FINALE CHAMPIONS LEAGUE, ATTO I: ATMOSFERA A CASABLANCA

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Nell’edizione di giovedì del quotidiano marocchino Le Matin, Youssef Moutmaïne illustrava le enormi potenzialità ancora pressoché inespresse che il Marocco – e in generale il continente africano aggiungiamo noi – possiede nel campo del marketing e della sponsorizzazione dei grandi eventi.
E a proposito di grandi eventi, in questi ultimi giorni a Casablanca chi non è appassionato di calcio – pochi a dir la verità – difficilmente verrebbe a sapere che il Wydad sta preparando le finali della Champions League africana. Se non per la presenza di turisti tunisini che girano orgogliosamente per la città portando i simboli dell’Espérance e si dicono sicuri di vincere, memori del precedente della finale del 2011 in cui sconfissero il Wydad con un risultato aggregato di 1-0.

A Casablanca, a differenza di ciò che abbiamo visto lo scorso novembre a Tunisi proprio con i tifosi dell’Espérance, in pochi indossano indumenti del Wydad; soprattutto nel quartiere di Bourgogne dove alloggiamo, che ci hanno indicato come casa del Wydad.
Non si vedono pubblicità in TV, né nessun altro tipo di richiamo in città almeno alla gara d’andata, che si disputerà a Rabat perché allo Stadio Mohamed V di Casablanca i lavori di rinnovamento all’esterno dell’impianto non sono stati completati in tempo.

Nonostante siamo in periodo di Ramadan, il quarto precetto dell’islam che impone il digiuno completo dall’alba al tramonto e che modifica quasi radicalmente gli orari di vita dei musulmani, nella giornata di oggi venerdì 24 maggio, è previsto un esodo di tifosi biancorossi verso lo stadio Prince Moulay Abdellah nella capitale.

I cinque punti vendita dei biglietti, tra cui il centro sportivo del Wydad Mohamed Benjelloun dedicato al fondatore del club, sono stati letteralmente presi d’assalto mercoledì e giovedì mattina. Ci sono stati anche piccoli tafferugli tra tifosi e con le forze dell’ordine, e già ieri pomeriggio quando siamo arrivati sul posto non era rimasto alcun biglietto e la folla si era dileguata.
L’unica speranza dei tifosi che continuavano a girovagare per la zona era trovare qualcuno che li rivendesse, cosa non impossibile dato che a noi ne è stato proposto uno.

Dopo aver visitato Boulevard Al Abtal, la via che letteralmente sta per “La strada dei campioni” e in cui sono incastonati appunto lo stadio Père Jégo e i centri sportivi di Wydad, Raja ed Étoile de la Jeunesse Sportive de Casablanca, un club antico della città fondato nel 1942 e campione del Marocco nel 1959, ci siamo diretti alla redazione del giornale Le Matin.

“A Rabat non sarà la stessa cosa”
, afferma il giornalista sportivo Amine El Amri, aggiungendo che “sì, lo stadio sarà sicuramente una bolgia, ma non è possibile creare l’atmosfera casalinga quando effettivamente non si gioca in casa”.
Il pensiero va dunque ai tifosi di Casablanca costretti a un viaggio complicato in notturna – la partita si disputerà infatti alle 22 ora locale, mezzanotte in Italia, e di mezzo c’è anche il sohor, il pasto notturno prima dell’alba che consuma chi digiuna. “Non è un viaggio semplice, perché di notte da Rabat non ci sono treni o autobus per Casablanca. Dunque chi non possiede un mezzo proprio o non è riuscito a organizzarsi in altro modo è stato costretto a rinunciare”, precisa Amine.

Credits
Copertina e foto all’interno dell’articolo ©Calcio Africano / Alija Alex Čizmić

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