I fantasmi di Aliou Cissé

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Durante il Mondiale del 2002 il Senegal del compianto Bruno Metsu sorprende ed incanta il mondo con prestazioni e risultati altisonanti, arrestando la propria corsa solamente ai quarti di finale contro la Turchia.
L’eco di tale risultato è amplificato dalla soddisfazione di aver battuto la Francia nella gara di esordio, in un match che metteva di fronte la ex colonia e quel colono che solamente nel 1960 ne aveva riconosciuto l’indipendenza.

La sorpresa generata nella suddetta estate non tiene conto di quanto fatto qualche mese prima dai Leoni della Teranga in Coppa d’Africa, quando solamente una sciagurata serie di calci di rigori li aveva separati dal successo finale.
Siamo tutti concordi sul fatto che quel Senegal sia ad oggi il più forte di sempre, salvo essere smentiti dall’attuale generazione che per talento e risultati sembra poter rinverdire e superare i fasti precedenti.

Il Senegal del 2002 è una squadra in grado di abbinare un elevato tasso tecnico ad una solida e tatticamente valida fase difensiva, uno dei punti di forza della squadra.
Proprio l’implementazione della fase di non possesso è uno dei meriti del tecnico francese Metsu, abile a mettere in campo una squadra sempre ordinata in grado di utilizzare la possente struttura fisica per stringere al massimo le maglie difensive e presentarsi come squadra “scorbutica”; risulta molto difficile affrontare il Senegal proprio per la sua capacità di abbassare ed alzare la posizione in campo a secondo del possesso di palla, sapendo ripartire con ficcanti azioni di palleggio, al quale il centrocampo partecipa attivamente. Il talento individuale poi fa il resto.

Davanti al solido portiere Tony Silva il tecnico di Coudekerque schiera una difesa a quattro con il capitano Aliou Cissé (attuale commissario tecnico) ed il possente Lamine Diatta come centrali perfettamente oliati nel comandare i relativi movimenti e ottimamente strutturati in fase di marcatura individuale.
Sulle corsie Omar Daf e Ferdinand Coly si dimostrano intelligenti nel sovrapporsi con tempismo ed a presidiare la zona di riferimento, prediligendo un condotta prudente a copertura dei compagni.

In difesa viene schierato un trio di mediano in grado di fare da diga dall’alto di una struttura fisica massiccia e di una sagacia tattica di alto livello.
Amadou Makhtar N’Diayé interpreta il ruolo con finalità prettamente difensive, facendosi apprezzare per la buona qualità di palleggio e lo sviluppato senso della posizione.
Apparentemente simile appare Salif Diao, dotato di straordinaria capacità di lettura tattica, qualità che lo rende appetibile anche per il calcio europeo, come dimostrerà il successivo passaggio al Liverpool.
Il terzo elemento è Pape Bouba Diop giocatore dotato di un fisico esagerato (195 centimetri di altezza) e di grande abilità negli inserimenti, la quale, insieme ad un ottimo tempismo negli inserimenti, gli permettono di farsi valere anche in fase offensiva. La sua naturale leadership unita ad un profilo tecnico molto completo lo rendono uno degli elementi miglior della squadra.

Prezioso Jolly si rivela Amdy Faye, giocatore che per caratteristiche fisiche e tattiche può essere impiegato tanto in difesa quanto a centrocampo.
A garantire fantasia ci pensa Khalilou Fadiga, passato alla cronache per i suoi successivi problemi cardiaci, ma a tutti gli effetti elemento dalla tecnica elevata e dal sinistro preciso, con la quale assicura visione di gioco e succulenti assist per i compagni.
Metsu predilige affidarsi ad una coppia di attaccanti rapidi ed in continuo movimento, per non lasciare punti di riferimento agi avversari e poter sfruttare al meglio le doti di El Hadji Diouf, giovane quanto anarchico talento da molti visto come un enfant prodige del calcio africano.

Sfrontato ed abile nel dribbling, non ha ancora trovato la giusta collocazione in campo e la necessaria concretezza, ma le sue intuizioni e le sue azioni personali sono molte volte irresistibili ed utili per aprire le difese avversarie.
A beneficiare di tali movimenti è principalmente Henry Camara, attaccante rapido e tecnico in grado di agire sia da punta centrale, sia di decentrarsi fedele al presupposto di aprire spazi e sfruttare il proprio spunto.

Variabile tattica a quanto indicato è l’inserimento di Moussa N’Niaye quale ala destra al posto di uno dei mediani, con lo spostamento di Fadiga sulla corsia di sinistra per formare un più sbilanciato 4-2-4; talvolta, però, Metsu per non perdere un uomo a centrocampo passa 3-3-4, avanzando uno dei difensori sulla linea mediana (solitamente Aliou Cissè).
L’inizio del torneo non è particolarmente spettacolare, con Egitto e Zambia che vengono battuti con un doppio 1-0 ottenuti nel finale di gara: nella prima partita è un incredibile palombella di Diatta a regalare la vittoria, mentre contro i Chipolopolo è un guizzo di testa di Camara a decidere le sorti del match.

Nella terza partita contro la Tunisia Bruno Metsu mischia le carte, dando spazio alle secondo linee essendo ormai matematico il passaggio del turno. Lo 0-0 finale conferisce poche indicazioni, se non la conferma della solidità della retroguardia senegalese, alla terza gara consecutiva senza reti subite.

Il cambio di passo avviene nei quarti di finale, dove la Repubblica Democratica del Congo viene battuta con un perentorio 2-0, grazie alle reti di Salif Diao e di un inspirato El Hadj Diouf; il successo è di considerevole dal momento che i Leopardi avevano battuto nel girone la Costa d’Avorio, dimostrandosi compagine di livello.

La semifinale mette di fronte i Leoni della Teranga alla Nigeria, trascinata dai gol di Julius Aghahowa e sostenuta da una difesa anch’essa imbattuta nelle precedenti quattro partite, compreso il quarto di finale contro Ghana, deciso da un gol di Garba Lawal.
Dopo un primo tempo a reti inviolate al 54° Boupa Diop viola la porta nigeriana incordando un calcio d’angolo battuto da Fadiga, portando in vantaggio i suoi. La squadra di Metsu difende al meglio il vantaggio nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione di Pape Sarr, quando ad un minuto dalla fine proprio Aghahowa approfitta di una rara esitazione difensiva senegalese per siglare il pareggio.

La partita si decide ai supplementari, quando Salif Diao spinge in rete con facilità un assist fornitogli dal solito Diouf, apparso ancora una volta a tratti incontenibile.
Allo stadio 26 Mars di Bamako c’è il Camerun di WinfriedWinnie Schäfer a contendere i titolo al Senegal , partendo con i favori del pronostico data la presenza di Patrick M’Boma, e Salomon Olembé, capocannonieri della competizione, del compianto Marc Vivien Foé e del fenomenale Samuel Etò’o.

La gara non si schioda dallo 0-0 e come anticipato sono necessari i calci di rigore per determinare il vincitore. I senegalesi avevano messo in contro questa eventualità, esercitandosi dagli undici metri nell’allenamento della vigilia, ma si erano dimenticati di delineare una lista precisa de tiratori in caso di rigori: “Abbiamo commesso un grave errore: ci siamo dimenticati di indicare preventivamente la lista dei 5 tiratori. E così nessuno era davvero pronto in quel momento“, ha ricordato a Jeune Afrique l’ex difensore di Perugia e Parma Ferdinand Coly.

Un dettaglio probabilmente fatale ai Leoni della Teranga in una serie assai emozionante: Silva è abile a parare il primo tiro di Pierre Wome, ma successivamente, dopo le realizzazioni di Coly e Fadiga, arrivano gli errori di Faye e Diouf che riportano in vantaggio il Camerun, perfetto nei suoi tentativi. L’ultimo turno di battuta è da cardiopalma, con Silva che si supera nuovamente su Rigobert Song, mentre il capitano Cissé calcio centralmente consentendo a Alioum Boukar di respingere e di regalare ai suoi il successo.
17 anni più tardi, da commissario tecnico, si può prendere la rivincita.

Credits
Copertina ©Radio Vibe Sénégal
Foto 1 e 2 ©These Football Times

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