CALCIO IN TANZANIA, L’ESSENZA DEL DAR DERBY

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Il calcio in Tanzania è una cosa dannatamente seria. A volte anche troppo. Qualche anno fa, a Dar es Salaam, la splendida e multietnica ex capitale della Tanzania, due tifosi hanno scommesso sul derby tra Young Africans e Simba mettendo come posta in palio le rispettive mogli.
La sostanza della scommessa, messa nero su bianco onde evitare reclami e malintesi, era abbastanza intuitiva: il vincitore avrebbe avuto diritto a una notte di passione con la moglie dell’avversario. Una pratica medievale, che magari a qualcuno può anche far sorridere, ma non un caso isolato. Quando Young Africans e Simba si sfidano, infatti, scommesse a sfondo sessuale si moltiplicano da queste parti, come ha spiegato divertito il segretario del Simba alla BBC:

“Sono a conoscenza di scommesse di questo tipo. In Tanzania giocarsi la moglie su una partita è un fatto abbastanza comune. A volte si vince, a volte si perde”.

Quella tra Young Africans e Simba, del resto, è una rivalità atavica, una delle più sentite e antiche del continente africano, anche se in ballo non ci sono questioni etniche e sociali come avviene per esempio nel Mashemeji derby di Nairobi.

Anzi, per certi versi, la genesi della rivalità ricorda vagamente quella del derby di Soweto tra Kaizer Chiefs e Orlando Pirates.
Tutto, infatti, è cominciato nel 1936 da una scissione, quando da una costola dello Young Africans, nato un anno prima, ha preso vita il Simba (anche se all’inizio non si chiamava ancora così), fondato su iniziativa di una masnada di soci dissidenti dello Yanga: “La versione storica ampiamente accettata è quella che dice che Simba e Yanga iniziarono come un’unica squadra a Dar es Salaam. Giovani e lavoratori erano soliti incontrarsi un terreno popolare noto come Jangwani, dove giocavano a calcio nel pomeriggio”, ci spiega meticolosamente Michael Mwebe, esperto di calcio tanzaniano e collaboratore di varie testate sportive dell’Africa orientale.

Quelle persone hanno formato una squadra e l’hanno chiamata Jangwani Boys. “Nel 1936, poi, – prosegue Mwebe – alcuni giovani erano scontenti del modo in cui le cose venivano gestite dallo Jangwani Boys. Così si separarono e formarono quello che ora viene chiamato Simba”.

Il Kariakoo Derby, che prende il nome dal quartiere abitato principalmente da popolazione  nera e narrato anche da Ryszard Kapuściński nel capolavoro Ebano, ha vissuto sempre sul filo dell’equilibrio, anche se lo Young Africans conserva un piccolo vantaggio.
Nonostante il trionfo del Simba di sabato 16 febbraio, propiziato da un gol del solito Maddie Kagere, capocannoniere con tre reti anche della CAF Champions League insieme a un altro pugno di giocatori, delle 103 gare disputate finora tra i due colossi del calcio tanzaniano, infatti, lo Yanga ne ha vinte 36, il Simba 31, mentre 36 sono i pareggi.

Il Simba ha conquistato l’ultimo campionato e sta rappresentando con discreti risultati la Tanzania in CAF Champions League. Ma lo Yanga Wakimataifa, (“internazionale” in lingua swahili) resta con ventisette trofei la squadra più titolata del Paese, nonostante il lungo digiuno degli anni Settanta, e ha potuto sempre contare sui giocatori migliori, come ad esempio l’ex romanista Shabani Nonda.
Per uno di questi, l’ugandese Emmanuel Okwi, i due club hanno litigato e sono addirittura finiti in tribunale: con buona pace dello Young Africans, a uscire da trionfatore da una lunga ed estenuante battaglia legale è stato il Simba, che dal 2014 si gode le scorribande della rapidissima ala ugandese, spesso decisiva in questa CAF Champions League. Il “leone” (la traduzione dallo swahili di Simba), che ha assunto la denominazione attuale solo nel 1971 dopo essersi chiamato prima Queens, poi Eagles e infine Dar Sunderland, dopotutto, a differenza dello Yanga ha sempre avuto un’anima internazionale, una certa vocazione a fare bene nelle coppe continentali.

Non a caso c’è la firma dei rossi di Dar es Salaam in entrambi i risultati migliori raggiunti dal calcio tanzaniano in campo internazionale dai giorni dell’indipendenza sino ad oggi.
Nel 1993, infatti, il Simba si è arrampicato sino alla finale di CAF Cup, perdendo poi con gli ivoriani della Stella d’Abidjan, mentre vent’anni prima aveva raggiunto le semifinali di Coppa dei Campioni africana sotto la guida del sindacalista Julius Mwilima, ex membro del governo del presidente Julius Nyerere.

Oltre a infiammare le due sponde di Dar es Salaam, letteralmente “casa della pace” in lingua araba, l’accesissima e chiacchieratissima rivalità tra Young Africans e Simba fa un gran bene in termini di appeal, competitività e branding management a tutto il campionato tanzaniano, secondo alcuni addirittura più competitivo di quello ghanese:

“Il torneo tanzaniano ha un carattere professionistico ed è ben coperto dalla televisione, a differenza di quello ghanese, dove c’è una copertura televisiva random”,

sostiene convinto Bernard Arthur, attaccante dell’Azam FC con un passato nei ghanesi del Liberty.
Non ha tutti i torti: nel 2016, per dire, Azam TV, la pionieristica TV che trasmette le gare della Ligi Kuu Bara (la Tanzanian Premier League), ha contribuito allo sviluppo del movimento nazionale, estendendo il proprio contratto con la federazione tanzaniana per altri cinque anni. Le cifre dell’operazione sono mostruose per un contesto come questo: Azam TV ha sborsato 23 miliardi di scellini tanzaniani, l’equivalente di circa nove milioni di euro, con conseguente cascata di soldi per le società.

I club della Premier League, allargata nel frattempo a venti squadre, già si sfregano le mani, ma intanto la federazione saluta con favore la nuova partnership con KCB Bank e va a caccia di un main sponsor per il campionato dopo l’improvviso abbandono di Vodacom-Tanzania.
Ok i soldi dei diritti TV, ma senza sponsor principale per i club tanzaniani resta ancora difficile coprire i costi di gestione e sbarcare il lunario. Young Africans, i cui kit sono firmati dall’italiana Macron, e Simba però non sembrano avere di questi problemi: il Leone, infatti, due anni fa è entrato a far parte della grande famiglia di Sportpesa, la multinazionale keniota delle scommesse con tentacoli dappertutto nel calcio dell’Africa orientale.

Credits
Copertina @TheCitizen
Foto 1 – Panoramica di Dar es Salaam ©Dailynews
Foto 2 – Giocatore del Simba esulta dopo un gol nel derby ©Goal.com

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