Camerun-Nigeria 1988: il primo trionfo di Le Roy

Nel 1988 la Coppa d’Africa fa tappa in Marocco e i padroni di casa cullano legittime ambizioni di successo. I Leoni dell’Atlante non salgono sul tetto d’Africa dall’ormai lontano 1976, ma l’ottimo Mondiale disputato due anni prima in Messico ha ridato entusiasmo alla comitiva marocchina, regalando una ventata di sfrenato ottimismo per il futuro.
Qualcuno, però, si è già montato la testa: “Siamo diventati la squadra da battere nel continente“, gongola Driss Bamous, presidente della federazione marocchina ed ex capitano della storica spedizione messicana del 1970.
Il Marocco può contare sul miglior giocatore della manifestazione, Aziz Bouderbala, ma i sogni di gloria marocchini si spezzano in semifinale, sgretolati da una prodezza del camerunense Cyrille Makanaky.

Così il  27 marzo 1988 ha luogo a Casablanca una sfida tra i dominatori del continente africano degli anni’80, il Camerun, e la squadra che di lì a poco ne raccoglierà il testimone per scrivere pagine importanti a livello continentale e non solo: la Nigeria.
Lo scenario è quello dello stadio Mohamed V, sede della finale della sedicesima edizione della Coppa d’Africa, alla quale le due nazionali si presentano da imbattute.
La sfida è anche un rivincita per la Nigeria, avendo perso la finale di quattro anni prima per 3-1 proprio contro il Camerun, con alcuni dei protagonisti ancora in campo per riscattare la sfortunata finale di Abidjan.

I Leoni Indomabili del Camerun stanno vivendo la loro epoca d’oro in termini di risultati, viste le due finali ottenute nelle ultimi due tornei, nonché in termini di uomini, potendo usufruire della miglior generazione di calciatori delle propria storia.
Pur privi del leggendario portiere Thomas N’Kono possono contare tra i pali su Joseph-Antoine Bell dell’Olympique Marsiglia, il quale risulta molto più di una semplice riserva con cui N’Kono vivrà una rivalità feroce,  che dall’alto della esperienza comanda la difesa; quest’ultima è altamente affidabile con Stephen Kundé impostato nel classico ruolo di libero alle spalle di Andrè Kana-Biyik, Stephen Tataw, Benjamin Messing e Charlie Ntamark.
A centrocampo il fosforo garantito da Louis-Paul Mfèdè e la corsa infinita di Bertin Ollé Ollé sono una garanzia per un reparto che viene completato da elementi giovanissimi quali Cyrille Makanaky e Emilia Mbouh, ponendosi come un vero punto di forza della compagine.
Davanti il peso dell’attacco è sulle spalle di Roger Milla, il quale, due anni prima dell’exploit del Mondiale italiano, è uno dei migliori attaccanti del continente ed in assoluto uno dei più forti della storia africana.
Accanto a lui si alternano Eugèene Ekéké o il giovane François Omam-Biyik, fratello di André Kana, con il già citato Makanaky che può fungere da imprevedibile variabile tattica.
Inutile dire come i nomi citati rientrano nella leggenda del calcio africano, soprattutto per chi ha vissuto la grande cavalcata del Camerun ai Mondiale del 1990, quando Milla diventerà un icona assoluta e la squadra africana arriverà ad un passo dalla semifinale.

La Nigeria dal canto suo si trova in una fase embrionale, dopo gli ottimi risultati di inizio decennio (vittoria nella Coppa d’Africa del 1980), trovandosi nella fase di passaggio tra una generazione di alto livello e quella destinata a diventare senza dubbio la più forte di sempre delle Super Eagles.
Anche in questo caso non mancano i nomi noti quali il portiere Peter Rufai, figlio di del re tribale della regione dell’Idimu, arrivato ad un livello di affidabilità costante anche dall’alto di una forte e riconosciuta leadership.

Il pacchetto arretrato è sostenuto dalla massiccia presenza di Stephen Keshi, in assoluto uno dei difensori più forti del calcio nigeriano, accanto al quale gioca Augistine Eguaoven e validi elementi come il giovane Yis Sofoluwe e Bright Omokaro.
A centrocampo il compito di dare qualità e inventiva è affidato a Henry Nwosu, presente anche nelle storica vittoria del 1980, accanto al quale Samuel Okwaraji si fa apprezzare per un ottimo lavoro in ambedue le fasi, mentre Ndubuisi Okosieme, detto Garrincha, semina il panico sulle fascia tenendo fede al suo altisonante quanto significativo soprannome.
A seconda delle situazione tattica può essere inserito un difensore in più, specificatamente Sundai Eboigbe, oppure un centrocampista tra Oluwolw Obedegbami o il giovane Ademola Adeshina.

Terminale offensivo di riferimento è Il corpulento Rashidi Yekini, nome che si farà apprezzare anche in Europa negli anni successivi, ma che a 24 anni rappresenta uno dei nomi più interessanti del panorama africano.
Gli possono fare da spalla Folorunso Foley Okenla o Ndubuisi Okosieme, entrambi attaccanti esterni in grado di fruire del lavoro di boa di Yekini, il primo marcatore nigeriano nella storia dei Mondiali.
A livello qualitativo siamo un po’ lontani dal picco che garantiranno Jay-Jay Okocha, Emmanuel Amunike, Daniel Amokachi, Nwankwo Kanu e Victor Ikpeba negli anni’90, ma siamo comunque al cospetto di una formazione che coniuga grande fisicità a dinamismo e apprezzabile livello tecnico.

Keshi e Nwosu da una parte e Bell, Kundé e Milla d’altra si riaffrontano a quattro anni di distanza in finale, con la stessa motivazione di regalare alla propria nazione una significativa affermazione, per di più ottenuta contro una forte ed acerrima rivale.
Tra le due nazionali un’altra differenza significativa riguarda il campionato europeo di riferimento: i giocatori camerunesi perlopiù sono impegnati nel campionato francese mentre quelli nigeriani iniziano a mettersi in mostra nel torneo belga.

A livello di guida tecnica la sfida vede opposto il francese Claude Le Roy, un autentico guru del calcio africano, sulla panchina dei Leoni Indomabili ad un tedesco, Manfred Honer, il quale sulla panchina delle Super Eagles cerca la personale affermazione.
La partita si presenza tesa ed equilibrata come da copione, con le due squadra che coprono attentamente il campo tatticamente cercando di offendere attraverso rapide folate. Appare quindi evidente come solo una giocata di un singolo possa decidere la gara, interrompendo lo sterile palleggio che le due squadre propongono.
A decidere il match è una serpentina irrefrenabile del giocatore più forte in campo, Roger Milla, arrestata brutalmente da un’entrata fallosa in area di rigore che induce l’arbitro Idrissa Sarr a decretare la massima punizione; dal dischetto Kundé realizza con un piatto destro angolato, sul quale Rufai non riesce ad arrivare.
La rete del libero camerunese è l’unica del match e consente ai Leoni Indomabili di trionfare per la seconda volta nella competizione. Le Super Eagles, destinate a recitare un ruolo da protagoniste negli anni Novanta, però, punteranno il dito contro l’arbitro mauritano Idrissa Sarr, recriminando per un gol di testa annullato ingiustamente ad Henry Nwosu sul punteggio di 0-0. A distanza di oltre trent’anni il diretto interessato non ha dimenticato quell’episodio, ricordandolo così in un’intervista a Complete Football Magazine: “Penso che ci sia stata sottratta la vittoria. Guardate il replay: prima dello stacco, non tocco nessuno, non ostacolo il mio avversario. Era un gol assolutamente regolare e avrebbe cambiato tutto“.

Credits
Copertina ©leparisien.fr
Foto 1 ©Chateau news
Foto 2 ©Retro Football Club