Coppa d’Africa, assegnate anche le edizioni 2021-2023

1011

Dopo aver risolto la questione relativa alla Coppa d’Africa 2019, assegnata all’Egitto, nella giornata di ieri 29 gennaio, il presidente della CAF Ahmad Ahmad ha sistemato anche le assegnazioni per le edizioni 2021 e 2023. Ricostruiamo ciò che è accaduto negli ultimi mesi.

Il 30 novembre 2018 il comitato esecutivo della CAF ritirava al Camerun l’organizzazione della Coppa d’Africa 2019. Ma i cambi di programma non erano finiti.

Qualche giorno più tardi, il 3 dicembre, in esclusiva alla TV panafricana Afrique Media, Ahmad Ahmad annunciava anche lo slittamento delle edizioni successive. Al Camerun l’organizzazione della CAN 2021, mentre la Costa d’Avorio slitta all’edizione del 2023, perché considerata anch’essa in ritardo. Il ministro dello sport ivoriano, Paulin Danho, non sembrava dello stesso avviso: “A noi è stata assegnata l’edizione del 2021, quindi dovremo essere pronti per il 2021”, dichiarava a RFI.
A proposito dell’edizione del 2023, invece, nessuna menzione per la Guinea, paese a cui era stata inizialmente assegnata.
La domanda che potrebbe sorgere spontanea è: perché le sedi delle prossime tre edizioni erano state già decise in un’unica sessione? Facciamo un altro passo indietro.

Il 20 settembre 2014 Issa Hayatou, padre padrone della CAF dal 1988 al 2017, decise di fare uno strappo alla regola e di assegnare tre edizioni della Coppa d’Africa nella stessa sessione. Al Camerun l’edizione 2019, alla Costa d’Avorio quella del 2021 e quella del 2023 alla Guinea, come premio alla buona presentazione della candidatura.
La scelta, che mirava a restituire importanza alla fascia centrale del continente africano, non si è rivelata felice. Il Camerun, che non organizza una CAN dal 1972, la Costa d’Avorio, che non la ospita dal 1984, e la Guinea, che non l’ha mai organizzata, dovranno attendere ancora.

Ora torniamo al passato più recente. Soffermandosi sulla prossima edizione del 2019, Ahmad Ahmad nel corso dell’intervista ad Afrique Media di cui sopra ribadiva che la CAF non poteva fare altrimenti. Il presidente malgascio si era addirittura recato a Yaoundé per parlare con Paul Biya prima delle elezioni presidenziali del 7 ottobre. Lo aveva rassicurato, ma non c’è stato niente da fare. Non si poteva continuare a negare l’evidenza: i lavori erano al 55% del loro completamento a soli 7 mesi dal fischio d’inizio della competizione; in più la situazione a sudovest, con la regione anglofona dell’Ambazonia che chiede da tempo l’indipendenza, e a nordovest, dove è presente il gruppo terroristico di Boko Haram, è troppo tesa in Camerun.

Analizzando maggiormente la costruzione delle infrastrutture, la decisione presa dal nuovo esecutivo il 3 agosto 2017 di aumentare il numero delle nazionali partecipanti da 16 a 24 non ha certamente facilitato il prosieguo delle operazioni.
Questa modifica, infatti, ha richiesto al paese ospitante la messa a punto di 6 stadi: due con una capacità minima di 40 mila posti, due da 20 mila spettatori e due da 15 mila. Per il Camerun si è rivelata una missione impossibile.

La maggior parte dei lavori sono cominciati solamente nel 2016, vale a dire due anni dopo l’assegnazione. Ciò è dovuto principalmente a questioni legate a una burocrazia alquanto farraginosa che coinvolgeva ben 17 ministeri del governo camerunese.
Sebbene in Camerun sappiano che il ritiro dell’organizzazione era l’unica soluzione possibile, la maggioranza della popolazione è sconvolta. Tutti attendevano con ansia questo torneo, anche per potersi rifare della mancata vittoria in casa nel 1972.
Il 6 dicembre Njie Enow, giornalista di CRTV raggiunto in esclusiva da Calcio Africano, esprimeva così la sua frustrazione e quella della gente.

“Io sono scioccato, ma immaginate come si possono sentire tutte le persone che avevano investito e chiesto prestiti per progetti legati all’organizzazione dell’evento!”,

dichiarava deluso per la scelta della CAF.
“In questo momento siamo troppo scossi per questa decisione e non riusciamo nemmeno a pensare all’edizione del 2021.”

Il ministro dello sport Bidoung, attraverso un comunicato ufficiale, aveva addirittura giudicato ingiusta la decisione del massimo organismo calcistico del continente. Ma alla fine il governo camerunese non ha più presentato ricorso al TAS come inizialmente previsto. Così l’8 gennaio scorso la CAF ha potuto riassegnare la Coppa d’Africa all’Egitto, che nella corsa last minute all’edizione 2019 ha superato il Sudafrica.

Se parliamo di CAF e Coppa d’Africa non è la prima volta che ci siamo trovati a dover testimoniare la tristezza successiva al ritiro di un’organizzazione. Se ai casi precedenti sommiamo gli ultimi tre sopramenzionati, arriviamo a 9 cambi di sede dopo l’assegnazione originaria su 32 edizioni totali.
Sono decisamente troppi ed è una situazione che Ahmad Ahmad, presidente salito a capo della CAF grazie a un programma che predica trasparenza e comunicazione con i governi africani, vuol far sì che non si ripeta.

“Seguiremo da vicino i paesi organizzatori delle prossime edizioni, li aiuteremo e non permetteremo nuovi cambiamenti di sede”,

affermava concludendo l’intervista ad Afrique Media.

Il primo passo era stato compiuto al momento della decisione di togliere l’edizione 2019 al Camerun, rassicurando Biya e il suo governo con la CAN 2021.
Il secondo passo, come detto, è arrivato ieri con il sì del presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara allo slittamento all’edizione del 2023 inizialmente rifiutata.
Ora è il momento del terzo: Coppa d’Africa 2025 alla sola Guinea oppure vedremo una co-organizzazione come ventilato nelle ultime settimane?

Credits
Copertina ©Cafonline.com
Foto comunicato ©Sportingafrica.blogspot.com

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here