FOOTBALL SAFARI: PREMIER LEAGUE ETIOPIA

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Il calcio in Etiopia è lo sport più popolare. A dispetto degli scarsi risultati la passione per lo sport di squadra portato nel Paese dalle comunità straniere – greci, armeni e italiani – è enorme.
L’Etiopia è universalmente riconosciuta come terra di corridori e maratoneti, ma in realtà nella capitale Addis Ababa, a detta di Omna Taddele, giornalista freelance etiope, “i punti di ritrovo di appassionati di calcio sono numerosi”. Approfittiamo della pausa di metà campionato, che durerà fino alla metà di marzo, per fare il punto della situazione dell’Ethiopian Premier League.

Così come il Sudafrica, di cui abbiamo già parlato qui, l’Etiopia è una delle quattro federazioni fondatrici della CAF. Ciò non le garantisce uno status di potenza del calcio continentale. Tanto è vero che i migliori piazzamenti di club etiopi nelle coppe risalgono alle semifinali di Champions League raggiunte dal Cotton Factory Club nel 1964 e dal Saint George nel 1968.
Quest’ultimo è il primo club etiope di sempre. Fu fondato nel 1935 nei pressi della cattedrale ortodossa di San Giorgio da Ayele Atnash e George Dukas, rappresentante della comunità di origine greca della capitale. Benché inizialmente gestito principalmente da greco-etiopi, il Saint George si ergerà presto a simbolo del nazionalismo etiope e della lotta contro l’occupazione italiana.

Detentori del maggior numero di trofei nazionali (29 campionati e 12 coppe), i giallorossi di Addis Ababa stanno vivendo una stagione di alti e bassi. Partiti col piede sbagliato, si sono trovati presto nei bassifondi della classifica per effetto di 3 pareggi e 2 sconfitte nelle prime sette giornate.
Un filotto di cinque vittorie consecutive nel mese di gennaio ha permesso loro di riconquistare terreno, poi prontamente perso a febbraio a causa di due pari e della terza sconfitta stagionale. Ora al terzo posto, il Saint George è preceduto da due squadre dalla tradizione ancora tutta da costruire.

In seconda posizione, quattro punti più su, c’è il Sidama Bunna, squadra di Hawassa gestita dai commercianti di caffè (il significato di “bunna” in amarico) di questa città meridionale che sorge sulle rive della Rift Valley etiope.
Qui è nato anche l’Hawassa City: ora quinti, i Lakers sono stati il primo club non della capitale a vincere un campionato (2004) da quando la prima divisione è stata rinominata “Premier League”.

In testa alla classifica, invece, staziona saldamente il Mekelle 70 Enderta con cinque lunghezze di vantaggio sul Sidama. Mekelle, patria dell’etnia Tigrè, è la capitale della regione omonima, una delle nove in cui è divisa l’Etiopia, e centro principale del nord del Paese, non lontano dal confine con l’Eritrea.
Storicamente la città, che si eleva a circa 2000 metri sopra il livello del mare, non possiede una cultura calcistica riconosciuta: il Mekelle 70 Enderta si è affacciato alla prima divisione solo due stagioni fa, motivo per cui la prima posizione attuale è un exploit inaspettato; all’altro estremo della classifica il Dedebit, altra squadra di Mekelle. Ultimo con 4 punti e poche speranze di salvezza, il Dedebit, fondato nel 1997 ad Addis Ababa e campione nel 2013, ha trasferito la sua sede al nord l’anno scorso.

Immerse nella zona retrocessione, in compagnia del Dedebit, ci sono anche il Debub Police, altra squadra di Hawassa, e il Shire Endeselassie, rappresentante della città di Shire, anch’essa situata nella regione del Tigrè.

Per il resto, fatta eccezione per il Defence Force, secondo club più antico e titolato della Premier League, e l’Ethiopian Bunna, campione nel 2011 e storico rivale del Saint George nel sentitissimo Sheger Derby, il campionato è popolato di società di recente fondazione e palmares ancora da riempire.
Tra queste il Jimma Aba Jifar, campione in carica e sorpresa della scorsa stagione: la squadra di Jimma, città dell’Oromia, regione da cui provengono i vari campioni e campionesse dell’atletica come Kenenisa Bekele, Haile Gebrselassie e Tirunesh Dibaba, è bloccata a metà classifica. Ben lontana dalle posizioni che valgono un biglietto per le competizioni internazionali.

Considerando il ruolo dell’Etiopia nella fondazione della CAF e nella promozione del calcio in Africa e considerando la passione per il calcio in Etiopia, perché il movimento fatica a emergere?
Risponde ancora Omna Taddele: “I soldi ci sono, quello etiope è uno dei campionati africani in cui i calciatori percepiscono gli stipendi più alti.”

“I problemi del nostro calcio sono di natura strettamente strutturale”.

Ci auguriamo che questi problemi possano essere gradualmente risolti e che l’Etiopia possa tornare ai fasti della nazionale che vinse in casa la Coppa d’Africa nel 1962 con capitan Luciano Vassallo al comando.

Credits
Copertina ©Geeskaafrika.com
Sidama dance ©Twitter
Sheger Derby ©Ethiotube.net

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