Coppa d’Africa, Alle origini del gol, parte I

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Dal 1957 ad oggi, in più di sessant’anni di gare, in Coppa d’Africa sono state segnate la bellezza di 1567 reti, la maggior parte delle quali a partire dagli anni Novanta, come logica conseguenza del progressivo allargamento del format: l’edizione più prolifica di sempre, con 99 reti realizzate in 32 incontri, è stata quella del 2008. Le 24 (in realtà 21, 3 sono debuttanti assolute) squadre presenti ai nastri di partenza di Egitto 2019, ovviamente, sono state quelle ad aver bucato la porta con maggiore regolarità, essendo anche le nazionali con più partecipazioni alla Coppa d’Africa: insieme, infatti, hanno messo insieme un bottino complessivo di 1277 gol, circa l’80% del totale.

Molti sono stati gol insignificanti, o buoni soltanto per ingrossare gli annali delle statistiche, pochi invece quelli iconici e significativi, celebrativi di un trionfo o storici nel senso più pionieristico della parola. Indimenticabili non perché belli in modo particolare, né tantomeno perché pesanti e decisivi per una vittoria, ma solo per il fatto stesso di essere arrivati per primi, anticipando tutti gli altri in una sorta di battesimo del gol di una nazionale in Coppa d’Africa.

Reti magari anonime, segnate da carneadi sconosciuti o personaggi insospettabili, a cui la primigenitura ha fatto dono dell’immortalità, imprigionandole in lancette destinate a rimanere inchiodate per l’eternità proprio per il momento in cui sono state realizzate: prima di tutte le altre. Vediamoli insieme, edizione per edizione, gol dopo gol.

1957

EGITTO – Nel 1957 Mohamed Diab Al-Attar si era comportato in maniera bulimica: aveva dominato la scena e calato addirittura un poker in finale all’Etiopia, regalando il trionfo all’Egitto, all’epoca conosciuto con la vecchia denominazione di Repubblica Araba Unita. Mohammed Al-Attar, che nel 1968 avrebbe arbitrato la finale di Coppa d’Africa tra Ghana e Repubblica Democratica del Congo, aveva segnato cinque dei sei gol realizzati dall’Egitto in quella prima, pionieristica edizione della Coppa d’Africa, ma non era stato lui a mettere firma sul primo in assoluto, beffato sul tempo da un suo compagno di squadra: Raafat Attia. L’attaccante dello Zamalek, vittima di un incidente automobilistico nel 1981, era entrato nella storia trasformando un calcio di rigore nella gara inaugurale con il Sudan, la prima, storica partita della Coppa d’Africa, cogliendo due piccioni con la stessa fava: il primo gol dell’Egitto nel torneo era anche il primo in assoluto della storia della competizione. Attia, evidentemente, era affezionato ai record e amava le novità: qualche anno più tardi, infatti, si è congedato dal calcio organizzando un testimonial match, a cui peraltro ha preso parte anche un certo Sir Stanley Matthews, diventando il primo calciatore della storia a scegliere un tributo alla sua persona come ideale uscita di scena.

1962

TUNISIA – Cinque anni più tardi, in Etiopia, sono arrivati i primi gol nella competizione di Tunisia e Uganda. Il 14 Luglio 1962, al loro esordio assoluto in Coppa d’Africa, le Aquile di Cartagine hanno perso 4-2 con la nazionale di casa, ma avevano fatto tremare a lungo il pubblico locale, portandosi in vantaggio poco prima della mezzora. L’onore di realizzare la prima rete in Coppa d’Africa delle Aquile di Cartagine era spettato a Ammar Merrichkou. Non proprio uno qualunque: giusto un anno prima, infatti, lo storico bomber del La Marsa, si era laureato capocannoniere del campionato con 18 reti in 17 partite e aveva deciso con una tripletta la finalissima della coppa nazionale vinta con lo Stade Tunisien, un’impresa ad oggi ancora rimasta ineguagliata.

UGANDA – Un destino, quello di subire una rimonta, comune a quello dell’Uganda, rimontata dalla Repubblica Araba Unita (Egitto) dopo aver sbloccato il risultato con John Bunyenyezi. Bunyenyezi era diventato il primo storico marcatore in Coppa d’Africa delle Gru ugandesi quasi per caso. Il titolare in attacco, infatti, avrebbe dovuto essere John Kaddu, ma all’ultimo l’allenatore Yiga l’aveva epurato, allontanandolo dalla comitiva assieme a Jimmy Sewawa “Omulogo” per motivi disciplinari e chiamando al suo posto proprio Bunyenyezi. Ancora una volta il calcio aveva anticipato la politica. L’Uganda non era ancora ufficialmente indipendente – lo sarebbe diventata in ottobre – ma già partecipava alla Coppa d’Africa, in qualità di protettorato britannico. Nonostante il gol di Bunyenyezi, le Gru perderanno entrambe le partite disputate, ma secondo qualcuno con Kaddu e soprattutto Sewawa dalla loro parte le cose sarebbero potute andare diversamente: “Sewawa era un giocatore unico, con un’abilità spaventosa nel dribblare”, ha ricordato con un filo di nostalgia Jimmy Bakyayita Semugabi, un altro componente di quella prima, embrionale versione calcistica dell’Uganda.

1963

GHANA – Per i primi gol in Coppa d’Africa delle nazionali dell’Africa Occidentale e Centrale bisogna attendere il 1963. Tutto è strettamente collegato ad un grande processo socio-politico messo in moto già da qualche anno e improvvisamente accelerato nell’ultimo periodo: la decolonizzazione.
Nel 1960, non a caso ribattezzato “l’anno dell’Africa”, 17 Stati africani si liberano almeno formalmente dal giogo colonialista ed entrano a far parte a tutti gli effetti della comunità internazionale. La nazionale di calcio, per tutti questi Paesi diventati quasi di colpo indipendenti, è un formidabile strumento di legittimazione identitaria. A piccole dosi, con un boom a metà degli anni Sessanta, la Coppa d’Africa gli spalanca le porte, trasformandosi in un gigantesco e coloratissimo festival del panafricanismo: aumentano le debuttanti, lievita il format e si moltiplicano di conseguenza anche le reti.

Il Ghana debutta in casa il 24 novembre 1963 con la Tunisia e dopo appena nove minuti va in rete. A far esplodere di gioia l’Accra Sports Stadium è un gol di Wilbeforce Mfum, idolo dell’Asante Kotoko e uno dei primi giocatori africani a giocare negli States.
Il primo storico marcatore del Ghana in Coppa d’Africa si ripeterà nella finale, quando anche grazie ad una sua doppietta il Sudan, le Black Stars realizzeranno il grande sogno di Kwame Nkrumah, il padre della patria, coronandosi campioni d’Africa con una squadra quasi interamente composta da giocatori del Real Republikans, la squadra del presidente.

NIGERIA – Non era servito a molto, invece, il gol del nigeriano Asuquo Ekpe alla Repubblica Araba Unita: l’odierno Egitto, infatti, si era imposto con il pirotecnico punteggio di 6-3. Ekpe, conosciuto come Ekpe Senior per distinguerlo dal fratello compagno di squadra, probabilmente aveva sognato una vittoria, ma si poteva consolare comunque con il fatto di essere diventato il primo, storico goleador delle Super Eagles nella CAN.

1965

RD CONGO – In Tunisia, nel 1965, si sbloccano Congo-Kinshasa, Costa d’Avorio e Senegal. Tocca prima ai Leopardi inaugurare il loro personalissimo pallottoliere in Coppa d’Africa. Lo fanno in grande stile, con un gol al Ghana campione in carica di Pierre Kalala, leggendario attaccante del Mazembe (all’epoca TP Englebert) che si ripeterà in finale tre anni più tardi, regalando il primo titolo al Congo-Kinshasa, l’odierna Repubblica democratica del Congo.

COSTA D’AVORIO –  Poi è la volta della Costa d’Avorio. Non è ancora iniziata l’era del mitologico Laurent Pokou e allora il compito di trascinare gli Elefanti spetta a Eustache Manglé, spietato bomber dell’ASEC Mimosas. Nel giorno del debutto con il Congo-Kinshasa, Manglé, soprannominato il leone e famoso in tutto il continente per la violenza del suo tiro, esagera, mandando al tappetto i Leopardi con una tripletta: “Resterà per sempre il ricordo più bella della mia vita”, ha dichiarato qualche anno fa l’anziana leggenda degli Elefanti al sito ufficiale dell’ASEC.

SENEGAL – Infine, il 19 novembre, scocca l’ora del Senegal. Dopo lo 0-0 all’esordio con la Tunisia, il primo ruggito dei Leoni della Teranga in Coppa d’Africa è di Louis Camara, in gol dopo appena tre minuti nella goleada all’Etiopia (5-1).
Nonostante quel punteggio roboante, però, i Leoni della Teranga non riescono a qualificarsi per la finalissima: al loro posto va, invece, la Tunisia. Le Aquile di Cartagine totalizzano gli stessi punti del Senegal, e pure la stessa differenza reti è uguale, ma la CAF benedice i tunisini padroni di casa, scegliendo come criterio dirimente un principio difensivo anziché uno offensivo: il minor numero di gol subiti anziché il maggior numero di quelli realizzati, classifica in cui il Senegal era ampiamente in vantaggio sulla Tunisia.

Ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, Camara non ha digerito quella che a suo modo di dire è stata una vera “ingiustizia”: “Alla fine della seconda partita contro gli etiopi, dove ho segnato il primo gol, eravamo sicuri di qualificarci davanti alla Tunisia. Abbiamo pensato che la Confederazione del calcio africano avrebbe favorito il miglior attacco. Ma, con nostra sorpresa, e probabilmente per compiacere il paese organizzatore, la CAF decise di cambiare le regole favorendo la difesa per assegnare il primato del gruppo. Poiché la Tunisia non ha subito alcun gol, è stata scelta per giocare la finale contro il Ghana. A parte questo, è stato davvero un onore segnare il primo gol del Senegal in Coppa d’Africa”, ha ricordato l’ex attaccante di Espoirs Dakar e Jaraaf in una recente intervista al portale senegalese Enquete Plus, lasciando trasparire un sentimento a metà tra l’orgoglio e l’amarezza.

Credits
Copertina These Football Times
Foto 1 ©Daily News Egypt
Foto 2 ©Yenkassa
Foto 3 ©MBOKAMOSIKA 

 

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