FOOTBALL SAFARI: ANGOLA

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Qualche giorno fa Supersport TV, emittente satellitare sudafricana molto attiva nel settore della trasmissione dei campionati africani, ha dichiarato che non trasmetterà almeno nel futuro prossimo le gare del Girabola, il massimo torneo di calcio in Angola.
La produzione delle gare del Girabola, piazzato dall’IFFHS al posto numero 57 nell’ultimo report sui campionati più competitivi del mondo, l’ottavo se si considera solo l’Africa, fa comprensibilmente gola a molti e i negoziati tra la federazione presieduta da Artur Almeida e Silva e gli operatori televisivi interessanti a presentare delle offerte concrete sono in corso da tempo.

Ma con tutta probabilità, almeno a breve termine, l’emittente ufficiale continuerà ad essere la ZAP, il canale diffuso in gran parte dell’Africa lusofona, uno dei tanti asset presenti nel portfolio di Isabel dos Santos (la sua Sociedade de Investimentos e Participações possiede il 70% di ZAP, mentre il restante 30% appartiene ai portoghesi di IN), la figlia maggiore del presidente nonché la donna più ricca e influente del Paese. “ZAP mira a contribuire al crescente coinvolgimento degli appassionati di calcio attraverso l’uso delle più moderne tecnologie per la trasmissione di giochi e la dinamicizzazione dei contenuti”, si legge sul sito ufficiale del torneo.

Grazie alla sponsorship di ZAP tagliare il traguardo e vincere il titolo, che fino al 2015 non comportava nessun premio in termini economici oltre alla gloria, è diventato anche più allettante di prima: il Primeiro de Agosto, campione delle ultime tre edizioni, ad esempio, per il successo dell’anno scorso ha intascato quasi 34 milioni e mezzo di kwanzas, all’incirca l’equivalente di 100 mila euro.
Questo ha portato inevitabilmente la concorrenza a farsi sempre più agguerrita e pugnace, ma il Glorioso, uno dei club più blasonati del calcio angolano, con dodici titoli nazionali in bacheca e una stupefacente semifinale di CAF Champions League ancora vivida sullo sfondo, non ha intenzione di abdicare e solo i rivali di sempre dell’Atlético Petro sembrano poter ostacolare la cavalcata dei rossoneri verso il poker di successi consecutivi.

Non era scontato alla luce delle premesse. Quella appena iniziata, infatti, si annunciava come una stagione di profondo rinnovamento e grandi ritorni per lo storico club di Luanda, che nella denominazione custodisce la data di fondazione.
Ai nastri di partenza del Girabola, scattato lo scorso autunno, i Rubronegros si sono presentati senza il totem Geraldo, grande protagonista della mirabolante CAF Champions League dell’anno scorso passato agli egiziani dell’Al-Ahly.
In panchina hanno però riabbracciato il tecnico bosniaco Dragan Jović, l’architetto dei trionfi del 2016 e del 2017, rientrato dopo una pausa di un anno per motivi di salute. “Dragan, una bandiera del popolo rossonero, è finalmente tornato a casa”, scriveva entusiasta il club in un comunicato ufficiale firmato da Carlos Hendrick, il generale delle Forze Armate Angolane al vertice del Primeiro de Agosto.

Il brizzolato allenatore bosniaco, in Angola dal 2014, ha ripreso il discorso laddove si era interrotto e ha portato i Militares in vetta alla classifica, anche se nell’ultimo periodo è stato piuttosto criticato per un rallentamento inaspettato, frutto di due pareggi con Interclube e Desportivo Huila.
Soprattutto quest’ultimo, raggiunto solo in rimonta nel finale, è sembrato in un primo momento far addirittura scricchiolare la panchina del bosniaco, nonostante i Rubronegros possano vantare la miglior difesa e il miglior attacco del torneo, grazie alle otto reti di Mabululu, vice-capocannoniere del torneo alle spalle di Chico, bomber del Bravo do Maquis.
Ma, dopo un rapido confronto con i vertici del club, tra Jović e il Primeiro de Agosto è tornato il sereno: “Lascio la riunione fiducioso. Sono sicuro che possiamo raggiungere  i nostri obiettivi: il campionato e la Coppa d’Angola”, ha risposto Jović ai cronisti che lo aspettavano all’uscita del summit.

Il Primeiro de Agosto mantiene la testa del Girabola, ma i rivali di sempre, che pure sono stati battuti due settimane fa nel caldissimo derby di Luanda, si sono fatti sotto minacciosi.
Petroliferos, che sono anche la squadra più titolata del Paese avendo vinto 15 campionati, devono rimontare quattro punti ai rossoneri, ma hanno due gare da recuperare per colmare il gap e balzare addirittura in testa.
Ieri, in questo senso, l’Atlético Petro ha fatto un importante passo avanti superando di misura lo Sporting Cabinda, in piena lotta per non retrocedere con Cubango, Santa Rita, ASA e Lobito.

I Leões do Norte, come sono soprannominati i calciatori dello Sporting, rappresentano l’exclave della Cabinda, la provincia più settentrionale del Paese attraversata da voglie indipendentiste e insanguinata dalla guerriglia a bassa densità del FLEC, ovvero il gruppo secessionista autore dell’attentato al pullman del Togo alla vigilia della Coppa d’Africa 2010, in cui perse la vita l’autista degli Sparvieri.
Il FLEC (Fronte Liberazione Cabinda) combatte per l’indipendenza della regione, assegnata all’Angola dopo la Rivoluzione dei Garofani del 1975, ma per il governo centrale si tratta sostanzialmente di un dossier chiuso e impossibile da riaprire, data l’importanza strategica ed energetica della regione: il sottosuolo della Cabinda, per capirci, nasconde il 60% delle riserve petrolifere angolane.

Infine, più distante ma ancora non del tutto fuori dai giochi, c’è il Kabuscorp. Si tratta di un’altra squadra della capitale, tifata perlopiù da un pubblico di etnia bakongo, ma famosa in tutto il mondo per aver ingaggiato Rivaldo nel 2012.
Il campione brasiliano era svincolato in quel momento, ma le ragioni che lo hanno spinto a scegliere l’Angola non sono state meramente economiche. Di mezzo, a quanto sembra, c’era addirittura la religione. Lui su Twitter l’ha raccontata così, come se nelle sue idee l’Angola fosse una sorta di terra promessa:

“Qui io e il mio padre spirituale, (tale Victor Adewole ndr), abbiamo aperto una chiesa. Dio ha dei piani per me qui”.

L’avventura, però, non è durata a lungo: dopo solamente dieci mesi a Luanda, il pallone d’oro 1999 ha salutato tutti ed è tornato a casa, in Brasile. Un timing rivedibile, perché un anno più tardi i biancorossi avrebbero conquistato il titolo angolano, il primo e finora unico della loro giovane storia iniziata nel 1994.

Credits
Copertina ©Boston.com
Premiazione Campionato 2017 ©YouTube
Tifosi dell’Atlético Petro Luanda ©Club Desportivo Primeiro de Agosto
Tifosi del Kabuscorp ©Signal

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