CALCIO AFRICANO, COME STAI? – PUNTATA 4

Terminate anche le finali di CAF Confederation Cup, su Calcio Africano è tempo di tornare a parlare del movimento calcistico del Continente Nero.
Per la quarta puntata della nostra inchiesta (in fondo trovate i link alle prime tre puntate) abbiamo raggiunto in esclusiva Njie Enow, giornalista di CRTV (televisione camerunese) e corrispondente della BBC per il Camerun e l’intera fascia centrale dell’Africa.

Njie, ad oggi qual è la reale situazione del calcio africano in generale e di quello camerunene nello specifico?

Allo stato attuale il calcio camerunese è la brutta copia dei bei tempi che furono. Niente a che vedere con la gloriosa epoca degli anni ‘80, dei primi anni ‘90 e anche dei primi anni del nuovo millennio.
Un’amministrazione inefficiente poi ha fatto sì che il livello di disciplina all’interno del calcio camerunese scendesse in picchiata!

Due dei club più prestigiosi quali il Canon di Yaoundé e il Tonnerre Kalara Club (squadra in cui sono transitati Roger Milla e l’attuale presidente della Liberia George Weah) hanno navigato a lungo nelle acque della seconda divisione; addirittura il Tonnerre è appena risalito nella massima serie. Queste due squadre hanno vinto, insieme, ben cinque titoli continentali.

Dal 2008, quando il Coton Sport perse la finale di Champions League contro l’Al-Ahly, nessun club camerunese è più arrivato lontano.
Le società sono mal organizzate e nessuna può vantare uno stadio da almeno 10 mila posti. Recentemente, se prendiamo in considerazione gli ultimi dieci anni, la maggior parte delle squadre impegnate nelle competizioni internazionali è uscita nei turni preliminari o nella fase a gironi.
Se parliamo di calcio africano in generale il problema principale sono sempre le amministrazioni che sono deficitarie.

Puoi farci degli esempi concreti di gestione deficitaria?

Prendendo ad esempio di nuovo il Camerun, società come Canon e Tonnerre hanno ricavato le loro fortune dalla vendita dei giocatori e del merchandising. Però, invece di reinvestire nella squadra, questi soldi sono finiti nella tasche dei singoli individui a capo delle società.
Poi ci sono coloro che rilevano le squadre allo scopo di ottenere consensi politici. In Camerun calcio e politica sono compagni di letto e gestire squadre come Canon, TKC o Union è probabilmente la via più rapida per guadagnare terreno in politica.

Per accrescere il livello del proprio movimento calcistico è fondamentale innalzare il livello del campionato locale.
Egitto e Sudafrica, a questo proposito, sono soliti trattenere in patria i calciatori migliori, con tutto ciò che ne consegue a livello economico. Possono essere dei modelli da seguire?

Egitto e Sudafrica sono dei modelli sì, ma se per uno (l’Egitto) sta funzionando, per l’altro non è la stessa storia.
Il miglior calcio si gioca in Europa, quindi, se vuoi giocatori migliori per la nazionale, questi devono giocare in Europa.
Poter contare su un campionato forte e vitale ad oggi è complicato. Significherebbe anche possedere un ampio serbatoio di talenti. Sarebbe ottimo per la nazionale, ma è difficile.

Dunque è per questa mancanza di organizzazione, diciamo così, che spesso in Africa ci si affida a tecnici europei e sudamericani?

Sì, purtroppo c’è questa convinzione per cui gli allenatori stranieri sono migliori. Io non la penso così.
L’Africa può produrre buoni tecnici, ne sono un esempio emblematico il compianto Stephen Keshi, Jean Paul Akono e tanti altri.
Se offrissimo agli allenatori locali le stesse condizioni e lo stesso salario che vengono forniti agli stranieri, io sono sicuro che farebbero altrettanto bene.

Rimanendo in tema organizzazione, un problema che potrebbe presto aggiungersi a quelli di cui abbiamo già parlato è quello legato alla diaspora.
I talenti africani della diaspora stanno via via scegliendo di difendere le nazionali dei Paesi in cui sono nati e cresciuti. Questo lascerà inevitabilmente un “vuoto” nelle selezioni africane.

Il calcio africano è pronto ad affrontare questa sfida? Ci sono già accademie valide in giro per il continente?

Sì, la perdita di talento sta uccidendo l’Africa calcistica. In Camerun molti rimpiangono il fatto che calciatori come Kylian Mbappé, Samuel Umtiti, Breel Embolo, François Moubandje e molti altri abbiano deciso di rappresentare le nazionali di Francia e Svizzera. Con loro formeremmo una nazionale incredibile.
Comunque, parlando più realisticamente, in molti paesi africani stanno nascendo accademie calcistiche. L’accademia nazionale camerunese, ad esempio, ha avviato le attività nel 2017 e ci vorranno tra i sei e gli otto anni per coglierne i frutti. Un progetto serio richiede tanto tempo e tanta pazienza.

Ora spazio a due tematiche più particolari. La prima: dovremmo porre un freno alle peculiarità del calcio africano – come il forte legame che alcuni Paesi hanno con la magia nera o uno stile di gioco più istintivo – o esse possono rappresentare un punto di forza?

La magia nera o uno stile di gioco particolare sono il marchio di fabbrica di alcuni paesi, come lo sono il “Joga bonito” in Brasile o il “Tiki-taka” al Barcellona.
Ciò che è fondamentale per i paesi africani è sapersi adattare ai tempi e a uno stile di gioco più fisico e ragionato. Se saranno in grado di unire a dovere queste due caratteristiche, allora tra 20-30 anni potremmo vedere una nazionale africana competere per la vittoria dei Mondiali.

La seconda: esiste una forma di razzismo interafricano tra i popoli del Nordafrica e quelli dell’Africa nera? Se sì, come si manifesta e come possiamo eliminarla?

Sì, c’è razzismo nel calcio africano. Non troppo tempo fa, alcuni tifosi dell’Etoile du Sahel hanno cantato cori razzisti nei confronti del centrocampista camerunese Franck Kom per il suo trasferimento ai rivali dell’Espérance.
E non dimentichiamoci dell’attaccante Albert Ebosse Bodjongo, anch’egli camerunese, ucciso allo stadio in Algeria mentre giocava con il JS Kabylie.
Anche qui la questione non è semplice: ci sarebbe bisogno di un cambiamento radicale della mentalità in tutto il continente africano per sconfiggere il razzismo.

Infine vorrei chiederti se c’è qualcosa che noi giornalisti possiamo concretamente fare per contribuire a migliorare i problemi che affliggono il calcio africano.

Noi giornalisti dovremmo parlare di più, soprattutto dei campionati locali. In Camerun qualcosa sta cambiando: i giornalisti si stanno concentrando maggiormente sul torneo locale e lo stanno promuovendo.
Le squadre ora trasmettono le partite il mercoledì e la domenica e il risultato è che dopo molto tempo, per esempio, il capocannoniere della MTN Elite One si è trasferito direttamente al FC Porto. Nonostante ciò, c’è ancora molto lavoro da fare.

Link alle puntate precedenti:
Prima Puntata (Alberto Edjogo-Owono)
Seconda Puntata (Maher Mezahi)
Terza Puntata (Mohamed Amine El Amri)

Credits
Copertina ©Twitter (@NjieEnow)
Roger Milla ©Goal.com
Salah vs. Camerun ©Rivistaundici.com
Franck Kom ©Espn.com.au