Gibuti a caccia di un nuovo exploit

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Oggi pomeriggio, tra le 15 e le 18, verrà fischiato il calcio d’inizio dei quattro preliminari validi per l’accesso alla fase a gironi delle qualificazioni alla Coppa d’Africa 2021. Il minuscolo arcipelago di São Tomé e Príncipe affronta le isole Mauritius, le Seychelles fanno visita al Sud Sudan e il Ciad se la vedrà con la Liberia di George Weah, che lunedì si è allenato con la nazionale.
Ma gli occhi saranno nuovamente puntati su Gibuti, l’ennesimo piccolo Stato africano che ha deciso di dare una svolta al proprio movimento calcistico, che nel frattempo martedì ha presentato le nuove divise della nazionale. Appuntamento a Gibuti Ville alle 18 per la gara contro il più quotato Gambia, colpito da numerose defezioni dell’ultimo minuto ma forte della presenza di quattro “italiani”. Militano in Italia il portiere Sheikh Sibi (Virtus Verona), il difensore Omar Colley (Sampdoria), il centrocampista Ebrahima Colley (Atalanta) e l’attaccante Musa Barrow (Atalanta).

GIBUTI, STANCHI DI ESSERE RIDICOLI

Lo scorso mese di settembre, Gibuti resisteva agli assalti di eSwatini, difendendo la vittoria dell’andata (2-1) e accedendo così per la prima, storica volta alla fase a gruppi delle qualificazioni mondiali, zona CAF. Non una cosa scontata per un piccolo Stato del Corno d’Africa che si affaccia sul Mar Rosso e conta meno di 900 mila abitanti.
Tre anni fa, per dire, lo stesso eSwatini (all’epoca Swaziland) aveva letteralmente asfaltato Gibuti (8-1 il risultato aggregato), cogliendo anche la vittoria più ampia della sua storia. Un vero toccasana per i Riverains de le Mer Rouge, attualmente al gradino numero 186 del ranking FIFA, che proveranno a battere il Gambia nel preliminare per accedere alla fase a gironi della qualificazione alla Coppa d’Africa 2021 e a raggiungere RD Congo, Gabon e Angola nel gruppo D.

Ce n’era davvero bisogno in un periodo particolarmente complicato a livello calcistico per Gibuti: nel 2017, una pesante sconfitta casalinga contro l’Etiopia (1-5) nelle qualificazioni per il CHAN aveva mandato su tutte le furie il Ministero dello Sport, spingendolo a sciogliere la nazionale, rimasta nel limbo per quasi due anni.
La rinascita è cominciata con la nomina dell’allenatore francese Julien Mette, a cui il presidente federale Souleiman Hassan Waberi ha chiesto di porre fine alle ridicole prestazioni che hanno caratterizzato la storia del calcio gibutiano. Il 37enne allenatore di Bordeaux, diventato il secondo europeo a guidare Gibuti dopo una breve parentesi dell’inglese Michael Gibson nel 2016, ha garantito maggior professionalità a un Paese “ancora troppo legato al calcio da strada”.

METTE: “LARGO AI GIOVANI”

Mette, arrivato a gennaio 2019 tramite un agente legato al presidente della Federcalcio locale, ha inizialmente lavorato su un gruppo di 45 calciatori. In primis, ha cercato di eliminare dalla testa dei giocatori quella mentalità perdente che, secondo il tecnico, era la causa principale delle sconfitte pesanti subite nel corso degli anni.
Per far ciò, Mette – che gestisce contemporaneamente anche l’U17 – ha escluso numerosi senatori e si è affidato in particolar modo ai giovani. “È più facile essere ambiziosi quando si è giovani”, ha dichiarato a RFI.

Ovviamente, l’ex allenatore dell’Otoho d’Oyo congolese ha lavorato molto anche sull’aspetto tattico, rimanendo sorpreso dalla predisposizione all’ascolto dei suoi calciatori, completamente a digiuno di formazione. “È stimolante per me poter inculcare loro le mie idee, dar loro una strategia, migliorarli tatticamente, ma voglio che continuino a giocare come sanno. Il calciatore gibutiano è tecnico, rapido, creativo, non voglio che questo vada perso, ha riferito a SoFoot Julien Mette.
La strada da percorrere è chiaramente ancora molto lunga, ma Mette ha già individuato la stella cometa da seguire: Vogliamo seguire le orme del Madagascar, un esempio per i piccoli Paesi calcistici africani”.

Credits
Foto copertina ©Fédération Giboutienne de Football

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