Can Memories: Mengistu Worku

Con la conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia nel 1936 si è assistito ad una consistente migrazione di soldati, operai ed agricoltori da varie parti dell’Italia verso Addis Abeba e dintorni, con lo scopo di migliorare le proprie condizioni di vita.
Il fascismo considerava la capitale etiope il simbolo della propria campagna coloniale, decidendo di investire risorse ingenti per la sua modernizzazione, favorendo lo spostamento di manodopera specializzata nella colonia.
L’integrazione degli italiani con la popolazione locale ha ovviamente dato vita anche a relazioni sentimentali, con conseguenti più o meno volute gravidanze, perdurate fino al 1941, anno nel quale la colonia africana scaccia l’italico invasore.
In Etiopia resta quindi un generazione di meticci, la quale avendo sangue italiano non può che avere nel calcio una valvola di sfogo da una vita non propriamente facile.
Due di questi calciatori, Luciano e Italo Vassallo, sono tra i grandi protagonisti della vittoria etiope nella Coppa d’Africa del 1962, insieme a quello che per molti è il più grande talento autoctono mai prodotto dal paese del Corno d’Africa: Mengistu Worku.

Il preambolo e la successiva specifica sono indispensabili in quanto i giovani italo-etiopi vengono largamente osteggiati in Etiopia, finendo per essere visti come dei veri e propri “figli della colpa”, con quest’ultima che ricade nell’avere un genitore rappresentante il cattivo ed approfittatore invasore.
Per molti il successo del 1962 è da ascrivere al grande talento di Worku, nonostante i fratelli Vassallo abbiano disputato un torneo di altissimo livello, finendo però per essere discreditati e messi in secondo piano rispetto al vero idolo locale.
Quest’ultimo è in effetti un concentrato di tecnica e doti atletiche che gli permettono di fare letteralmente la differenza, sia in nazionale, sia nell’amato Saint George Sa, squadra della capitale Addis Abeba per il quale gioca per tutta la carriera.

Perfettamente riconoscibile dall’inseparabile maglia numero 8, Fitawary, come viene soprannominato, è un attaccante o mezza punta dalla tecnica sopraffina e dal sinistro letale, in grado di trovare la rete con grande facilità.
Pur non essendo particolarmente alto, eccelle nel colpo di testa, in assoluto uno dei suoi punti di forza, grazie ad una portentosa elevazione e ad un gran tempismo che gli permettono di anticipare anche i difensori più prestanti.
L’edizione della Coppa d’Africa del 1962 è il suo personale biglietto da visita internazionale, dove si segnala per le grandi giocate e dove si impone come capocannoniere con 3 reti: in semifinale segna la decisiva rete del 3-2 nella vittoria per 4-2 contro la Tunisia per poi realizzare un sontuosa doppietta in finale contro la Repubblica Araba Unita (entità statale composta da Egitto, Siria e Yemen del Nord).

L’eco della sue prestazioni arriva anche al di fuori dei confini africani, raggiungendo anche l’Europa, generando interesse in squadre francesi ed italiane, in un’epoca nella quale i tornei africani attirano poco interesse e soprattutto hanno gioco forza poco copertura mediatica.
Ai tempi è molto sviluppato nella popolazione etiope un forte orgoglio nazionale, che coinvolge anche gli atleti ed in particolar modo i calciatori; di fronte ad un’offerta economica molto allettante, Worku decide di restare in Etiopia, legandosi a vita con il Saint George Sa, trascurando fortemente la sua evoluzione tecnica e la possibilità di cimentarsi con un calcio di altro livello.
Fuori dall’amata nazione gioca esclusivamente con la nazionale, la quale non riesce nel 1963 a difendere il titolo continentale, finendo per essere eliminata nel girone iniziale.
Il talento del Saint George SA lascia il segno nel torneo realizzando una doppietta nella vittoria contro la Tunisia per 3-2, rivelatasi comunque inutile ai fini della qualificazione alla semifinale.

Ancora peggio termina l’edizione del 1965 nella quale l’Etiopia subisce due pesantissime sconfitte nel girone contro Tunisia e Senegal (4-0 e 5-1), abbandonando mestamente anzitempo la competizione.
Va decisamente meglio, invece, nel torneo di tre anni dopo ospitato proprio dall’Etiopia, dove torna anche al gol nella sfida del girone iniziale contro la Tunisia (vittoria per 3-1).
In semifinale l’avventura si ferma per mano dello Zaire, in un’entusiasmante partita terminata 3-2, dove uno scatenato Fitawary pareggia le sorti dell’incontro, prima che Leon Mungamuni segni nei supplementari la rete del successo per i Leopardi.
Nella finale terzo e quarto posto è un gol del capocannoniere Laurent Pokou a regalare la parziale gioia alla Costa d’Avorio, lasciando ancora di più con l’amaro in bocca il pubblico di Addis Abeba.
L’edizione del 1970 vede Worku ancor inspirato, ma la stessa cosa non si può dire per il resto della squadra, la quale subisce tre sconfitte per mano di Sudan, Camerun e Costa d’Avorio. Contro i camerunesi il numero 8 etiope prova quasi da solo ad opporsi alla sconfitta, mettendo a segno una doppietta nel 3-2 finale.
Nell’ultimo incontro i Walyas vengono travolti dalla Costa d’Avorio per 6-1, con Worku che mette a segno il poco gratificante gol della bandiera.

In totale fanno ben 10 reti segnate nel torneo continentale, risultato di grandissimo prestigio che lo inserisce nelle leggende della competizione ed, ovviamente, nel gotha del calcio africano.A livello di nazionale mancano statistiche precise che si permettano di quantificare il totale delle sue realizzazioni, anche se certi fonti parlano di 61 reti segnate in 98 partite disputate.
Anche per quanto riguarda i numeri relativi alla sua permanenza nel Saint George SA l’incertezza è tanta, potendo però con certezza affermare come con i Santini Worku vinca tre titoli nazionali ed altrettante coppe d’Etiopia.

Il suo nome è ancora oggi ricordato con grande trasporto in Etiopia, ricevendo anche l’apprezzamento dell’ex compagno di nazionale Luciano Vassallo, il quale con grandissima sincerità lo considera: “il più forte giocatore etiope di sempre“. E detto da uno che ha segnato 99 gol in 104 partite in nazionale l’investitura è davvero prestigiosa.
Nel 2010 Worku si arrende ad un male incurabile dopo aver tentato la carriera di allenatore ovviamente sedendosi solo sulle panchine di Saint George SA e nazionale etiope.
Il giorno del suo funerale tutta Addis Abeba piange un vero simbolo dell’orgoglio nazionale e il mito per tutte le generazioni di etiopi, calcistico e non solo.
Quasi a stemperare polemiche anche Luciano ed Italo Vassallo partecipano al dolore per la scomparsa del forte compagno, regalando un ricordo che sembra davvero rompere qualsiasi sentimento di astio in una nazione che molto ha sofferto nel secolo precedente.

Credits
Copertina ©Alchetron
Foto 1 ©Ethiopiaforums
Foto 2 ©Ethiosports