Dov’è finito l’Oyinbo Wall della Nigeria?

Alla Nigeria è bastato un preciso colpo di testa del difensore Kenneth Omeruo, al primo centro con le Super Eagles, per piegare la Guinea e prenotare un posto negli ottavi di finale prima di tutti gli altri. Una felice consuetudine, quella di superare il primo turno della Coppa d’Africa, rinnovata ancora una volta con certosina puntualità dalle Super Eagles: in 17 partecipazioni, non per niente, ci sono riuscite 15 volte.

La truppa assemblata dal selezionatore tedesco Gernot Rohr può contare su un attacco profondamente rinnovato, su una solida mediana puntellata dal ritorno del capitano John Obi Mikel, ma il vero segreto sembra essere la difesa, finora impenetrabile: nelle prime due partite con Burundi e Guinea, infatti, la porta della Nigeria è rimasta inviolata.
Questo nonostante in campo, almeno finora, non si sia ancora vista la famigerata Oyinbo Wall, com’è chiamata in patria la coppia difensiva composta da Leon Balogun e William-Trost Ekong, protagonista dell’ultimo Mondiale in Russia.
Merito di Kenneth Omeruo, individuato dalla stampa nigeriana come colui che ha rotto il Muro Oyinbo, oltre ad essere premiato dalla CAF con la palma di MVP della gara con la Guinea.
Il centrale del Leganés, però, non si sente come tale e preferisce non parlare di rivalità con i compagni di reparto, ma al massimo di sana concorrenza: “Per me è importante questa Coppa d’Africa. Sono concentrato ed abbiamo una squadra strepitosa. Io sono stato fuori per un po’ di tempo e loro hanno giocato, facendo davvero molto bene”.

Da queste parole, pronunciate a caldo e senza alcun tipo di livore, trasuda tutto l’enorme desiderio di riscatto di Omeruo, messo in naftalina dopo essere stato a lungo considerato come uno dei più promettenti difensori del continente africano.
Acquistato dal Chelsea nel 2012, titolare un anno più tardi nella trionfale finale di Coppa d’Africa vinta con il Burkina Faso, ad un certo punto la carriera di Omeruo sembrava in rampo di lancio, ma era solo un’illusione: il difensore nigeriano non si è mai adattato veramente al calcio inglese e ha visto la propria carriera in un interminabile giro di prestiti in giro per l’Europa, finendo per perdere ben presto anche una maglia da titolare in nazionale.

Ad approfittare della parabola declinante di Omeruo sono stati William Troost-Ekong e Leon-Aderemi Balogun, balzati all’onore delle cronache durante l’ultimo Mondiale non soltanto per le loro indiscutibili capacità difensive, ma anche per un’altra cosa: il colore della pelle, leggermente più bianco rispetto a quello dei compagni.
Dopo un pareggio a Yaoundé con il Camerun, in una gara valida per qualificazioni ai Mondiali russi del 2018, loro stessi si sono ribattezzati The Oyinbo Wall, il Muro Oyimbo, utilizzando un termine con cui di solito nel Paese più popoloso d’Africa vengono indicati i bianchi: “I nigeriani continuavano a chiamarci Oyinbo, così abbiamo chiamato la nostra partnership Oyinbo Wall. Speriamo di andare sempre meglio in futuro”, aveva spiegato Leon Balogun ai cronisti di Pulse Sport nella zona mista dell’Ahmadou Ahidjo Stadium.

I due, infatti, sono entrambi meticci: mezzo olandese Troost-Ekong; tedesco da parte di madre Balogun. Entrambi hanno debuttato con il compianto Stephen Keshi e hanno dimostrato la bontà e la lungimiranza della politica della NFF di attingere al serbatoio delle diaspora, chiudendo la bocca ad un certo tipo di stampa protezionistica e conservatrice. Balogun, attualmente al Brighton, e il bianconero friulano Troost-Ekong, si sono calati a meraviglia nella nuova realtà e hanno raccolto il testimone lasciato da Godfrey Oboabona e Kenneth Omeruo, la coppia difensiva campione nel 2013, ma poi mai sbocciata completamente.
Il loro segreto è l’amicizia: “Fuori dal campo, siamo amici e questo facilita molte cose. Ci conosciamo a memoria e in ogni momento sappiamo cosa sta pensando l’altro, e come agirà di conseguenza. Questo ci rende la vita sicuramente più facile”, hanno spiegato in un’intervista al sito ufficiale della federazione nigeriana.

Ad un anno dai Mondiali di Russa, però, il Muro Oyinbo sembra sia definitivamente crollato e difficilmente verrà riproposto in futuro da Gernot Rohr.
A dargli la picconata decisiva è stato Kenneth Omeruo – che già nelle ultime due partite del Mondiale aveva affiancato Balogun e Troost Ekong quando Rohr era passato al 3-5-2 correggendo in corsa il 4-2-3-1 dell’esordio con la Croazia – anche se lui allontana con forza ogni motivo di potenziale discordia all’interno dello spogliatoio: “Adesso non importa chi gioca, ma solo che la Nigeria abbia una difesa forte, come stiamo dimostrando in queste prime partite“.

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Copertina ©Fox Sports Asia
Foto 1 ©Sporty News