CHAMPIONS LEAGUE, LE DIFFERENZE TRA AFRICA ED EUROPA

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Oggi martedì 12 febbraio si disputa la quarta giornata di CAF Champions League. Qui vi proponiamo l’editoriale di Nick Cavell scritto per la Guida alla Champions League 2018/2019 prodotta da Calcio Africano.

La Champions League africana sta seguendo le orme della sua più illustre versione europea, ma fatica ancora a ottenere il suo prestigio e ad attirare l’attenzione degli stessi tifosi africani in giro per il continente.
Entrambi i continenti hanno iniziato strutturando la competizione su una serie di sfide a eliminazione diretta fino alla finale. È stato così per la vecchia Coppa dei Campioni europea e anche per quella africana. In Europa la fase a gironi è stata introdotta nel 1992, l’Africa ha seguito a ruota cinque anni più tardi. Ma se nel Vecchio Continente la fase a gironi è stata allargata rapidamente da 8 a 32 squadre in soli cinque anni, in Africa l’allargamento fino a 16 partecipanti è stato deciso solo nel 2017.
La modifica finale, ossia l’adattamento della Champions africana al calendario europeo, è in corso quest’anno: originariamente il torneo si disputava da gennaio/febbraio fino a novembre, mentre dal 2019 prenderà il via ad agosto/settembre per terminare a maggio/giugno.

In questa prima edizione di transizione (la 2018-2019), il calendario della Champions africana è stato compresso in pochi mesi per poter cominciare subito dopo la finale dell’edizione 2018 e terminare a maggio, di modo che l’edizione successiva possa allinearsi al calendario europeo.

Nonostante questi cambiamenti, le risorse economiche a disposizione dei Paesi africani non permettono al torneo di raggiungere il livello della versione europea. In Europa i club si danno battaglia e fanno di tutto per qualificarsi alla Champions League; in Premier League, addirittura, un piazzamento tra le prime quattro può quasi equivalere alla conquista di un titolo.
E a proposito di titoli è abbastanza paradossale notare come per molte società africane la miglior cosa che segue la vittoria in Champions League è la successiva partecipazione al Mondiale per Club, mentre per quelle europee questo torneo è visto come una distrazione o addirittura come un disturbo.


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In Africa, invece, ci sono sentimenti contrastanti. È ovviamente un onore partecipare alla Champions ma, parlando in termini economici, i premi non sono così attraenti, dato che coprono appena le spese necessarie per disputare le partite.
Il premio per le ultime classificate dei gironi è di 550 mila dollari e la maggior parte di essi viene spesa per le trasferte e l’organizzazione delle gare casalinghe ancora prima di riscuotere la somma. Dunque, è evidente come tutte le società, ad eccezione di quelle più ricche, siano spaventate dall’impatto economico che un’eventuale partecipazione avrebbe sulle loro finanze.

Inoltre, sappiamo bene che in Europa le migliori squadre hanno rose ampie che permettono loro di praticare il turnover necessario a risparmiare le energie per un calendario fittissimo che costringe i club a viaggiare ogni settimana e giocare ogni tre giorni. Le squadre africane, invece, sono molto più limitate da questo punto di vista: hanno bisogno di schierare sempre i loro giocatori migliori per poter ottenere i premi di cui sopra.

La questione trasferte è resa ancor più complicata dal fatto che viaggiare per l’Africa non è affatto semplice. Il costo di voli charter superano il budget della maggior parte delle società.
Dunque, prendere voli di linea è molto più comune, ma ciò richiede tempo ed è per questo che la conseguenza principale è il rinvio delle partite di campionato; queste verranno poi recuperate appena possibile, rendendo così i calendari domestici un autentico caos che incide fisicamente e mentalmente sui giocatori.

Passando ai diritti televisivi, questi possono rappresentare allo stesso tempo una benedizione e una maledizione per le squadre che partecipano alla Champions League africana.
Offre sicuramente visibilità al club in ottica sponsorizzazioni e permette loro di mostrare tutto il talento calcistico di cui dispongono. Una buon cammino in Champions League può portare al “saccheggio” dei propri giocatori migliori da parte di club con risorse economiche maggiori.

Tutto ciò spiega il perché i Paesi nordafricani sembrano poter dominare il torneo negli ultimi anni. I club tunisini, egiziani e marocchini hanno il vantaggio di godere di una buona e stabile situazione finanziaria, favorita da solidi investimenti.
Questo consente loro di acquistare i migliori talenti in giro per l’Africa, che poi vengono rivenduti a club europei per effettuare plusvalenze. Questo processo rende i club di questi paesi una destinazione allettante per i calciatori di tutto il continente. Ovviamente, esistono anche delle eccezioni e il dominio di cui sopra non è affatto totale.


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In conclusione, sarà interessante osservare se l’adattamento al calendario europeo aiuterà le squadre africane. In passato, d’estate molte venivano decimate a torneo in corso, perché erano a fine stagione in patria e perché l’estate coincide con il periodo più intenso di calciomercato. Questo succedeva durante la fase cruciale della fase a gironi.

Credits
Copertina ©Espn.com
Espérance finale CAF Champions 2018 ©Alex Čizmić/Calcio Africano

UEFA Champions League – Cristiano Ronaldo ©Foxsports.com.au
Espérance aeroporto del Cairo ©Alex Čizmić/Calcio Africano

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