CALCIO AFRICANO, COME STAI? – PUNTATA 2

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Su Calcio Africano prosegue il dibattito sul movimento calcistico del continente più giovane della Terra. Nella seconda puntata della nostra inchiesta (clicca qui per la prima) è nostro ospite Maher Mezahi, giornalista freelance algerino.
Nato e cresciuto in Canada, Maher ha deciso di riscoprire l’Algeria e l’Africa attraverso il calcio e per questo motivo si è trasferito ad Algeri qualche anno fa. Oggi è un punto di riferimento assoluto sul web per quanto riguarda il calcio del (Nord)Africa e collabora con testate del calibro di BBC, ESPN e Copa90.

Maher, ad oggi qual è la reale situazione del calcio africano in generale e di quello algerino nello specifico? Quanto sono distanti dal calcio europeo e sudamericano?

Il continente è talmente vasto che non si può generalizzare sulla “situazione del calcio africano”. Nel caso dell’Algeria, abbiamo una nazionale relativamente di successo e un campionato locale solido e “in salute” che, forse, possiamo paragonare a uno dei campionati dei più piccoli paesi europei.
Ad esempio, i cinque paesi europei che sono più “vicini” all’Algeria per PIL pro capite sono Serbia, Macedonia, Albania, Montenegro e Bielorussia; gli stipendi del campionato algerino sono paragonabili a quelli dei paesi sopracitati, così come lo sono i risultati delle rispettive nazionali.

So che è una semplificazione estrema ed eccessiva, ma dobbiamo tener presente che è impossibile separare la realtà economica di un paese dai risultati calcistici. Se il continente africano continuerà a crescere economicamente a un ritmo più elevato rispetto agli altri continenti, credo che il gap verrà colmato.

Come detto a più riprese nel corso degli ultimi anni, sembrava che il calcio africano avrebbe colmato questo gap con l’avvento del nuovo millennio, ma non è andata esattamente così. Perché non si è evoluto come (forse) ci si aspettava? Ciò è dovuto ai soliti luoghi comuni come la corruzione o possiamo scavare più a fondo?

Probabilmente alcune di queste previsioni erano un po’ troppo ambiziose. L’esempio più classico è la dichiarazione avventata di Pelé secondo cui una nazionale africana avrebbe vinto un Mondiale entro il 2000.

Tornando a noi, la corruzione è sicuramente un problema, ma insisto: a mio modo di vedere, ciò che separa maggiormente il calcio africano da quello europeo sono le realtà economiche.
Ed è anche importante, appunto, non generalizzare sulla corruzione dilagante in Africa. La federazione della Mauritania, ad esempio, sta facendo un lavoro incredibile per sviluppare il proprio movimento calcistico in totale trasparenza.

Per sviluppare un movimento calcistico è necessario far progredire il campionato locale. In Africa, in questo stanno ottenendo successo Egitto e Sudafrica, che riescono a mantenere molte delle loro stelle, con tutto ciò che ne consegue a livello economico per i propri campionati. Possono essere presi come modelli da seguire?

Ogni paese è così differente che è difficile poter trovare una risposta uniforme. Algeria, Marocco, e persino Capo Verde, possono contare su una diaspora così vasta e talentuosa – al contrario di Egitto e Sudafrica – che sarebbe criminale non farci affidamento per voler puntare su giocatori del campionato locale.
In Nordafrica, se c’è una (brutta) abitudine relativa ai tornei nazionali, è il fatto che molti club attendono troppo prima di promuovere e far esordire i giovani in prima squadra.

Però in futuro sempre più talenti della diaspora decideranno di giocare per le nazionali dei paesi in cui sono nati e cresciuti e questo lascerà inevitabilmente un vuoto enorme. Ed è qui che entra in gioco lo sviluppo dei campionati locali.

L’obiettivo di una nazionale deve essere quello di vincere le partite. Non è responsabilità della nazionale promuovere lo sviluppo del calcio all’interno del paese. Ciò dipende dalla federazione e dovrebbe essere un argomento separato dai risultati della nazionale.
In Africa, comunque, ci sono alcune ottime scuole calcio. In Algeria l’accademia del Paradou sta raccogliendo i suoi frutti, così come la Mohamed VI in Marocco: queste due scuole applicano metodi creativi per ottenere il meglio dai loro talenti. Poi, Génération Foot in Senegal e ASEC in Costa d’Avorio vantano dei risultati che nessun’altra accademia può vantare nel mondo.
Infine, vorrei menzionare anche la Right to Dream che, oltre all’aspetto calcistico, cura molto anche quello sociale.

Per vincere le partite, dunque, è corretto fare affidamento su così tanti allenatori europei o sudamericani? Possono davvero portare il loro contributo, pur essendo spesso circondati da strutture poco solide, oppure occupano il posto degli allenatori autoctoni?

Al momento, le nazionali più rinomate sono allenate da tecnici africani: Algeria, Tunisia, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal e RD Congo, per nominarne alcune.
Io credo che sia logico prendere il meglio dalle nazioni calcistiche più sviluppate per apprendere. I problemi sorgono quando il “carosello” di allenatori stranieri porta con sé tecnici mediocri che alcuni club o alcune nazionali africane ingaggiano basandosi esclusivamente sulla loro nazionalità. E questo non è sicuramente il caso di Hervé Renard, Gernot Rohr, Sebastien Desabre, Paulo Duarte o Micho Sredojević.

Per concludere, mi piacerebbe toccare anche un argomento forse ancora poco conosciuto alle nostre latitudini. Esiste una forma di razzismo interafricano, tra le popolazioni del Nordafrica e quelle dell’Africa Nera? Se sì, come si manifesta nel mondo del calcio e come possiamo eliminarlo?

Il razzismo è ovunque, purtroppo. In Africa non esiste solo una forma di razzismo internazionale tra paesi, ma anche tra gruppi etnici di uno stesso paese. Si manifesta nella cultura del tifo attraverso cori, canti e prese di posizione politiche, e anche durante le partite delle nazionali.
A mio avviso, l’unico modo per sconfiggere il razzismo è attraverso l’istruzione, in ogni luogo della Terra.

C’è qualcosa che noi giornalisti possiamo fare per far migliorare la situazione?

Noi giornalisti abbiamo il compito di riportare i fatti di questo sport, niente di più e niente di meno. Già questo, se fatto con entusiasmo, passione e professionalità, contribuisce allo sviluppo.

Credits
Copertina ©YouTube
Pelé ©Thesefootballtimes.co.uk
Right to Dream Academy ©Ghanasoccernet.com

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