Can Memories: Nasr El-Din Abbas

Nel povero contesto del Sudan la città di Omdurman rappresenta il centro commerciale e
finanziario del paese, ben più della capitale Khartum, tanto da essere per questo motivo la più popolata del paese.
Quella che può essere definita una metropoli (conta più di due milioni di abitanti) è storicamente ricordata per la battaglia che porta il suo nome, combattuta nel 1898 tra la corrente madhista del Sudan e gli eserciti de Regno Unito e dell’Egitto, scaturendo in un vero e proprio massacro per i locali.

Allontanandoci il più possibile da tale mattanza, che pesanti conseguenze ha avuto per una zona affetta da grande povertà, è giusto rammentare coma la città situata sulla riva occidentale del Nilo ha dato altresì i natali ad un’autentica leggenda nazionale.
Il campo nel quale Nasr El-Din Abbas ha strabiliato il suo paese e tutta l’Africa non è quello di battaglia, ma quello da calcio.

Nato nel 1944 in un paese ancora sotto il controllo britannico e diviso da due diverse correnti di stampo nazionalistico, il giovane Abbas mette da subito in mostra un talento straordinario in varie squadra locali, che gli vale la chiamata dell’Al Hilal di Omdurman, la squadra più importante del Paese (detta appunto Seed al-balad, letteralmente il Leader del Paese) .

Con quest’ultima vincerà tutto quanto è possibile a livello nazionale, imponendosi quattro volte nella Sudan Premier League e ben 5 volte nella Khartoum League, torneo istituito nel 1952 che vedeva coinvolte le squadre della tre città principali, l’omonima capitale, Bahri e Omdurman.

A livello individuale diventa difficile quantificare le sue reti, anche se fonti più o meno attendibili parlano di 252 reti in 246 gare, numeri quasi incredibili se si pensa al fatto che non si tratta di una vera e propria punta, ma di un talento puro in grado di essere decisivo davvero a 360 gradi sul fronte offensivo. A tal proposito per tutta la carriera veste la maglia numero 10, segno di riconoscimento assoluto per i giocatori in possesso di quel qualcosa in più a livello tecnico.

Jaxa, così come viene da subito soprannominato, sembra però destinato a dare il meglio di se con la nazionale sudanese, con la quale fa il suo esordio durante la sua prima stagione al massimo livello, vale a dire il 1963.
L’anno in questione è contrassegnato dalla quarta edizione della Coppa d’Africa, ospitata dal
Ghana e disputata in appena 8 giorni; la rappresentativa sudanese aveva ottenuto la qualificazione piegando il Kenya in doppio confronto, con la sfida in casa terminata con una vittoria per 5-0 alla quale ha contribuito anche Jaxa con un gol.

Il talento dell’Al Hilal è molto considerato dal commissario tecnico bulgaro Lozan Kotsev, il quale punta su di lui e su Jaafar Gagarin per competere in un girone iniziale che opposti i Falconi di Jediane a Nigeria ed alla Repubblica Araba Unita.
Nell’esordio contro quest’ultima il diciannovenne Jaxa mette subito in chiaro come voglia imporsi quale assoluto protagonista, mettendo a segno una pregevole doppietta nel secondo tempo, dopo che il Sudan era andato sotto per 2-0 ad inizio gara.
Il pareggio finale rende la sfida con la nazionale nigeriana decisiva per le sorti della qualificazione ed ancora una volta Abbas trascina i suoi con altre due reti, quali apertura per una sonante vittoria per 4-0.

Il Sudan accede alla finale per la seconda volta dopo il 1959, venendo indicata da molti come un osso davvero duro per i padroni di casa del Ghana, altra finalista e assoluta favorita per la vittoria, non per niente soprannominata il Brasile d’Africa: il pronostico si dimostra valido per quanto riguarda il primo tempo, dato che nel secondo la compagine sudanese cede fisicamente, lasciando il fianco alle giocate di Edward Aggrey-Fynn e Edward Acquah, soccombendo in una poca edificante sconfitta per 3-0.
A sorpresa il Sudan non si qualifica per le successiva due edizioni della manifestazione, finendo apparentemente in quell’oblio che storicamente e talvolta immeritatamente ha avvolto il relativo movimento calcistico.

Nel 1970, però, quella che al momento è la generazione più forte di sempre dei Sokoor Al-Jediane (Falchi di Jediane) regala spettacolo nel torneo organizzato proprio in casa, per giunta in finale contro il Ghana, a tutti gli effetti la rivincita di sette anni prima.
Prima di parlare dell’atto conclusivo va esaminato il percorso di approdo alla stesso, nel quale come sempre il ventiseienne Jaxa gioca un ruolo primario.
Dopo aver segnato il terzo gol nella vittoria all’esordio contro l’Etiopia, si ripete nella decisiva gara contro il Camerun, vinta per 2-1 ed aperta proprio da una sua prodezza; nel mezzo delle due sfide era arrivata un’inopinata sconfitta contro la Costa d’Avorio, che di fatto aveva reso una corsa a tre la sfida per la qualificazione.

In semifinale contro la Repubblica Araba Unita assiste al meglio Ahmed Mohamed El-Bashir, autore della decisiva doppietta che apre le porte alla già citata finale contro il Ghana: davanti al pubblico del Municipal Stadium di Khartoum è un guizzo di Hasabu El-Sagheer a regalare il più grande successo della storia al Sudan ed al suo ispirato attaccante.

Ancora oggi l’undici allenato da Abdel Fatth Hamad Abu Zeid è nella mente di chi ha vissuto quel leggendario anno, venendo tramandato ai posteri come un barlume di gioia e speranza nell’oscurità economica e sociale che il Sudan vive quotidianamente.
Due anni dopo Jaxa e compagni non riescono a confermare il titolo, finendo per uscire nel girone iniziale, consolandosi però con l’accesso ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera, dove vengono inserita in un girone con URSS, Messico e Burma (attuale Myanmar).
Per la selezione allenata da Abbel Fatah arrivano tre deludenti sconfitte, con un solo gol segnato e cinque subiti.

Provate ad indovinare chi è l’autore dell’unica rete? Proprio Jaxa, il quale si toglie l’enorme soddisfazione di segnare il gol della bandiera nell’onorevole sconfitta per 2-1 contro la selezione sovietica.
Questa rappresenta il calcio del cigno a livello internazionale, in anticipo di cinque anni rispetto al definitivo ritiro dall’attività calcistica, da lui onorata e impreziosita da un numero infinito grandi giocate e gol.
Decisamente in un paese disastrato e mai in pace con se stesso, la nomea di Jaxa ancora oggi regala un sorriso e riporta alla mente lieti ricordi.

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Copertina ©Opinions
Foto 1 ©IoGiocoPulito