FOOTBALL SAFARI: D1 TOGO

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In D1 Togo tutto può succedere. A nove giornate dalla fine del campionato, raccolte in soli due punti, sono ben sei le squadre ancora in lotta per il titolo.

Dalla pole position, entrambe appaiate a 27 punti, scattano l’ASC Kara, meno titolata della cugina Kara, e lo Gbikinti Bassar, al centro due anni fa di una polemica salvezza, quando ha evitato la retrocessione solo in virtù della differenza reti grazie a un controverso 11-0 rifilato al Maranatha nell’ultima giornata.
Il caso, ovviamente, ha gettato un’ombra sulla credibilità del calcio togolese, finendo sotto la lente d’ingrandimento della federazione. Le due squadre hanno tremato, venendo stangate dal giudice sportivo con la temporanea sospensione dall’attività agonistica per aver infranto le norme del codice etico. Ma alla fine, per mancanza di prove, sono comunque riuscite a scongiurare lo spauracchio principale: la retrocessione in seconda o terza serie.

A quota 26, subito dietro il tandem in vetta, c’è addirittura un trio, formato da OTR, Dynamic Togolais e Sara Sport. In questi frangenti, si sa, il peso della storia può giocare un ruolo decisivo.
Seguendo questo ragionamento, allora, il Dynamic Togolais, conosciuto popolarmente come Dyto, ha una marcia in più rispetto alle altre, avendo vinto 6 campionati e 3 coppe nazionali, oltre ad aver partecipato più volte alle competizioni continentali. Si difende bene anche l’OTR, l’ex AS Douanes, la squadra delle dogane di Lomé, vincitrice di due edizioni del campionato e di una coppa nazionale, mentre il Sara Sport rappresenta la novità, la ventata di freschezza in mezzo alle grandi storiche.

La squadra di Bafilo, la città famosa per il formaggio wagassi e teatro di un confronto tra le truppe tedesche e quelle francesi durante la Prima Guerra Mondiale, infatti, ha visto per la prima volta la massima divisione soltanto nel 2012.
Ma non sono tagliate fuori dalla corsa nemmeno Maranatha, Gomido, Koroki e Semassi, la squadra più vincente della storia del calcio togolese, con dieci titoli all’attivo, ma a digiuno ormai dal 2014.

L’incertezza di un finale indecifrabile, unito all’approssimarsi dei verdetti finali, sia in chiave titolo che in ottica salvezza, ha fatto alzare il termometro della tensione, portando a una preoccupante escalation di violenza negli stadi togolesi.
Una vera e propria piaga. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le aggressioni selvagge agli ufficiali di gara, diventati loro malgrado bersaglio delle folle inferocite dopo qualche decisione non condivisa dal pubblico locale.

Gli episodi più gravi e deprecabili si sono verificati a Kabou, durante una gara tra Gbikinti e Gomido, a Badou, dimora dell’Okiti, dove il caos si è scatenato dopo l’assegnazione di un rigore contro la capolista della serie cadetta, e a Dapaong, capoluogo della Regione delle Savane, nel nord del Paese. Quest’ultimo è anche il caso più grave: dopo la sconfitta dei beniamini di casa del Foadan con il Dyto, un assistente è stato ferito alla testa da un oggetto lanciato dagli spalti, finendo addirittura in ospedale.

La reazione della Federazione, presieduta dal presidente Guy Akpovy Kossi, non si è fatta attendere. Dopo un confronto con il Ministero dello Sport e del Comitato Olimpico Nazionale, in occasione del Congresso annuale di Lomé, la FTF ha varato una serie di misure pensate per contrastare l’imbarbarimento in atto negli stadi togolesi.
D’ora in poi, in pratica, l’opera di prevenzione verrà svolta su più piani. Non solo si individueranno le partite ad alto rischio, con l’istituzione di un organo di coordinamento tra i vari ministeri e le amministrazioni territoriali, ma si addestreranno gli steward come fossero agenti di sicurezza privata e soprattutto si cercherà di lavorare anche sul piano culturale, avviando una campagna di sensibilizzazione tra i più giovani per promuovere i valori positivi e universali del calcio:

“Purtroppo il demone della violenza è tornato a sconvolgere il nostro calcio. Sono amareggiato e deluso per ciò che è successo a Kabou, Badou e Depaong. Queste sono azioni portate a compimento da chi ha interesse a minare la credibilità del nostro torneo”,

ha tuonato il presidente Akpovy.

Tutto questo danneggia l’immagine del campionato e rischia di rallentare, o quantomeno ostacolare, lo sviluppo del calcio nazionale, anche se da questo punto di vista le cose sembrano procedere nel verso giusto.

Sempre nello stesso meeting il presidente federale, un ex graduato della polizia togolese, infatti, non solo ha annunciato l’introduzione di un manto erboso in erba sintetica negli stadi di Atakpamé, Sokodé e Kara, ma si è anche felicitato dei mirabili risultati finanziari ottenuti durante la sua gestione iniziata nel 2016: “Da quando abbiamo preso il timone del nostro calcio, abbiamo lavorato instancabilmente per rafforzare i rapporti con CAF e FIFA. Ciò ha consentito alla FTF di poter beneficiare nuovamente dei progetti della FIFA.”

Una vera e propria manna per il campionato togolese, disputato a partire dal 1961, ma ancora avvolto nell’alveo del dilettantismo e anche per questo incapace di calamitare sponsor e partner esterni: “Il campionato togolese non è una lega professionistica. Non ha un main sponsor e gli unici finanziamenti arrivano da fondi messi a disposizione dalla FIFA o dallo stesso Stato”, ci ha spiegato Steven Lavon, giornalista togolese di Africa Top Sports.

Le promesse della nuova giunta federale di rilanciare i campionati, congelati nell’ottobre 2014 per mancanza di fondi, comunque, sembrano essere state in parte mantenute.
Ma per fare il definitivo salto di qualità, attirando sponsor ed emittenti disposte ad acquistare i diritti TV del campionato, imboccare la strada del professionismo appare l’unica soluzione possibile.

Credits
Copertina e foto 1 ©Prosportnews

Foto 2 ©Africa Foot United

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