Burundi, il più bel volo delle Rondini

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Se vi trovate a Bujumbura, e alla radio sentite le melodie di Schubert o Beethoven, allora tira una brutta aria. In Burundi esiste una tradizione secolare: i colpi di Stato, siccome si succedono con una frequenza piuttosto regolare, vengono annunciati con una sinfonia di musica classica.

“Papà è andato rapido in salotto, ha acceso la radio. Abbiamo sentito la stessa musica classica che aleggiava fuori. Si è messo la mano sulla fronte ripetendo: ‘Merda! Merda! Merda!’. Poi ho saputo che era una tradizione passare musica classica alla radio quando c’era un colpo di stato.
Il 28 novembre 1966, per il colpo di stato di Michel Micombero, avevano trasmesso la Sonata per pianoforte n° 21 di Schubert; il 9 novembre 1976, per quello di Jean-Baptiste Bagaza, la Sinfonia n° 7 di Beethoven; e il 3 settembre 1987, per quello di Pierre Buyoya, il Bolero in do maggiore di Chopin”
, recita uno dei passi più significativi de “Il Piccolo paese”, uno splendido romanzo di Gaël Faye, dove le complesse e intricate vicende storiche del Burundi vengono filtrate attraverso gli occhi di un bambino di appena dodici anni.

Sei anni dopo il colpo di stato di Buyoya il clima politico a Bujumbura è forse ancora più turbolento. Nel giugno del 1993, alle prime elezioni democratiche tenutesi nel piccolo paese della regione dei Grandi Laghi, dove dall’indipendenza ottenuta dal Belgio del 1962 il potere è sempre stato saldamente nelle mani dei Tutsi e del loro partito (UPRONA), ha trionfato Melchior Ndadaye, il primo presidente Hutu della storia repubblicana iniziata nel 1966. Dura, però, per poco.
La mattina del 21 ottobre 1993, infatti, i burundesi ascoltano le note suadenti del “Crepuscolo degli Dei” di Wagner e già immaginano cosa sta succedendo: nella notte alcune forze irregolari organizzano un colpo di stato militare e di prima mattina assassinano il neoeletto presidente, leader del Fronte per la Democrazia in Burundi, un partito a maggioranza Hutu, facendo precipitare il paese in una nuova stagione di violenze e lotte intestine.

Tre giorni più tardi, il 23 ottobre 1993, la nazionale di calcio burundese, che ha giocato la sua prima partita nel 1964, due anni dopo l’indipendenza, sfiora un’incredibile qualificazione alla Coppa d’Africa.
Le Itamba, le rondini in lingua kirundi, trascinate dalle prodezze di Stanley Nduwayo, ribattezzato pomposamente come “il Maradona burundese”, hanno chiuso il gruppo 6 di qualificazione a pari punti con la Guinea, ma nello spareggio giocato a Libreville, in Gabon, la fortuna gli volta le spalle e perdono ai calci di rigore.

Ventisei anni più tardi, nello stesso luogo, il Burundi pareggia col Gabon e conquista la prima, storica qualificazione alla Coppa d’Africa, lasciando sorprendentemente a casa le Pantere di Pierre-Emerick Aubameyang e scatenando l’entusiasmo nelle strade di Bujumbura.
“Abbiamo cominciato a crederci dopo il pareggio con il Mali”, ha spiegato un emozionato Oliver Niyungeko, alla guida della nazionale dal 2016 dopo l’addio dell’algerino Ahcene Aït-Abdelmalek, con l’obiettivo di riportare le Rondini nella top 100 del ranking FIFA (ora sono al posto numero 138), superando magari l’highest peak del 96esimo posto toccato nell’agosto del 1993.

Pure il presidente Pierre Nkurunziza, un discreto appassionato di calcio a cui una volta l’ex presidente della FIFA Sepp Blatter ha offerto un ruolo da ambasciatore, non ha perso occasione per salire sul carro dei vincitori, facendosi scattare foto assieme ai giocatori della nazionale.
Un modo come un altro per provare a capitalizzare in termini politici il trionfo delle Itamba, nelle settimane in cui saliva alla ribalta internazionale per aver fatto incarcerare tre adolescenti colpevoli di aver scarabocchiato il suo ritratto presente nei libri di scuola, accusandole di vilipendio al capo dello Stato.

Ma anche giocare a calcetto con lui, di questi tempi, può essere pericoloso: ne sanno qualcosa alcuni ragazzi di una rappresentativa di Kiremba, fatti arrestare con l’accusa di cospirazione perché colpevoli di non aver riservato un trattamento di favore al presidente, decisamente irritato per i troppi falli subiti.

Questo, del resto, è uno dei momenti più critici per il governo di Nkurunziza, ex professore universitario e leader del CNDD – una milizia ribelle Hutu poi trasformatasi in partito politico al termine della guerra civile – rieletto nel 2015 dopo una polemica modifica costituzionale con cui ha abbattuto il limite del doppio mandato, estendendo il proprio potere praticamente a vita.

Gli occhi del presidente, quindi, saranno puntati anche sulla prossima Coppa d’Africa. Il Burundi conoscerà i suoi avversari nel sorteggio di venerdì 12 aprile. Probabilmente sarà una delle meno quotate delle ventiquattro squadre presenti al gran ballo. E sicuramente quella con il portafoglio meno gonfio, tanto da spingere il presidente della Federcalcio burundese Ndikuriyo Reverien a istituire una sorta di crowdfunding per la spedizione egiziana: al momento, per affrontarla al meglio, servoro altri 290 mila euro. .
Ma, nonostante ciò, il tecnico Olivier Niyungeko ha ancora voglia di stupire.“In Egitto il livello sarà molto più alto, ma noi non vogliamo fare brutta figura: il nostro obiettivo sarà quello di superare la fase a gruppi”. Le armi per alimentare questa speranza, d’altronde, non gli mancano: “Nel percorso di qualificazione ci hanno dato una grossa mano due grandi giocatori come Saido Berahino e Fiston Abdul Razak.

L’attaccante della JS Kabylie è il miglior marcatore d’ogni epoca della nazionale burundese ed è stato con sei gol il secondo cannoniere più prolifico della fase eliminatoria, alle spalle solamente del nigeriano Odion Ighalo (7), ma la stella, l’uomo in grado di accendere la fantasia e i sogni del popolo burundese, è sicuramente Saido Berahino.

La biografia di Berahino riflette in controluce la cruenta e sanguinolenta stagione della guerra civile: quando aveva quattro anni la guerra civile gli ha portato via il padre, una delle duecentocinquantamila vittime del conflitto; mentre a dieci anni era già nel Regno Unito, dove gli hanno riconosciuto lo status di rifugiato.

La sua parabola possiede molti dei topos tipici di una narrazione hollywoodiana: ci sono dentro un’infanzia povera, un’esistenza stravolta della guerra, ma anche un’integrazione perfettamente riuscita con il nuovo mondo e un’ascesa calcistica frutto di un talento cristallino. Tanto da firmare nel 2011, appena maggiorenne, un contratto professionistico con il West Bromwich Albion, prima di essere spedito a farsi le ossa nel classico giro di prestiti, per poi brillare finalmente con i Baggies, venendo considerato per un certo periodo come uno dei talenti più promettenti del calcio inglese.

L’attaccante nato a Bujumbura, finito negli ultimi mesi sulle pagine di cronaca rosa per aver avuto tre figli da altrettante donne, ha fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili inglesi.
Ha collezionato 47 presenze con addosso la maglia dei Tre Leoni, ricevendo anche una convocazione dalla nazionale maggiore, ma senza poi effettivamente scendere in campo. Non un dettaglio: è stato proprio questo a permettergli nell’autunno del 2018 di chiedere e ottenere dalla FIFA il cambio della nazionalità sportiva, abbracciando così la causa del Burundi:

“È incredibile, ho sempre sognato di giocare un grande torneo per nazionali. E ora posso farlo per la mia patria.”

Una scelta dettata dall’affetto nei confronti della terra d’origine, come lui stesso ha confessato in un’intervista a ESPN, anche se secondo i più maliziosi alla base di tutto ci sarebbe invece soltanto razionale ragionamento opportunistico: in soldoni, secondo loro, Berahino avrebbe sposato la causa del Burundi solo quando gli è venuta a cadere la prospettiva di un futuro con la nazionale inglese.

La qualificazione alla Coppa d’Africa, però, sembra aver spazzato via ogni dibattito e anche Berahino, subito in gol all’esordio con le Rondini nella gara d’andata col Gabon, si è calato a meraviglia nella parte: “Il nostro percorso è stato complicato, ma abbiamo portato il Burundi alla prima Coppa d’Africa della sua storia. Questo resterà per sempre”.

Credits
Copertina ©Stoke City FC
Manifestazione in Burundi ©Mirko Bellis
Pierre Nkurunzica ©Corriere.it
Saido Berahino ©Stoke City FC

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