ESPÉRANCE-AL AHLY, LA CAF: “SARÀ UN CLIMA INFUOCATO”

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Espérance-Al Ahly, come dicevamo nei giorni antecedenti la finale d’andata, è una grande classica del calcio africano.

“L’Espérance è il nostro rivale numero uno in Africa, ma c’è grande stima tra di noi perché siamo due club vincenti”,

afferma con orgoglio Mohammed, un tifoso ahlawy che ci ha trovato un posto in uno degli autobus che dal Cairo conducevano allo stadio di Borg El Arab, a ovest di Alessandria.
Tra i quindici confronti a cui hanno dato vita nel tempo questi due giganti nordafricani, spiccano sicuramente la finale del 2012 e la semifinale del 2010.
Quest’ultima, con il primo round di questa edizione, ha in comune le sviste arbitrali e le polemiche che ne sono seguite.

Tra l’altro, il trattamento riservato alla delegazione dell’Espérance – bloccata all’ingresso dello stadio per circa 30 minuti – poi denunciato nella conferenza stampa post-partita dal tecnico tunisino Chaâbani, stona un po’ con la stima di cui parlavano i tifosi egiziani.
Un rispetto e una stima reciproci che sono comunque testimoniati dall’accordo che da tempo hanno stipulato le due società per quanto riguarda i loro scontri diretti: quando Al-Ahly ed Espérance si affrontano i tifosi ospiti non devono pagare il biglietto. A loro è concesso di mostrare solamente il passaporto.

Ora la partita si sposta allo Stadio Olimpico di Radès, una cittadina portuale a sudest della capitale Tunisi. I tifosi dell’Al-Ahly lo chiamano il loro stadio, per avervi alzato al cielo il trofeo già in due occasioni: nel 2006 contro il CS Sfaxien con un gol di Aboutrika al 92° e nel 2012 proprio contro l’EST con gol di Walid Soliman, autore della doppietta su rigore venerdì scorso.

Il 9 novembre è atteso un ambiente infernale, come promesso esplicitamente dai tifosi del Taraji (soprannome del club tunisino che significa “speranza” in arabo) e in maniera un po’ meno diretta dal tecnico Chaâbani e dalla società, supportata dal Ministro dell’Interno Fourati e dal Primo Ministro Chahed che hanno acconsentito alla presenza di 60 mila spettatori per la finale di ritorno – una cifra mai autorizzata dai tempi della Rivoluzione dei Gelsomini del 2011.

A proposito di speranza, quella della CAF è che non si ecceda in estremismi, ma la miccia della polemica (e della rabbia tunisina) è ancora accesa.

“Vorranno vendicarsi”,

ci confida Mohamed Thabet, il responsabile egiziano della comunicazione della CAF che dirigerà le operazioni in quel di Radès, durante la nostra visita al quartier generale della confederazione.
Thabet era presente anche al ritorno delle semifinali tra Espérance e Primeiro de Agosto in qualità di delegato CAF e ricorda come non sia stato per nulla facile gestire la situazione.
“Al contrario dell’Africa Subsahariana, in Nordafrica ci scaldiamo subito, fa parte del nostro temperamento, ma proprio perché ne siamo a conoscenza serve flessibilità per non esasperare ulteriormente la situazione.”

La flessibilità adoperata nel post-partita della finale d’andata in cui gli allenatori si sono presentati separatamente in conferenza stampa, quando solitamente la CAF ne organizza una comune.
Oppure quella mostrata con la decisione di non prendere sanzioni per l’invasione della tribuna stampa di Borg El Arab da parte dei tifosi ahlawy per mancanza di posti nei settori aperti al pubblico che ha addirittura costretto i giornalisti tunisini a sedersi sulle scale.
Allontanarli avrebbe scatenato un putiferio, così come lo farebbe impedire al tifo organizzato dell’Espérance di assistere alla gara di ritorno, come da sanzione inizialmente prevista in settimana (4 giornate a porte chiuse per gli incidenti della semifinale di ritorno).

“Noi sappiamo che, costi quel che costi, dobbiamo portare a termine la gara nel migliore dei modi, inshaAllah”,

conclude Thabet, con gli occhi rassegnati di chi sa che il destino non è nelle proprie mani.

Credits
Copertina e foto ©www.calcioafricano.com / Alia Alex Čizmić 

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