Buongiorno Egitto, Giorno 1

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19 giugno

Al Cairo la morte di Morsi non sembra aver influito sugli ultimi preparativi per la Coppa d’Africa 2019. È una notizia assai rilevante per il futuro del Paese, ma la buona riuscita del torneo è in questo momento prioritaria per l’attuale governo di Al-Sisi, che destituì Morsi nel 2013.

Ci incamminiamo dunque di prima mattina con l’entusiasmo di un bambino verso la fermata della metro più vicina a casa nostra dopo aver divorato due croissant al cioccolato – in realtà era pane a forma di croissant. La metro è un servizio comodo, efficiente e davvero poco costoso per chi viene da fuori. Generalmente vi è un vagone solo per le donne. Ci stavamo sbagliando, ma rimediamo all’ultimo su indicazione di una signorina. Il caldo è asfissiante, capiteci!

Al Cairo International Stadium solo sorrisi, molti quando chiedi informazioni in inglese. Nell’email informativa della CAF, lo stadio principale del Cairo è indicato come la sede in cui poter ritirare il badge CAF. C’è un problema: l’area dello stadio è una cittadella di svariati km². Ci è voluta un’ora e tanta pazienza per arrivare al centro media, installato alla bell’e meglio in un edificio apparentemente abbandonato e ancora in fase di rinnovamento.
Lì incontriamo due giornalisti africani, Oluwashina Okeleji, nigeriano, e Velile Mnyandu, sudafricano. Con loro ci dirigiamo dalla parte opposta del complesso per assistere alle conferenze stampa. Arriviamo in ritardo per quella dello Zimbabwe, ma riusciamo a scambiare due parole con Knowledge Musona, che si mostra disponibile e fiducioso per la gara inaugurale contro l’Egitto.

Entriamo nell’edificio e la conferenza dell’Uganda è già iniziata. Non possiamo entrare. Al termine, entriamo e prendiamo posto per quella successiva, non prima di aver scattato un selfie con Onyango, il miglior portiere africano del 2018.
Durante la conferenza della RD Congo, il tecnico Ibenge si mostra ottimista ma cauto. Il capitano Mulumbu incalza: “Siamo pronti e più esperti rispetto agli anni scorsi. Possiamo arrivare molto lontano se giochiamo come squadra e – perché no? – vincere la coppa.”

È il turno dell’Egitto e di Javier Aguirre, il CT messicano dei Faraoni. Dice di pensare solo alla prima partita contro lo Zimbabwe, che la pressione a suo avviso è un’opportunità per la nazionale egiziana di mostrare le proprie qualità.
Gli chiediamo quale siano state finora le maggiori difficoltà durante il suo mandato come allenatore dell’Egitto. La sua risposta è emblematica: “Il campionato finirà dopo la Coppa d’Africa… Ci sono state davvero poche occasioni per stare insieme e questo significa che dobbiamo compattarci e apprendere rapidamente a diventare squadra. Ma devo dire che da quando ci hanno assegnato l’organizzazione, tutte le istituzioni si sono mobilitate per assicurarci le migliori risorse per lavorare. Sono tutti concentrati sulla Coppa d’Africa.”

La sera assistiamo agli allenamenti di Zimbabwe ed Egitto. I ragazzi di Chidzambwa entrano in campo cantando, scherzando, divertendosi. Quelli di Aguirre subito concentrati sul da farsi agli ordini degli assistenti del messicano. Qualche sorriso anche sul loro volto, certo, ma quanto basta.

Per l’Egitto, la sua nazionale e (soprattutto) il suo governo, questa è uno di quei treni su cui è obbligatorio salire per viaggiare lontano dalla realtà e offrire un’immagine nuova, vincente.

Credits
©Alija Alex Čizmić / Calcio Africano

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