AL-AHLY ED ESPÉRANCE, LA CASSAFORTE DELLE FINALISTE

Il 2008 è stato un anno storico per l’Al-Ahly, in tutti i sensi. A novembre i Diavoli Rossi hanno battuto nella quarta finale di CAF Champions League consecutiva i camerunensi del Coton Sport di Garoua, laureandosi campioni d’Africa per la sesta volta, ma qualche mese prima un evento aveva segnato la svolta del club fuori dal campo.

Il 6 Agosto, infatti, l’Al-Ahly ha giocato un’amichevole con la Roma, ripresa per la prima volta dalle telecamere di Al-Ahly TV, la prima, storica piattaforma televisiva interamente dedicata ad un club africano, diventata rapidamente l’emittente più seguita d’Egitto nonostante le polemiche relative al copyright sollevate inizialmente da EFA, la federazione, e Unione Radiotelevisiva Egiziana.
Il grande seguito di cui si può fregiare ancora oggi il canale, premiato nel 2010 dal prestigioso quotidiano Al Ahram come quello più visto dell’anno, non è certo casuale.
Secondo alcuni sondaggi recenti sette egiziani su dieci hanno nel cuore l’Al-Ahly, la squadra africana più seguita sui social stando ai dati diffusi qualche mese fa da Result Sports, che può contare sul supporto di cinquanta milioni di tifosi in tutto il mondo arabo. Un vero e proprio popolo:

“L’Al-Ahly è più di un club: è una nazione”,

raccontava qualche tempo fa un tassista ahlawi in un bel reportage di Egypt Today, rendendo bene l’idea sulla dimensione raggiunta in questi anni dal club nato agli inizi del ‘900 con lo scopo di radunare il sentimento patriottico e anti-coloniale.

In un certo senso, dunque, nessuno meglio dell’Al-Ahly poteva fare da apripista alla commercializzazione su larga scala del calcio africano, sposando la linea abbracciata con l’inizio del nuovo millennio dalla maggior parte dei club europei.

Più tardi, non a caso, l’Al-Ahly è diventata anche la prima squadra africana ad inaugurare una linea dedicata di store ufficiali tra Nasr City e Il Cairo, ma a gonfiare il portafoglio del club in maniera ancor più considerevole è stato l’ingresso di nuovi e più remunerativi sponsor, spuntati come funghi all’indomani dei grandi trionfi sportivi.
Da Shell a Coca-Cola, passando per Adidas, Umbro, Domino’s Pizza, Nestle, Huawei e Sela Trading, la compagnia saudita operante nel settore della distribuzione all’ingrosso di apparecchiature elettriche che ha versato trenta milioni di dollari in tre anni (l’accordo più ricco della storia del calcio egiziano) diventando lo sponsor media ufficiale del club, tante sono state le aziende e i giganti commerciali che hanno voluto legare il loro nome a quello di un club glorioso come l’Al-Ahly.

In pochi, però, hanno avuto l’onore di fare da jersey sponsor dei Diavoli Rossi. Nel 2011, lo stesso anno in cui Al-Jazeera Sport si è assicurata i diritti televisivi dell’Egyptian Premier League per oltre due milioni e mezzo di dollari (accordo poi non rinnovato), Etisalat ha spodestato Vodafone come main sponsor del club, mettendo sul piatto oltre venti milioni di dollari per tre anni e facendo registrare un record per il calcio egiziano:

“L’azienda ha realizzato un sogno: da quando siamo entrati nel mercato egiziano abbiamo sempre desiderato sponsorizzare un club così grande e blasonato”,

ha dichiarato un gongolante Gamal-El Sadat, l’allora presidente della compagnia telefonica emiratina.
Non sarebbe, però, durato a lungo, anche se nemmeno così poco: dopo cinque anni, infatti, la multinazionale londinese si è ripresa a suon di dollari quello spazio centrale sulla maglia dell’Al-Ahly occupato sin dal 2002, lanciando uno spot, dove si vedevano i giocatori cantare sulle note di “El Talta Shemal”, l’inno del club, e un hashtag a tema, #1isback.

Non solo: per diciassette anni, inoltre, sul retro delle maglie del “club africano del XX secolo” è comparso il marchio di Juhayna, azienda leader nel settore caseario egiziano, autrice nel 2013 di un suggestivo spot celebrativo dei quindici anni di partnership, introdotto dalla voce graffiante di un magazziniere del club.

Un’altra azienda casearia, la Stial, invece, è legata a doppio filo all’Espérance di Tunisi. Di proprietà di Hamdi Meddeb, ex calciatore e attuale presidente dei Sang et Or tunisini, nel 1998 dominava il mercato lattiero-caseario del Nord Africa, entrando ben presto nel mirino di una multinazionale come Danone. La storica partnership tra Espérance di Tunisi e la multinazionale francese, è nata così, quasi inevitabilmente. In cambio, come contropartita nell’affare, a Danone è andato il 50% della Stial.
Dall’affare ci guadagnavano tutti: know-how indispensabile la piccola azienda tunisina; un nuovo mercato da esplorare, con la prospettiva di consolidare una già efficiente catena di distribuzione, la multinazionale francese.

Hamdi Meddeb, presidente dell’Espérance dal 2007, quando prese il testimone dalle mani di Aziz Zouhir, ha sempre avuto un discreto fiuto per gli affari e una stella polare da inseguire per incrementare i ricavi: la diversificazione.
Così nel 2002, in collaborazione con la British Virgin Cola, si è tuffato nel mondo delle bevande e dei succhi di frutta, mentre nel 2010 è diventato azionista di Banca Zitouna e ha acquistato il 25% di Tunisiana, oggi Ooredoo Tunisia, il primo operatore telefonico privato tunisino, confermando di sapersi perfettamente destreggiare in un mondo in cui politica, sport e affari vanno a braccetto, senza possibilità, o quasi, di distinguerne i confini.
Per l’operazione, costata complessivamente 840 milioni di dinari, circa 400 milioni di euro, infatti, è stata decisiva l’amicizia con Mohamed Sakr El-Materi, genero dell’ex dittatore Ben Ali.

Con Meddeb in plancia di comando, quindi, non stupisce che la nuova politica di marketing del club, sviluppata nell’ambito del progetto Perspectives 2019, sia orientata alla diversificazione delle fonti di finanziamento.
Per farlo, la Mkachkha, può fare affidamento sui suoi sponsor storici, tra i quali da quest’anno non c’è più Nike – sostituita da Umbro – e ai quali dal 2016 si sono affiancati i giapponesi di Honda. Inoltre, ha anche lanciato una serie di iniziative volte a fidelizzare i tifosi, facendoli sentire parte di una comunità.
Oltre ad aver inaugurato, nel giugno del 2012, una catena di “Taraji Store” ufficiali, ad esempio, due anni più tardi è stata presentata la nuova offerta “Taraji Mobile” in collaborazione con Tunisie Telecom: nella proposta, piuttosto carina e originale, oltre a delle tariffe vantaggiose è prevista anche la fornitura di schede Sim tinteggiate con i colori giallo-rossi del club.

Credits
Copertina ©thinkmarketingmagazine.com

Foto 1 ©automobile.tn