[ESCLUSIVA] Coppa d’Africa U20, il punto con Frank Simon

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Oggi, sabato 2 febbraio, scocca l’ora della Coppa d’Africa U20 che si disputerà in Niger fino al 17 di questo mese. La gara inaugurale vedrà opposte le selezioni di Niger e Sudafrica, due delle otto nazionali che parteciperanno alla ventiduesima edizione del torneo, partito nel 1979.
Le altre sono: Nigeria e Burundi, che completano il gruppo A;  Senegal, Mali, Burkina Faso e Ghana che formano il gruppo B. Le gare si giocheranno tra la capitale Niamey e Maradi, la terza città più grande del Niger. Le quattro semifinaliste si qualificheranno al Mondiale di categoria che avrà luogo a in Polonia dal 23 maggio al 15 giugno.
Per fare il punto sul torneo giovanile più importante del continente africano, Calcio Africano ha contattato Frank Simon, storica penna francese di calcio africano. Simon, che su France Football cura la rubrica L’Afrique c’est foot, ci aiuta a districarci tra i vari temi che sorgono intorno alla CAN U20 2019.

La Coppa d’Africa U20 può vantare un’ottima tradizione nello sfornare giovani talenti che hanno calcato o calcano palcoscenici europei importanti.
Da Benni McCarthy, passando per Yaya Touré e arrivando a Ismaïla Sarr e Patson Daka, miglior giocatore nel 2017 (qui un articolo di Bruno Bottaro per MondoFutbol sul meglio della fase a gironi della scorsa edizione). Ha individuato talenti in grado di seguire le loro orme?

Indubbiamente la Coppa d’Africa U20 ha permesso spesso a molti giocatori di rivelarsi, soprattutto prima del 1995, anno in cui in Mali si disputò la prima edizione della categoria U17.
Per l’edizione 2019, senza considerare volontariamente i calciatori che già militano in Europa, punterei gli occhi su Dianda e Nikiema, calciatori del Salitas FC (Burkina Faso), così come su Fessal Tapsoba, attaccante burkinabè dell’ASEC Mimosas. Del Mali seguirei in particolar modo il centrocampista Boubou Konté, cresciuto nell’Accademia Étoiles du Mandé di Bamako, e Hadji Dramé.
Nel Sudafrica aspettiamo Lebo Mkhuma dei Mamelodi Sundowns. Poi, un altro degli osservati speciali sarà anche il nigerino Ibrahim Marou, protagonista della Coppa d’Africa U17 di due anni fa.

In questa edizione 2019 mancheranno le nazionali del Maghreb, l’Egitto e soprattutto i campioni in carica dello Zambia. Come si spiega queste assenze?

Direi che sono semplicemente state eliminate nella fase di qualificazione. L’Algeria dal Ghana e la Tunisia dall’Algeria nel turno precedente. Il Marocco è uscito subito contro un’ottima Mauritania che, guidata dal maliano Baye Ba, lavora molto bene con i giovani; infatti i Mourabitounes sono stati eliminati solo all’ultimo turno dalla Nigeria (0-0 e 0-5) dopo una partita disputata su un terreno allagato e impraticabile per tutti ad eccezione dell’arbitro.
La Libia, che vive una situazione politica terribile, ha resistito quasi fino alla fine con il Burkina Faso. Quanto all’Egitto, è uscito ai rigori dopo due pareggi a reti bianche contro il Senegal finalista nel 2017. È andato vicino alla qualificazione, dunque. Come lo Zambia, eliminato a sorpresa dal Burundi.
Tutte queste nazionali che sono assenti lavorano bene, ma sul doppio confronto tutto è possibile e ottenere un vantaggio in casa è sempre consigliato nelle sfide a eliminazione diretta.

È giusto considerare il Mali il favorito della competizione, considerando gli otto calciatori “europei” presenti in rosa? Quale sarà secondo Lei la nazionale rivelazione?

Sì, senza dubbio il Mali è uno dei favoriti, insieme al Senegal, che come detto è arrivato in finale nel 2017. Anche il Niger, paese organizzatore, ha potenzialità potendo far affidamento sulla generazione dell’U17 che si è qualificata agli ultimi Mondiali di categoria. Poi c’è la Nigeria, sette volte campione, che potrà dire la sua. Ma sappiamo come vanno questi tornei, una sorpresa è sempre possibile: verrà dal Ghana, dal Burkina Faso o dal Sudafrica?

Ora soffermiamoci su due aspetti a loro modo interessanti: il primo riguarda l’annosa questione legata alle età dei calciatori. Quello della falsificazione dei documenti è realmente un problema diffuso nel continente e in particolare in questi tornei giovanili?

Sì, è una situazione drammatica che dura ormai da parecchio tempo, con imbrogli smascherati a volte durante le qualificazioni, altre volte durante la fase finale. I casi sono numerosi e non è una cattiva abitudine solo delle grandi nazioni africane, ma di tutto il continente.
Negli ultimi anni la CAF ha intensificato gli sforzi per lottare contro questa pratica illecita, controllando i calciatori e sottoponendoli soprattutto a radiografie del polso. È una vera e propria piaga. Alcuni dirigenti, membri di federazioni, hanno addirittura permesso ad alcuni giocatori di firmare contratti in Europa attraverso passaporti falsi in cui compaiono date di nascita fantasiose. Purtroppo, queste pratiche continuano al giorno d’oggi…

Per concludere, invece, tocchiamo il tema degli allenatori. Al contrario di ciò che succede con le nazionali maggiori, la maggior parte dei CT di queste U20 sono autoctoni. Perché questa differenza?

Le federazioni preferiscono affidare le selezioni U17 e U20 a tecnici locali perché, vivendo sul posto, possono seguire da vicino tutti i talenti in erba presenti sul territorio. È un ruolo importante quello di CT delle nazionali U17 e U20 perché permette di scovare giovani prospetti e le federazioni hanno fiducia nei tecnici locali, spesso ex giocatori ben inseriti all’interno dei club.
Queste figure sono fondamentali, perché aprono le porte verso competizioni continentali e mondiali a questi ragazzi. E possibilmente verso contratti professionistici al di fuori dell’Africa.
La loro conoscenza del territorio, della lingua, la loro vicinanza ai genitori dei ragazzi, aiuta a lavorare meglio. Spesso, tra l’altro, se questi CT ottengono risultati con l’U17, due anni più tardi viene affidata loro anche l’U20. È il caso del nigerino Soumaila Tiémogo.

Credits
Copertina ©Facebook Frank Simon
Yaya Touré ©Stadiumastro.com

Taribo West ©Lettera43.it
Senegal U20 ©Sinesaloum.info

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