CAMERUN, LA NUOVA SFIDA DI SEEDORF

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L’annuncio, lo scorso agosto, lo ha dato il Ministro dello Sport camerunense Pierre Ismaël Bidoung Kpwatt ed è arrivato come un fulmine a ciel sereno, lasciando di stucco giornalisti e addetti ai lavori. Nessuno avrebbe potuto immaginare che Clarence Seedorf, reduce da un’esperienza in Liga dove non è riuscito nell’impresa di salvare in extremis il Deportivo La Coruña, si potesse sedere sulla panchina del Camerun, una delle più prestigiose del Continente Nero.

Non che l’olandese non abbia tutte le carte in regola, o che gli manchi il senso dell’avventura, ma lo stupore era giustificato da una banale questione di logica. Nello scorso aprile, infatti, la Federcalcio Camerunense, attraversata da una crisi gestionale e presieduta da un comitato di normalizzazione capeggiato dal generale Dieudonné Happi, aveva lanciato un appello a chiunque si sentisse idoneo per succedere al belga Hugo Broos, condottiero del trionfo in Coppa d’Africa di un anno mezzo fa.
La FECAFOOT aveva stilato una lista di 77 candidati in cui spiccavano i nomi di personaggi piuttosto celebri come Raymond Domenech e Lothar Matthäus, vecchi Leoni Indomabili come Rigobert Song e Jean Paul Akono, o quantomeno guru del calcio africano come i francesi Philippe Troussier e Alain Giresse. Il nome dell’ex centrocampista olandese di Real Madrid, Inter e Milan, invece, semplicemente non c’era.

Di certo, però, quella di affidarsi ad un allenatore europeo non è una novità per il Camerun, ma in generale per tutta l’Africa: dall’indipendenza in poi, infatti, in oltre mezzo secolo di storia hanno guidato la panchina dei Leoni Indomabili ben 23 allenatori europei (francesi, tedeschi, russi, spagnoli, olandesi, portoghesi e belgi), ma solo dieci tecnici locali, pagati meno dei loro colleghi del Vecchio Continente e perlopiù traghettatori temporanei in attesa di cedere il passo al prossimo “stregone bianco”.
Non una moda, come pure potrebbe sembrare ad un primo sguardo, ma una necessità chiara, quasi fisiologica, determinata da un variegato e composito mosaico di etnie come quello camerunense, in cui sono presenti circa 250 gruppi etnici differenti e i separatisti anglofoni cullano da sempre sogni di secessione. Oltre a rappresentare un emblema del professionismo, in un contesto come quello africano, infatti, l’allenatore europeo viene visto come un’entità superpartes, una sorta di garante contro le simpatie e le gelosie di stampo etnico.

Sulle spalle possenti di Clarence Seedorf, accompagnato in questa avventura dal collega e amico Patrick Kluivert, la federazione camerunense ha posato il fardello della ricostruzione del Camerun dalle macerie della mancata qualificazione a Russia 2018.
L’ex centrocampista del Milan non si è lasciato spaventare, accettando la sfida a modo suo e dettando le condizioni del rilancio. Anche a costo di prendere decisioni impopolari, come quella di snobbare tutti i calciatori camerunensi che militano nel campionato cinese, giudicati senza mezzi termini poco ambiziosi:

“I giocatori bravi non giocano in Cina o in Asia. Voglio che i giocatori capiscano una cosa: se vanno in cerca di contratti più redditizi in quei Paesi, allora perderanno il posto in nazionale”,

ha spiegato, chiudendo la porta all’ex capitano Benjamin Moukandjo, in forza al Beijing Renhe, anche se poi ha fatto parzialmente marcia indietro convocando Christian Bassogog dell’Henan Jianye. Non deve quindi stupire se, vistosi silurare a cuor leggero e ferito nell’orgoglio, l’ex trequartista di Monaco, Reims e Lorient, abbia risposto per le rime a Seedorf, preferendo ritirarsi dalla nazionale dopo 55 partite e 8 reti. “Ho trovato le parole di Seedorf molto severe e ingiuste. Poi, nonostante fossi il capitano, non mi ha degnato nemmeno di una telefonata da quando è stato nominato allenatore”, ha svelato Moukandjo, giustificando una decisione a cui ha voluto dare un tono di irrevocabilità.

Quella del capitano, però, è una questione aperta e ancora lontana dal risolversi. Lo scorso settembre, nell’esordio agrodolce di Seedorf alle Isole Comore, la fascia era finita al braccio del difensore Michael Ngadeu-Ngadjui, ma poi ha sempre cambiato proprietario.
Nelle due gare col Malawi, per dire, a indossarla sono stati l’attaccante del PSG Eric Maxim Choupo-Moting all’andata e Georges Mandjeck al ritorno. Un tourbillon di capitani a cui dovremmo abituarci, come ha spiegato lo stesso Seedorf in conferenza stampa:

“Decideremo solo alla vigilia della Coppa d’Africa. ho molti leader in squadra e verranno considerati tutti”.

Dopo il primo passaggio a vuoto contro le Isole Comore, che hanno stoppato il Camerun sull’1-1 facendo storcere il naso a molti, il 4-2-3-1 di Seedorf ha cominciato a dare i suoi frutti nella gara col Malawi. Una vittoria solamente di misura grazie a una prodezza di Choupo-Mouting, ma nella quale il Camerun, già qualificato alla Coppa d’Africa in quanto Paese ospitante, ha dominato la scena, strappando applausi soprattutto nella ripresa per alcune belle combinazioni offensive.

Curiosamente, proprio in quegli stessi giorni, le elezioni presidenziali prolungavano il regno ultratrentennale di Paul Biya: non solo il leader politico in carica più longevo d’Africa, ma anche un uomo da sempre interessato al calcio, tanto da emanare nel 1990 un decreto ad hoc, ordinando all’allora tecnico russo Valerij Nepomnjaščij la convocazione di Roger Milla per il Mondiale italiano.
Nella scelta di Seedorf, per la quale un ruolo cruciale pare l’abbia svolto Samuel Eto’o, però, il presidente non avrebbe messo bocca, anche se ciò appare poco credibile:

“Se non è stato lui direttamente a prendere la decisione, quantomeno l’ha convalidata. Qui in Camerun si dice che non si muove una foglia senza l’approvazione di Biya”,

ha detto scherzando André Kana-Biyik, fratello di François Omam, insospettabile giustiziere dell’Argentina di Maradona al debutto di Italia ’90.

Credits
Copertina ©Calcioweb.eu
Seedorf e Kluivert – Foto 1 ©Repubblica.it
Benjamin Moukandjo – Foto 2 ©Leparisien.fr
Paul Biya – Foto 3 ©Swissinfo.ch

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