatti, era il “Dernier Maillon”, l’ultimo titolo mancante nella bacheca dell’Espérance.

Credits
Copertina e Espérance Tunis ©lagaleriadelfutbolblogspot.com
Slim Chiboub ©Enbref.tn

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