Buongiorno Egitto, giorno 14

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1 luglio

La notte prima siamo andati a dormire molto tardi, chiacchierando di calcio africano e giornalismo con Ed Dove di Goal.com e provando pianificare la giornata successiva. Provando sì, perché in 14 giorni al Cairo abbiamo capito che la pianificazione nel contesto egiziano conta fino a un certo punto. Bisogna sempre adattarsi ai cambiamenti repentini.

Ci alziamo intorno alle 10:30 e dobbiamo già correre perché lo Stadio del 30 giugno non è proprio a due passi da casa nostra. Noi prendiamo la metro fino al Cairo International Stadium e poi chiamiamo un taxi. Questo per risparmiare qualche sterlina egiziana utile per acquistare cibo e bevande. Ricordiamo che 1 euro equivale a circa 19 sterline egiziane, cambio molto conveniente ma risparmiare non è mai sbagliato.

La metro è strapiena. È lunedì anche al Cairo. Credo. Ormai qui con la fase a gironi abbiamo perso la cognizione del tempo. Il taxi arriva presto e come al solito dobbiamo arrangiarci con le 10 parole di arabo che conosciamo. Tutti i tassisti egiziani su Uber dichiarano di parlare inglese; in realtà 1 su 10 lo conosce a malapena e la conversazione si riduce a “Anta ahlawy or zamalkawy?”. Tifi Al Ahly o Zamalek? E dobbiamo dire che molti tassisti supportano la minoranza zamlkawy. Sarebbe interessante fare uno studio a riguardo.

Arriviamo allo stadio 5 ore prima del primo match per la solita storia dei ticket. Li otteniamo verso le 17, un’ora prima di Namibia-Costa d’Avorio. L’atmosfera è deludente: i namibiani sono una decina; gli ivoriani forse più di un centinaio, ma non sono costanti e rumorosi come i tifosi di altri Paesi dell’Africa occidentale. Parlando con Abdoul, studente congolese di Kinshasa che vive al Cairo e lavora come volontario per la Coppa d’Africa, giungiamo alla conclusione che la maggior parte dei tifosi delle nazionali subsahariane visti in questa edizione appartengono alle comunità straniere che vivono in Egitto. Sono pochi coloro che possono permettersi di viaggiare. Giornalisti senegalesi, prima del match successivo tra Kenya e Senegal, ci hanno detto che il biglietto aereo può costare anche sui 1000 dollari.

Nonostante ciò, tra i venti e i trenta senegalesi appartenenti al gruppo “Douzième Gaynde” (dodicesimo leone, dal soprannome in lingua wolof della nazionale senegalese) sono partiti da Dakar per raggiungere le centinaia di senegalesi presenti già dalla prima gara.

Le partite seguono il copione previsto e tanto Costa d’Avorio quanto il Senegal si qualificano come seconde dei rispettivi gironi. Il migliore del Senegal è Mané, autore di una doppietta e ufficialmente entrato nella Coppa d’Africa 2019. Non c’è molto altro da aggiungere. L’indomani alle 11 si parte per Suez.

Credits
Foto ©Alija Alex Čizmić / Calcio Africano

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