È arrivata l’ora di Pépé

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L’esclusione di Gervinho dalla spedizione ivoriana in Egitto ha fatto molto discutere nei giorni scorso nell’ex perla delle colonie francesi in Africa Occidentali.
Questa scelta corrosiva dell’allenatore Ibrahim Kamara, secondo alcuni una sorta di ripicca per le stoccatine all’arsenico lanciate negli scorsi anni dall’attaccante del Parma alla federazione, impoverisce tecnicamente gli Elefanti, aumentando il peso del fardello sulle spalle di Nicolas Pépé.
Non è un caso se molti lo indicano come la prima, vera potenziale star di una nazionale svuotata dall’uscita di scena della generazione Drogba.
Il nuovo astro nascente della Ligue 1, tra i pezzi pregiati di questo calciomercato estivo, infatti, è reduce da un’annata strepitosa con la maglia del Lille: con la maglia dei Dogues è stato decisivo come non mai, segnando 22 reti e andando in doppia cifra anche nella classifica degli assist serviti (11).

A volerlo fortemente era stato Marcelo Bielsa, ma è stato Cristophe Galtier, l’allenatore attuale, ad aver avuto l’intuizione di dirottarlo sulla fascia, dopo essersi accorto di come a Pépé piacesse attaccare la porta partendo da lontano: “Ho visto molte gare del Lilla in tv prima di venire qui. vedevo che Nico non segnava ed ho subito pensato che non stesse giocando nel suo ruolo“.
Della crescita esponenziale di Pépé, ovviamente, ne ha beneficiato anche la Costa d’Avorio, nazionale abbracciata dal gioiellino del Lille circa tre anni fa senza alcun tipo di tentennamento. Dopotutto, anche se è in nato in Francia, Nicolas Pépé ha sempre portato nel cuore la terra degli avi, manifestando un profondo senso di appartenenza ogni qualvolta c’è stata l’occasione di poterlo fare.
Ad esempio, quando ancora giocava nell’Angers, dopo un goal segnato al Rennes nel giorno della scomparsa di Laurent Pokou, leggendario attaccante dei rossoneri e della Costa d’Avorio, non ci ha pensato due volte a rendere omaggio al più grande giocatore ivoriano del XX secolo: “Ho pensato subito a lui quando ho visto la palla in rete“.

Il gioiellino del Lille, già finito al centro di un’asta di mercato tra le big europee, non è il solo a brillare nella vetrina della Costa d’Avorio. Avviare un necessario processo di ricambio generazionale dopo il trionfo del 2015, del resto, è stata la principale preoccupazione di Ibrahima Kamara, tecnico inizialmente arrivato come interino a riempire il vuoto lasciato dal belga Marc Wilmots e poi successivamente confermato dalla federazione ivoriana un anno fa.

In un momento assai turbolento, reso infuocato anche dalle dispute per lo scranno più alto della federazione occupato da Sidy Diallo, la FIF cercava tranquillità. L’idea era quella di ingaggiare un tecnico pronto da subito, già a conoscenza delle tortuose dinamiche del calcio ivoriano, bravo a lavorare con i giovani e casomai d’istanza ad Abidjan: “Sa lavorare molto bene con i giovani. È un allenatore molto intelligente e curioso“, ha dichiarato a Jeune afrique il francese Sébastien Desabre, appena giunto al capolinea della sua avventura in Uganda.

In pratica l’identikit di Kamara: ex giocatore di discreto livello in Costa d’Avorio, Kamara ha allenato tutte le selezioni giovanili degli Elefanti, prima di assaggiare una prima volta la panchina della nazionale maggiore nel 2015, quando ha fatto da ponte tra il ciclo di Hervé Renard e quello di Michel Dussuyer. Non a caso, quindi, appena ritornato al timone degli Elefanti Kamara  ha messo i giovani al centro del proprio progetto, rinnovando gradualmente la Selefanto in vista di questa Coppa d’Africa: sono solo sette, per dire, i campioni del 2015, sopravvissuti al repulisti generazionale degli ultimi anni.

Per la prima volta, dopo un biennio di buio culminato con la mancata qualificazione a Russia 2018, in quanto a talento la Costa d’Avorio sembra tornata ad avere un’offerta discretamente allettante, anche se imparagonabile con le vacche grasse dell’irripetibile generazione guidata da Drogba e Yaya Touré: “Abbiamo giovani molto interessanti, ma in qualche modo già esperti: molti di loro giocano nei migliori campionati europei“, ha sottolineato fiducioso Arouna Dindane in un’intervista concessa ad Alexis Billebault di Jeune Afrique.

L’ex attaccante di Lens e Crystal Palace, per anni spalla di lusso di Drogba nell’attacco degli Elefanti, non ha tutti i torti: oltre a Pépé, in questa nazionale ci sono giovani pepite già affermate a livello europeo come il mediano del Maiz Jean Baptiste Gbamin, corteggiatissimo dall’Arsenal nonostante lo scarso minutaggio per ora riservatogli da Kamara in Coppa d’Africa, o la stellina del Lione Maxwel Cornet, convinto da Wilmots a vestire la maglia arancione dopo aver fatto tutta la trafila delle nazionali francesi, o lo stesso Frank Kessié, leader del centrocampo ivoriano e autore di tre assist nella gara con la Namibia a dispetto di una nomea da cavaliere rusticano del centrocampo.

Chi ha deluso finora è stato paradossalmente proprio Nicolas Pépé, il più atteso di tutti, ma rimasto finora ancora a secco. Ibrahim Kamara, che non lo ha schierato dal primo minuto con la Namibia nell’ultima gara del girone, se lo coccola, facendogli scudo dalle critiche piovute a iosa negli ultimi giorni. “Non dimentichiamoci che Pépé ha solo una dozzina di presenze con la Costa D’Avorio. È anche questione di automatismi: lui è abituato a giocare nel Lille, in Europa, ma qui siamo in Africa e il calcio africano è molto diverso da quello europeo“, ha spiegato Kamso, sbarcato più volte a Lille quest’anno per far visita al suo gioiellino.
Un atto dovuto, perché lui, più di tutti, sa benissimo che dai gol e dalle giocate di Pépé passeranno le possibilità della Costa d’Avorio di presentarsi nuovamente in finale e alzare la terza Coppa d’Africa della sua storia.

Credits
Copertina ©Gist Junction
Foto 1 ©Readfootbll.com

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