Buongiorno Egitto, giorno 19

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6 luglio

È sabato e mentre gli egiziani si preparano per l’ottavo contro il Sudafrica, all’apparenza senza storia, noi prendiamo il bus per Alessandria. La più bella città del Paese. Movimentata il giusto, clima mediterraneo e lo stadio più grazioso dei sei che ospitano la Coppa d’Africa.

Il viaggio è piacevole. Condividerlo con giornalisti del calibro di Nick Ames del The Guardian e Oluwashina Okeleji, uno dei migliori rappresentanti del giornalismo nigeriano che collabora con lo stesso Guardian e altre testate internazionali, è arricchente. Ascoltare le loro esperienze è come andare a lezione a scuola di giornalismo.

Dentro il media center dello stadio è una bolgia. La sala è piccola e stretta, così come la tribuna stampa. Fa troppo caldo e ne approfittiamo per andare a salutare i membri dello staff medico dello stadio che ci avevano soccorso ormai due settimane fa quando eravamo stati colpiti da un’intossicazione alimentare. Ci invitano per una due giorni ad Alessandria dopo la finale. Perché no?

Nigeria-Camerun ha inizio ed è chiaro sin da subito che assisteremo a una gara fuori controllo. Fuori controllo sono anche alcuni giornalisti (?) in tribuna stampa, che se ne dicono di tutti i colori. Alla fine a trionfare sono i nigeriani. Il presidente federale (e vice della CAF) Pinnick scende dal palco VIP e di fronte a tutti i presenti promette 20 mila dollari a tutti i calciatori per il passaggio del turno. C’è anche Nkwankwo Kanu che canta e danza con loro. Eto’o, visibilmente contrariato, abbozza qualche sorriso di circostanza e si dirige negli spogliatoi.

I giocatori del Camerun escono dopo circa un’ora, pochi parlano. Seedorf come sempre elegante ed educato risponde a tutti, anche noi, gli ultimi che gli permettiamo di praticare ancora un po’ l’italiano.

Durante il viaggio di ritorno, un giornalista ugandese si sintonizza su Egitto-Sudafrica tramite cellulare. Lo circondiamo e riusciamo ad ammirare il gol di Lorch. Il silenzio del Cairo International Stadium si percepisce anche a km di distanza. I giornalisti non egiziani esultano. Fa sempre piacere vedere i padroni di casa fuori, soprattutto se scomodi e talvolta arroganti.

Il bus ci lascia come al solito di fronte alla Federcalcio egiziana, la cui presidenza è appena stata abbandonata da Abo Rida. Prendiamo un Uber fino a casa. Come sempre, ci chiamano per chiederci dove siamo e dove vogliamo andare. Come sempre, rispondiamo di guardare la mappa dell’applicazione. Gli egiziani sono abituati al contatto umano, motivo per cui non conoscono nemmeno i nomi delle strade in cui abitano. Le mappe li mandano in tilt a quanto pare.

Credits
Foto ©Alija Alex Čizmić / Calcio Africano

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