5 MOTIVI PER SEGUIRE LA FINALE DI CAF CHAMPIONS LEAGUE

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1. Il nuovo Al-Ahly alla francese – La svolta, per certi versi piuttosto clamorosa, è arrivata alle idi di maggio. All’improvviso, due mesi dopo aver condotto l’Al-Ahly alla conquista del quarantesimo titolo nazionale della sua storia, l’allenatore Hossam El-Badry ha rassegnato le proprie dimissioni, immediatamente accettate dalla dirigenza ahlawy: la scelta drastica del tecnico cinquantottenne, campione d’Africa con i Diavoli Rossi nel 2012, è maturata dopo la rovinosa sconfitta per 2-0 con gli ugandesi del KCCA, nel secondo turno della fase a gruppi della CAF Champions League.

Al suo posto è arrivato il francese Patrice Carteron, un autentico guru del calcio africano: oltre ad aver allenato la nazionale maliana, l’ex calciatore di Lione e Saint-Étienne si è seduto sulla prestigiosa panchina del Mazembe, vincendo due titoli nazionali, ma soprattutto la CAF Champions League nel 2015.
Occhi di ghiaccio e viso affilato, Carteron non ha stravolto la squadra, mantenendo alcuni principi del predecessore e avviando i Diavoli Rossi verso la dodicesima finale continentale della loro storia: dopo aver superato le difficoltà iniziali del girone eliminatorio, con il suo 4-2-3-1 l’Al-Ahly è lievitato alla distanza, lasciandosi dietro prima i guineani dell’Horoya nei quarti e poi in semifinale gli algerini del Sétif nel remake-vendetta della Supercoppa Africana 2015.

2. Le magie di Soliman – Ancor più dei gol di Walid Azarou, dell’imperiosa presenza difensiva di Salif Coulibaly, e il talento naif di Salah Mohsen, l’Al-Ahly non può fare a meno della visione periferica e delle idee illuminanti di Walid Soliman. Regista avanzato dai piedi fatati, lo chiamano “il piccolo mago” perché la sensazione è che possa sempre tirar fuori il coniglio dal cilindro, e soprattutto sa come si segna in una finale di CAF Champions League: lo ha già fatto nel 2012, proprio contro l’Espérance, segnando il gol della sicurezza per l’Al-Ahly. Arrivato per 1,2 milioni di dollari dall’ENPPI nel 2011, Soliman ha già vinto due CAF Champions League con i Diavoli Rossi ma, dopo averli portati nuovamente in finale con due gol tra andata e ritorno al Sétif in semifinale, non ha intenzione di fermarsi sul più bello: “Sono un sostenitore dell’Al-Ahly prima di essere un giocatore di squadra. Faremo del nostro meglio per vincere il trofeo come regalo per i nostri amati fan”. Del resto era quello che ha sempre sognato di fare, anche quando era all’ENPPI:

“Una volta, prima di una partita di campionato contro l’Al-Ahly, i sostenitori ahlawi hanno cantato il mio nome. Ero quasi in lacrime, ma ho fatto del mio meglio con l’ENPPI e alla fine della stagione 2010-11 il mio sogno finalmente si è avverato”.

3. Vecchi fantasmi ahlawi – Questa sarà la quinta finale dell’Al-Ahly contro una squadra tunisina. La bilancia pende nettamente dalla parte dei Diavoli Rossi: tre successi (con Étoile du Sahel, Sfaxien ed Espérance Tunisi) a fronte di una sconfitta, con l’Étoile du Sahel nel 2007.
La sfida con l’Espérance, grande classica del calcio africano dell’ultima decade, però, non sempre ha regalato gioie all’Al-Ahly: nel 2010, infatti, i Sang et Or fermarono i Diavoli Rossi del Cairo in semifinale, sbarrandogli le porte della finale anche grazie ad una clamorosa svista dell’arbitro ghanese Joseph Lamptey, colpevole di aver convalidato un goal palesemente realizzato con la mano da Michel Eneramo, inserito da Eurosport al secondo posto della speciale classifica dei gol di mano, alle spalle della ben più celebre Mano de Dios di Maradona ai Mondiali messicani nel 1986.

“È stato un riflesso”,

si giustificherà l’attaccante nigeriano davanti ai microfoni di TV7.
Più fortunati gli incroci con lo Sfaxien, battuto in finale nel 2006 grazie ad un memorabile gol di Mohamed Aboutrika, ma soprattutto superato nella finale di Supercoppa africana del 2014. Un trionfo storico per l’Al-Ahly, non tanto per la caratura del trofeo, quanto per lo status internazionale: quel giorno, infatti, il gigante egiziano, già squadra più titolata e seguita d’Africa, divenne la squadra più titolata del globo, salvo poi essere spodestata nel 2016 dal Real Madrid pigliatutto di Zinedine Zidane.

4. L’interregno di Chabani – Ad inizio ottobre, subito dopo la sconfitta con l’attuale capolista Sfaxien, la dirigenza dell’Espérance ha perso la pazienza, esonerando il tecnico Khaled Ben Yahia. Il cinquantottenne allenatore si era seduto sulla panchina dei Sang et Or lo scorso febbraio, trascinandoli alla conquista del ventottesimo titolo (il secondo consecutivo), ma lo stentato avvio di campionato gli è costato caro, nonostante il club fosse in lotta con gli angolani del Primeiro de Agosto per un posto nella finale di CAF Champions League.
Il timone dell’Espérance, in attesa di trovare un sostituto all’altezza di Ben Yahia, è stato affidato pro tempore al suo ex assistente Moïn Chabani, al settimo cielo dopo l’entusiasmante rimonta sul Primeiro de Agosto che gli ha regalato la finale: “Abbiamo dimostrato di cosa siamo capaci contro un avversario difficile. Spero che i calciatori abbiano imparato la lezione da questa partita”.

5. La prima volta dei Sang et Or – Solamente due volte l’Espérance di Tunisi ha affrontato in finale di CAF Champions League una formazione egiziana, con il bilancio in perfetto equilibrio: una sconfitta, quella del 2012 con l’Al-Ahly, preceduta diciotto anni prima dal trionfo sullo Zamalek, uno dei primi dell’epopea dorata targata Chiboub. Quello del 1994 fu anche il primo successo dei Taraji in Coppa dei Campioni. In Egitto la gara terminò sullo 0-0 ma, a Tunisi, dopo aver recitato prima del fischio d’inizio l’Al-Fatiha – la prima sura del Corano – i giallorossi spazzarono via i White Knights, superandoli con un secco 3-1 grazie alla doppietta di Ben-Rekheisa e ad un rigore di Ben-Nagi:

“Questo titolo mi ricorda la consacrazione araba (la Coppa dei Campioni araba vinta in finale con i bahreniti dell’Al-Muharraq, ndr) raggiunta lo scorso anno. Lo meritavamo, tanto perché non abbiamo subito nemmeno una sconfitta in tutto il percorso”,

dichiarerà, gonfiando il petto, il totemico portiere Chokri El Ouaer.

Credits
Copertina ©goal.com
Foto 1 ©as.com
Foto 2 ©fifa.com

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