Breve storia dell’Africa al Mondiale per Club

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Cosi come l’anno scorso, quando sono stati eliminati a sorpresa dai padroni di casa dell’Al-Ain, toccherà nuovamente ai tunisini dell’Espérance rappresentare il continente africano al Mondiale per Club, pronto a scattare oggi in Qatar.

In quattordici edizioni, a partire dal 2005 (edizione pilota del 2000 esclusa), le ambasciatrici africane sono sempre partite dai quarti di finale, ma solo in due circostanze hanno raggiunto l’ultimo atto del Mondiale per Club, anche se tecnicamente nel 2013 il Raja Casablanca portava lo stendardo della nazione ospitante.

Entrambe le volte, però, le africane hanno capitolato in finale, ma la missione storica l’avevano già compiuta nel momento in cui erano riuscite a spezzare il duopolio Europa-Sudamerica, mettendo finalmente l’Africa sulla mappa della FIFA Club World Cup.

Quella finale, raggiunta tra lo stupore di tutti, è stata anche l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Come ha fatto l’allenatore del Mazembe, il senegalese Lamine N’Diaye, che ha usato quell’exploit per rivendicare i progressi del calcio africano, smontando i pregiudizi di matrice razzista comparsi in maniera subliminale sulla stampa europea, accusata di aver preso troppo alla leggera i Corvi: “Abbiamo una testa, un cervello, due braccia, siamo come tutti. Abbiamo mostrato al mondo intero che l’Africa va presa sul serio“.

Stesso destino, tre anni più tardi, è toccato anche ai marocchini del Raja Casablanca, capaci di eliminare l’Atlético Mineiro di Ronaldinho in semifinale, salvo poi arrendersi allo strapotere del Bayern Monaco nella finalissima di Marrakech.

Amine El Amri, giornalista del quotidiano marocchino Le Matin, ha un vivido ricordo di quell’avventura: “È stata un’esperienza indimenticabile. Il Raja aveva una squadra fantastica: c’erano giocatori come il portiere Khalid Askri, premiato miglior giocatore della gara con il Monterrey, Hilaire Kouko, Mouhcine Iajour, Mouhcine Moutouali e Abdelilah Hafidi, questi ultimi due ancora attualmente in rosa“.

L’unico altro risultato di rilievo ottenuto delle squadre africane, approdate almeno in semifinale soltanto cinque volte, porta la firma degli egiziani dell’Al-Ahly, la formazione che più volte ha rappresentato il continente africano in questa competizione. Nel loro anno d’oro, il 2006, i Diavoli Rossi non si limitarono a conquistare campionato, coppa e supercoppa nazionale, CAF Champions League e Supercoppa africana, ma soprattutto disputarono un grande Mondiale per Club.

Dopo aver superato i neozelandesi dell’Auckland City, l’Al-Ahly si vide sbarrare la strada dall’Internacional di Pato e Luiz Adriano, poi campione del mondo. Una sconfitta bruciante, arrivata dopo una gara giocata alla pari, ma le gioie per gli egiziani erano dietro l’angolo: nella successiva finalina di consolazione, gli egiziani si misero al collo la medaglia di bronzo, superando i messicani del Club América grazie ad una doppietta della miglior versione di sempre di Mohamed Aboutrika.

Due finali e cinque semifinali, dunque, è il bilancio nella rassegna planetaria delle formazioni targate CAF, la confederazione calcistica africana. In attesa dell’Espérance di Tunisi, intenzionata in questa edizione a mettersi alle spalle la figuraccia dell’anno scorso, raggiungendo almeno la semifinale, dove ad attenderli troverebbero il Flamengo, neo campione del Sudamerica.

Non sarà facile, comunque, per i giallorossi di Tunisi superare i sauditi dell’Al-Hilal, appena incoronati campioni d’Asia: “Espérance ed Al-Hilal Riyad sono attualmente le due formazioni più forti dell’intero mondo arabo, ma i sauditi partono nettamente favoriti, potendo vantare alcune star internazionali come Giovinco e Gomis. I giallorossi, però, non devono avere paura e possono affrontare questa sfida con fiducia, anche perché hanno recuperato in extremis il capitano Khalil Chemman, rientrato in gruppo dopo aver smaltito un infortunio“, spiega a Nigrizia Lotfi Wada, giornalista tunisino e fine conoscitore del calcio nordafricano.

Meglio, invece, le squadre africane avevano fatto nella defunta Coppa dei Campioni afro-asiatica, una delle tante competizioni antesignane dell’odierno Mondiale per Club, in cui la regina d’Africa sfidava quella d’Asia.

L’albo d’oro parla chiaro. Otto delle undici edizioni disputate, in un intervallo che va dal 1986 al 1999 con una pausa tra il 1990 e il 1991, sono state vinte dalle formazione africane, anche se sarebbe meglio dire nordafricane: gli egiziani dell’Al-Ahly, gli algerini del Sétif, i marocchini del Wydad e del Raja Casablanca, e i tunisini di Espérance Tunisi e Club Africain hanno collezionato una coppa a testa, ma il bis l’ha concesso solamente lo Zamalek. La squadra più vincente nella storia di questa competizione ormai confinata all’archeologia calcistica, ma sempre presente come un romantico ricordo nel cuore degli appassionati.

Articolo apparso originariamente su Nigrizia

Credits
Copertina ©FIFA.com

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