Figli della diaspora: Franco Tongya

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In collaborazione con Francesco Federico Pagani, fondatore di Sciabolata Morbida, scout ed esperto di calcio giovanile, abbiamo deciso di inaugurare un percorso di approfondimento sui figli delle diverse diaspore africane presenti nelle nazionali giovanili italiane.
Per conoscerli meglio, scoprire le loro storie a cavallo tra diverse culture e trarne ispirazione, immaginando questi ragazzi come protagonisti della Nazionale del futuro. Lo faremo in maniera graduale, step by step, presentandovi i giocatori più iconici a partire dal’U17 e fino ad arrivare all’U21 di Gigi Di Biagio, impegnata quest’estate nell’Europeo di categoria. Iniziamo oggi con Franco Tongya, giovane promessa della Primavera juventina e pilastro dell’U17 di Carmine Nunziata, finalista dell’ultimo Europeo di categoria appena disputatosi in Irlanda.

Franco Tongya è un prodotto “vero” del settore giovanile juventino. La prima volta che lo vidi giocare aveva 12 anni e partecipava ad un torneo internazionale in Spagna. La sua Juventus mostrava non pochi problemi nello sviluppo del gioco e nella risalita del campo e lui, all’interno di questo quadro non propriamente edificante, era tra i pochi che metteva in mostra un quid tecnico superiore alla media, grazie al quale provava a colmare almeno in minima parte i limiti della sua squadra. Da allora sono passati già cinque anni ed il buon Franco è cresciuto molto, sviluppando quelle basi tecniche che come detto già erano evidenti quando era ancora un preadolescente.

Per certi versi la parabola di Franco Tongya può ricordare quella di Moise Kean, giocatore a cui spesso viene paragonato. Nato a Torino nel 2002 da genitori camerunensi, Tongya si è formato nella scuola calcio del Brandizzo, prima di venire notato dalla Juventus nel 2012 e vestire il bianconero ad appena dieci anni. A Vinovo si sono immediatamente resi conto di avere tra le mani una gemma preziosa, un prototipo di potenziale fuoriclasse, con un carisma notevole nonostante la giovane età: non a caso, nel 2015, ha trascinato da capitano la Juventus U15 alla vittoria dello scudetto di categoria, prima di entrare a far parte delle nazionali giovanili azzurre, diventando ben presto una pedina fondamentale sia dell’U16 che dell’U17: “Nella Primavera della Juventus hanno giocato quest’anno solo due giocatori nati nel 2002: lui e Moreno. Tongya è una pedina importante per il presente, ma soprattutto per il futuro della Juventus“, ha dichiarato orgoglioso l’agente Andrea Pastorello in un’intervista a juventusnews24.com.

Dal punto di vista tattico si tratta di un centrocampista dalle caratteristiche principalmente offensive, che può fare tanto la mezz’ala di possesso e rifinitura quanto il trequartista, agendo tra le linee per legare i reparti ed imbeccare gli avanti grazie alle sue naturali qualità di visione del gioco e di ultimo passaggio: “È un centrocampista offensivo, può giocare trequartista, dietro le punte“, ha spiegato ancora l’agente.  Tecnicamente dotato di un’ottima capacità di controllo della sfera, è in possesso di buona guida e di una grande capacità di fraseggio coi compagni, sia nello stretto che sulle medie distanze. Bravo nel trovare i corridoi giusti per imbucare in profondità gli attaccanti, ha anche una discreta capacità di leggere gli spazi in cui infilarsi in prima persona, con tempi di inserimento discreti ed una certa naturalezza nel trovare la porta (riprova ne sono i 12 gol segnati in categoria U17 tra club e nazionale).

Strutturalmente non eccezionale, è un “finto lento” che sa comunque muoversi con una certa agilità negli spazi stretti, grazie anche a quel controllo pulito e preciso di cui ho già detto. Tra i suoi difetti su cui lavorare ci sono sicuramente le scelte di gioco: non tanto perché non abbia visione ed intelligenza calcistica, ma perché tende spesso ad accentrare il pallone su di sé, portandolo in maniera anche eccessiva. Laddove, invece, di norma è proprio il “muovere la palla” la chiave di volta di una azione, soprattutto quando, come nel suo caso, non si è dotati della forza esplosiva sufficiente a “strappare” con decisione seminando avversari su avversari e creando situazioni di vantaggio a ripetizione.

Indubbiamente, quindi, si tratta di un giocatore per forza di cose ancora in costruzione, con diversi angoli da smussare, ma la prospettiva di vedere il centrocampista di origini camerunensi protagonista nei prossimi anni con la maglia della Nazionale maggiore non sembra molto realistica. Ne è sicuro Simone Barone, suo tecnico ai tempi dell’U16 azzurra: “È un giocatore umile con una voglia pazzesca di emergere e di migliorarsi continuamente giorno dopo giorno“. Il campionato europeo U17 in Irlanda disputato da protagonista, con tanto di gol decisivo al Portogallo nei quarti di finale, sembra essere soltanto il trailer di una lunga e luminosa carriera con la maglia azzurra, nonostante la macchia della sconfitta in finale con i Paesi Bassi.

Credits
Copertina ©Goal.com
Foto 1 ©goalditacco.it
Foto 2 ©ilbianconero.com

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