Can Memories: Ad-Diba, il primo faraone

Khartoum, 15 febbraio 1957: Egitto ed Etiopia scendono in campo per l’atto finale della prima Coppa d’Africa della storia davanti a 30000 spettatori ignari di stare per assistere alla consacrazione di un campione.

La rappresentativa egiziana schianta con un perentorio 4-0 i Walyas, trascinati dalla vena di Mohamed Diab Al-Attar, detto Ad-Diba, autore di tutte e quattro le marcature, a testimonianza di una leadership tecnica incontestabile
A dire il vero già i sudanesi avevano già avuto modo di apprezzare e forse maledire il suo nome durante la semifinale, quando il suddetto aveva messo a segno la decisiva rete del 2-1, estromettendo di fatto i Sokoor Al-Jediane dalla bramata finale.
Sembra davvero che Ad-Diba abbia scelto il primo storico torneo continentale per lasciare traccia indelebile del suo enorme talento, uscendo dai confini egiziani, o più precisamente dalla cara nicchia di Alessandria d’Egitto.

Nella città della Bibliotheca Alexandrina è in effetti un vero e proprio mito, grazie ai tantissimi gol segnati con la maglia del Al Ittihad, compagine dalla maglia verde in quegli anni impegnata a ritagliarsi un posto nel competitivo campionato egiziano.
Fungendo da punta centrale mette in mostra doti tecniche di alto profilo che si associano al meglio con un fisico robusto ed un coraggio leonino negli scontri con gli avversari; uno dei suo gol nella finale con il Sudan sembra essere il giusto connubio di tali qualità, quando con un perfetto stop di petto ed un pronto sinistro di prima intenzione fulmina il malcapitato portiere Gila Michael Tekle Mariam. A tutti gli effetti è davvero un giocatore avanti decenni rispetto ai suoi contemporanei.

La sua maturazione calcistica è stata facilitata dagli insegnamenti di due tra le prime glorie calcistiche egiziane, vale a dire i fratelli Sayed e Mahmoud Houda, protagonisti con la nazionale nelle Olimpiadi degli anni’30, successivamente diventati istruttori sportivi.
Sono proprio i loro consigli a permettere al giovane Mohamed di compiere quel salto di qualità che gli permette di brillare a livello giovanile e di venire ben presto etichettato come astro nascente del relativo movimento calcistico.
Del fatto di essere di fronte ad un fenomeno si prende coscienza anche dal suo precoce esordio in prima squadra, avvenuto nel 1944, quando il diciasettenne centravanti inizia un idilliaco rapporto destinato a durare 14 anni, sviluppando un senso di appartenenza e di amore verso la maglia davvero difficili da riscontrare.

Nel 1948 i Masters of the City (سيد البلد) tornano a mettere le mani sull’ambita coppa nazionale dopo 15 anni, con i gol del giovane e portentoso centravanti a fare la differenza per il successo finale contro i rivali dello Zamalek Sporting Club, coadiuvato da altri due campioni quali Kamal Sabbagh e Mohamed Shata.
Che sia un anno magico per lui lo dimostra anche imponendosi nella classifica marcatori del campionato, guadagnandosi con pieno merito la convocazione per il torneo olimpico di Londra, manifestazione che per tutto il mondo significa la più cerimoniosa quanto significativa espressione di una ritrovata libertà.
L’avventura dell’Egitto, guidato dall’inglese Eric Keen, si ferma al primo turno, quando la fortissima Danimarca dei futuri juventini John e Karl Hansen e Karl Aage Præst si impone per 3-1, confermando come il calcio nordafricano, seppur in ascesa, segni ancora il passo rispetto a quello europeo.

A dire il vero occasioni per confrontarsi con il gotha del calcio mondiale ce ne sono davvero poche, con i soli Giochi Olimpici a garantire al continente africano quanto meno un posto per sfidare i maestri europei e sudamericani (sono ancora lontani i tempi nei quali anche la FIFA opterà per lo stretto trattamento nella fase finale del Mondiale).
Non c’è da stupirsi quindi del fatto che anche la spedizione del 1952 termini agli ottavi per mano della Germania Ovest, dopo che l’iniziale spareggio con il Cile era stato vinto con un pirotecnico 5-4; sembra quasi che le prodezze di Ad-Diba siano destinate al solo continente africano.
Quasi fosse una reazione di rabbia l’attaccante dell’Al Ittihad risulta letteralmente immarcabile nei Pan Arab Games del 1953, competizione giocata proprio ad Alessandria d’Egitto che vede protagoniste la nazionale di casa, Giordania, Libano, Libia, Palestina e Siria.
Il ventiseienne attaccante mette a segno 9 gol in 4 partite (4 alla Palestina, 3 alla Libia e 2 nella finale con la Siria) trascinando i compagni ad una prestigiosa vittoria.

Da questo punto il suo nome sembra perdersi nei meandri del calcio africano, risorgendo però alle cronache proprio nel 1957, quando decide di imprimere a caratteri cubitali il suo nome nella già citata prima edizione della Coppa d’Africa.
A 31 anni sembra davvero aver toccato l’apice assoluto di rendimento, con il suo nome che si diffonde per tutta l’Africa, lambendo anche quell’Europa che tra qualche decennio diventerà la terra promessa per tanti talenti del suo continente.
Il destino sportivo però decide di assestare un duro colpo alla sua carriera, quando nel 1958 l’Al Ittihad retrocede mestamente in seconda divisione, al termine di una malaugurata e deludente stagione. Che fare? Cambiare maglia e giocare gli ultimi anni vestendo i colori di un’altra squadra?
Assolutamente no, per lui c’è solo la maglia dei Masters of the City, per cui , anche ascoltando i segnali del suo corpo, decide di mettere fine all’attività agonistica, sorprendendo critica ed estimatori
Il calcio però è la sua vita e dunque decide di non abbandonarlo definitivamente, intraprendendo, ancora più a sorpresa, la carriera di arbitro.

Siccome è abituato ad essere un grande protagonista, anche con il fischietto in bocca raggiunge l’eccellenza, arbitrando nell’edizione della Coppa d’Africa del 1968 e nei Giochi Olimpici del 1976.
Solamente l’Alzheimer lo porterà forzatamente a dimenticare quanto fatto nella sua carriera, anche quanto da lui fatto nel 1948 e nel 1957, ovvero gli anni del suo maggior splendore.
Nel 2016, nel giorno della sua morte, il presidente dell’Al Ittihad pronuncia il più veritiero quanto toccante epitaffio: ”È stato un pioniere e una figura leggendaria nella storia del gioco. La sua carriera è stata lunga e gloriosa e ha realizzato cose che nessun altro ha mai più realizzato”.

Credits
Copertina ©Premier Trophies
Foto 1 ©Daily News Egypt
Foto 2 ©Press Reader