Can Memories: Michel Goba

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Dal 1869, anno del suo primo isolamento, fino ad arrivare ai più recenti e convincenti modelli, il DNA ha chiarito molte cose circa la trasmissione di quei caratteri genetici che chiamiamo ereditari.
Anche nel calcio l’acido desossiribonucleico ha giocato nel tempo un ruolo importante per la propagazione diretta di quelle doti naturali che padri hanno trasmesso alla prole o a parte di esse.
Uno dei più forti giocatori africani di tutti i tempi, il grande Didier Drogba, deve buona parte delle sue qualità ai geni trasmessigli dallo zio, Michel Goba, autentico mentore e punto di riferimento ben oltre il lato sportivo.
In un certo senso Goba ha salvato la vita al giovane Didier, accogliendolo nella sua famiglia insieme alla sorella Danièle e preservandolo dalle tensioni politco-sociali in essere nella natia Abidjan, aprendogli attraverso il calcio la via per una vita ed un successo impensabili in Costa d’Avorio.

Michel Goba è in effetti una prima versione dell’attaccante centrale che il nipote diventerà qualche decennio dopo, abbinando ad un fisico potente un notevole tecnica , il tutto condito da una spiccata personalità.
Di carattere che ne vuole davvero molto per abbandonare la polisportiva Africa Sports di Abidjan ed imbarcarsi a soli 21 anni, nel 1982, su di un areo con destinazione Brest, autentico El Dorado per intraprendere la carriera di calciatore.
Alla fine degli anni’70 ed inizio del successivo decennio Goba è in effetti un potenziale campione, guadagnandosi anche la convocazione per la Coppa d’Africa del 1980, quando viene convocato dal duo di commissari tecnici composto dal Gèrard Gabo e dall’argentino Josè D’Amico a diciotto anni non ancora compiuti.

In una squadra che esce nel girone iniziale collezionando due punti contro Nigeria e Tanzania il giovane virgulto non riesce a guadagnare visibilità, ma assorbe conoscenze e movimenti accanto ad un icona nazionale come Laurent Pokou, uno dei più forti attaccanti d’Africa negli anni’70.
Non è dato sapersi se dall’Uomo di Asmara abbia ottenuto anche consigli su come sviluppare la sua carriera, data la sua lunga militanza in Francia con Rennes e Nancy, ma sicuramente Goba arriva preparato all’impatto con la nuova realtà.

Restando nel contesto tecnico è proprio il carattere e la precoce maturazione a far sì che Goba si faccia valere sin dalla prima stagione, dove segna 6 gol in 15 partite e mostra un campionario vario ed un fisico che regge l’urto anche contro smaliziati e corpulenti difensori.
In Bretagna l’avventura dura un solo anno, con il suo trasferimento all’AS Angoulêm a dare il via ad una persistente tendenza della esperienza transalpina, vale a dire quelle di cambiare maglia più o meno ad ogni stagione.
In otto anni gioca infatti gioca ben in cinque squadre, facendosi apprezzare come attaccante completo e generoso, con l’apprezzabile dote di saper sacrificarsi per la squadra, facendo tanto movimento e dimostrando di aver implementato le nozioni tattiche che l’ambito europeo richiede di possedere.

Una simile maturazione va però a discapito della mera capacità realizzativa, con Goba che difficilmente supera la doppia cifra in una stagione, preferendo essere riferimento per i compagni e fare la fortuna del compagno di reparto.
Non perde, invece, la capacità di sorprendere e di trovare la porta con conclusione apparentemente impossibili, diventate un suo marchio di fabbrica e la prova che anche dal punto di vista tecnico e balistico non hai mai smesso di crescere.
La sua generosità ed una progressione travolgente lo portano anche a defilarsi, spiegando in buona sostanza perché il numero di gol diminuisca, ma aumenti l’apprezzamento nei suo confronti degli allenatori.
Nelle sue successiva esperienze con USL Dunkerque, Racing Besançon e SC Abbeville viene generalmente apprezzato, anche quando il gol fatica ad arrivare o non arriva affatto, come succede nell’ultima stagione agnostica della sua carriera, quella 1989/1990, chiusa con 16 apparizioni e 0 alla voce reti realizzate.
Forse è proprio l’istinto del vero e proprio bomber ad essergli mancato per fare il salto in prima divisione, in pratica quell’egoismo che fa si che sia la propria fortuna a prevalere su quella di gruppo.

Negli ultimi anni della sua carriera da “nomade” Goba si occupa dell’educazione e della crescita calcistica del giovane Didier Drogba, tenendolo lontano dalle brutte compagnie ed intervenendo nel lato tecnico quando necessario: pare sia proprio lui, durante il suo periodo a Dankerque, ad intimare all’allenatore di far giocare Didier in attacco, in luogo del ruolo di difensore impostogli in modo superficiale e coercitivo.

Fino al 1991, anno nel quale i genitori di Drogba fuggono dalla Costa d’Avorio per entrare il Francia, svolgerà al meglio il suo ruolo di zio e tutor, nei difficili momenti di malinconia e preoccupazione per le sorte dei suoi cari nella sua nazione di nascita.
Goba rivolge da quel momento tutte le sue attenzioni sul figlio Kèvin, geneticamente in possesso di quei caratteri fisici che ne faranno ben presto un giocatore professionista.
Ma siccome, nonostante studi e teorie, resta sempre un carattere aleatorio in merito al DNA, quanto meno in termini di geni calcistici, Kèvin Goba giocherà nel ruolo di difensore, non rinverdendo i fasti del padre in termini di mansione in campo.

Credits
Copertina ©urbanpress.ci
Foto 1 ©ACLSports
Foto 2 ©Mondialsports.net

 

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